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CULTURA DELLA GRECIA: OMERO E L'EPICA
Per cercare di tirare le somme dello sviluppo sul problema della cultura in età dorica cominciamo col dire che la lingua della letteratura greca si presenta, in conclusione, come una lingua "artificiale", che si distingue nettamente da quella della lingua parlata.
Ed i poemi omerici, per giunta, sono scritti in una lingua che non trova corrispondenza con alcuno dei dialetti effettivamente parlati in Grecia.
Che lingua parlava Omero?
In effetti la lingua di Omero ha una base ionica, ma vi inseriscono diversi tratti eolici (25).
Sembra che la lingua di fatto utilizzata da Omero fosse una lingua propria del genere letterario indipendentemente dalle origini etniche del singolo autore.
Per comprendere come ciò sia potuto accadere dobbiamo ricostruire una possibile storia delle origini della letteratura greca.
Sia per noi che per gli antichi, la letteratura greca ha inizio con Omero, con l'"Iliade" e l'"Odissea".
Però le origini dei due poemi, di fatto, si perdono nella notte dei tempi. C'è chi afferma che provenivano addirittura dalla preistoria evolvendosi poi la tradizione orale e mnemonica.
Non vi può essere, quindi, testimonianza di questa fase.
D'altra parte la loro creazione non potette essere il frutto di un processo istantaneo ma dovette subire molteplici fasi intermedie. Perse così, con il passare del tempo, le caratteristiche originali ed alla fine sopravvisse solo una sintesi di quanto era accaduto nelle varie fasi pre-scrittura.
Né possiamo procedere per analogia perché non è neppure possibile rintracciare le origini della poesia greca.
Possiamo però immaginare che fossero esistiti dei cantori di professione (si pensi a Femio "bocca divina") che, tuttavia esprimevano una poesia già divenuta necessità sociale. Era stata infatti superata la fase dell'intimo sfogo del singolo.
L'"Iliade" è il "poema di Ilio", ambientato in un'epoca che la stessa opera definisce lontana e separata dal presente. Causa della guerra è il rapimento della bella Elena, moglie di Menelao re di Sparta, ad opera del principe troiano Paride, figlio del re Priamo.
Per vendicare l'offesa e riconquistare la donna fu allestita da parte degli Achei una spedizione, condotta da Agamennone re di Micene e fratello di Menelao, intorno ai quali si era realizzata una grande coalizione. Ad essa presero parte i maggiori eroi del tempo. E tra questi il più forte degli uomini, Achille, figlio del mortale Peleo e della dea Teti.
Dopo un assedio durato dieci anni in cui erano morti il più valente guerriero troiano, Ettore, e lo stesso Achille, la città fu conquistata e rasa al suolo. I suoi abitanti sopravvissuti venduti come schiavi.
Di tutto ciò l'Iliade narra un episodio breve e circoscritto (circa cinquanta giorni del decimo anno di assedio). Nell'opera sono presentati, in diversi modi sia il "background" storico sia i presagi della conclusione della vicenda (26).
Proprio nel proemio dell'opera viene esposto il "leitmotiv": l'ira di Achille nei confronti del prevaricatore Agamennone, reo di avergli sottratto la prigioniera Criseide. Achille decide di astenersi dai combattimento e chiede alla madre Teti di pregare Zeus perché dia la vittoria ai troiani finché Agamennone e gli achei non si siano pentiti dell'oltraggio. Così accade, e benché molte volte venga chiesto ad Achille di recedere dal suo proposito, egli rimane irremovibile, conducendo i greci sull'orlo della rovina (27).
Solo l'uccisione di Patroclo, intimo amico di Achille e per lui scambiato, risolverà la questione.
Il dolore, il rimorso e il desiderio di vendetta spingono Achille a tornare sul campo di battaglia, nonostante sappia che così facendo egli troverà la morte. Il destino di Ettore è così segnato: Achille lo uccide in duello e fa scempio del suo corpo, accettando di restituirlo al padre solamente quando il vecchio re Priamo si presenta alla sua tenda supplicandolo.
Con il compianto dei familiari e gli onori funebri resi alle spoglie di Ettore si conclude infine il poema (28).
L'"Odissea", per converso, è il "poema di Odisseo", la storia di un uomo, raccontata in un vasto ed intricato insieme di eventi che determinano la struttura di un eroe diverso da quello che si incontra nell'Iliade e che lo distinguono da tutti gli altri eroi.
