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CULTURA DELLA GRECIA ACHEA:
AMBIENTE ETNICO (LA Koinh DI FRONTE AI Barbaroi)
Quelli che noi oggi chiamiamo "greci" si chiamavano in realtà Elleni ("Hllenes") e la Grecia era l'Ellade ("Hllas").
Non è chiara quale sia l'origine del termine "Grecia": esso resta avvolto nell'oscurità. La parola divenne di uso corrente solo a partire dal IV secolo a.C., con la lingua latina (10). Eppure un personaggio definito "Graikos" compare In un frammento dell'opera i "Cataloghi delle donne" di Esiodo (11).
Il problema del nome - e della lingua - non è un problema di poco momento. Infatti con il termine Hllenes i Greci identificavano se stessi. In corrispettivo, definivano tutti gli altri "Barbari (barbaroi).
Tutto ciò sulla base di due presupposti: il principio di nazionalità e quello della lingua (la lingua comune era la koinh dialektos, in sostanza una sorta di cemento tra nazione e persone delle varie regioni). A questi si aggiungeva la comune cultura.
Dati questi aspetti, ateniesi, spartani, beoti, abitanti delle isole dell'Egeo e della costa anatolica, coloni della Magna Grecia (Siracusa, Segesta, Selinunte e Massalia, cioè Marsiglia), delle coste del Mediterraneo, del Nordafrica (tirrene e Sinope) e del Mar Nero erano tutti ellenoi.
Tutti coloro che non appartenevano al bacino linguistico-culturale della Koinè erano definiti barbari (12).
Si badi bene che questo appellativo non aveva affatto un senso dispregiativo (13). La parola barbaro sottolineava il fatto che parlavano delle lingue incomprensibili ai greci: uno strano borbottio (oggi diremmo un bla-bla che ripropone la base "bar-bar" della parola "barbaro" che si è giunto attraverso il latino "balbulus", balbuziente).
Conseguenza logica del significato limitativo di Ellenes era che l'Hllas non poteva essere delimitata da un preciso confine, anche se il centro della civiltà greca fu la Grecia continentale, vale a dire l'estrema parte meridionale della penisola balcanica.
Nella sua parte centrale si trovava infatti la maggior parte delle regioni storiche (tra le quali la Tessaglia, la Beozia e l'Attica mentre, nel Peloponneso c'era l'Acaia, l'Argolide e l'Arcadia); lungo la costa Ionica erano greche molte isole importanti e, in Asia Minore, diverse città (Efeso, Mileto ed una fitta rete di isole) (14); nell'Adriatico c'erano le isole come Corcira ed Itaca, gli arcipelaghi delle Cicladi e delle Sporadi ecc.; in mezzo al Mediterraneo orientale erano ancora greche le isole di Creta e Cipro.
Orbene come era considerata Troia? Era una città popolata da Barbari o da Elleni?
È inutile dire che su Troia e sui troiani sappiamo solo quello che ci racconta l'epica omerica alla luce della quale i troiani avrebbero dovuto essere considerati Elleni. In Omero i "Teucri" parlano la stessa lingua, hanno gli stessi dei, gli stessi costumi (ad esempio i costumi funerari). In una parola hanno un identico ambito culturale.
Ad una analoga considerazione conduce l'epica virgiliana.
Virgilio compose l'Eneide diversi secoli dopo Omero; anche Virgilio fa provenire i Troiani da Creta, che era fatta di Elleni: faceva parte della Koinè.
Non credo che Virgilio esprimesse solo un'opinione personale.
Me c'è di più: anche Atene rivendicava un proprio legame come ci attestano Apollodoro (15), Dionigi di Alicarnasso (16), e Conone (17).
Questi autori, pur contestando il fatto che i Teucri provenissero da Creta, sostenevano che un certo Teucro era nato nel demo di Troe (oggi diremmo un quartiere di Atene) e sarebbe emigrato nella Frigia dove avrebbe accolto Dardano (e non viceversa). Come prova sostenevano che gli Erittonî compaiono nella genealogia sia della casa reale ateniese che in quella troiana.
Indipendentemente dall'andamento di quella vicenda, resta il fatto che tutte le leggende conducono ad un'origine ellenica dei Troiani.
C'è poi da aggiungere che, seppure in epoca posteriore (cioè a partire dal V secolo), vennero considerate elleniche anche le città della costa occidentale della penisola anatolica (18) (vale a dire le città dell'Eolia, della lonia e della Doride). È vero che questa collocazione etnico-geografica non esisteva all'epoca della Guerra di Troia, ma è pur vero che anche questa non poteva essere stata