Odisseo (al secolo Ulisse) era stato uno dei capi achei nella guerra di Troia: valente guerriero ma, soprattutto astuto stratega. A lui si deve l'inganno del cavallo di legno che provocò la caduta della città dei Teucri. Motivo dominante dell'opera è, quindi, il suo periglioso ritorno ad Itaca dove lo attende la fedele Penelope insidiata ed assediata dai Proci.
Il Ritorno dell'eroe sarebbe durato ben dieci anni: a differenza dell'Iliade, in cui il tema fondamentale era uno scontro fra due popoli ed un'opera corale, l'Odissea è interamente incentrata su un singolo uomo, protagonista assoluto.
Nell'opera è facile individuare alcuni filoni principali: la ricerca di Telemaco, la peregrinazione di Odisseo incalzato da Nettuno (29); il ritorno in patria e la vendetta sui Proci.
La ventennale assenza (dieci anni di guerra e dieci anni per il rientro) hanno convinto tutti che fosse morto: il suo reinserimento nell'ambiente familiare è traumatico; il "polutropos" signore di Itaca dovrà provare la sua identità, strappando la moglie e la dimora alle brame degli usurpatori.
La trama è ben nota: nel IV canto dell'odissea Ulisse, "l'omo di multiforme ingegno" che "molto errò poich'ebbe d'ilion a terra gittate le sacre torri" è, da sette anni, prigioniero relegato nell'isola di Ogigia, dove la ninfa Calipso vorrebbe trattenerlo con sé con la promessa dell'immortalità; gli dèi, tuttavia, hanno deciso - in assenza di Nettuno - però che egli debba ritornare in patria.
Odisseo allestisce una rudimentale imbarcazione e si dirige alla volta di Itaca, ma l'improvviso ritorno del dio del mare scatena una violenta tempesta. Distrutta la zattera, Odisseo raggiunge l'isola di Scheria, terra dei Feaci dove incontra Nausicaa che lo introduce alla presenza del Padre: il re Alcinoo, si presenta inizialmente come un uomo disperato bisognoso di aiuto, celando il suo passato. Alcinoo gli offre assistenza e fa indire una festa in onore dell'ospite ancora sconosciuto; durante questa cerimonia un cantore narra le gesta della guerra di Troia, e Odisseo, travolto dalla commozione, si tradisce, rivela la propria identità e narra gli eventi straordinari che gli accaddero dopo la partenza da Troia.
Dopo questo ampio "flashback", l'eroe parte con la nave fatta allestire per lui e giunge ad Itaca: talmente tanto tempo è passato che egli stenta a riconoscere la propria terra. La dea Atena gli conferma di essere tornato in patria e gli consiglia di proteggersi fingendosi un povero mendicante.
Odisseo incontra il figlio Telemaco, cui svela la propria identità; insieme a lui si reca, sempre sotto mentite spoglie, alla reggia, dove viene schernito e vilipeso dai vari pretendenti (i Proci). Penelope, che non ha riconosciuto il marito, ma, sorpresa dai pretendenti a disfare la tela che era il suo alibi, messa alla strette, impone una gara particolare: si sarebbe concessa a colui che fosse riuscito a tendere l'enorme arco che era stato di Odisseo. Nessuno riesce nell'impresa e Odisseo ottiene, tra il dileggio, di poter provare lui stesso: avendo avuto facile successo nella prova, si rivolge contro gli usurpatori e ne fa strage.
Dopo di che rivela a Penelope la sua identità provandola con la spiegazione del segreto della costruzione del talamo nuziale, fabbricato dallo stesso Odisseo. Di lì a breve il poema termina.

Note:
25. A tale linguaggio si conformeranno le successive produzioni letterarie in esametri, da Esiodo fino ai poeti del V secolo d.C..
26. Si pensi, ad esempio, all'episodio di Ettore ed Andromaca, all'incontro di Priamo con Achille ecc..
27. Si pensi alla battaglia per le navi che vengono in parte incendiate dai Troiani.
28. È interessante notare che nell'lliade non si fa menzione della presa di Troia mediante lo stratagemma del Cavallo. Vi sono invece due accenni nell'Odissea, e la vicenda è narrata compiutamente nell'Eneide di Virgilio.
29. Durante il quale l'eroe conosce genti ignote e strane usanze ed affronta numerosi pericoli uscendone salvo grazie alla sua abilità ma anche all'aiuto divino.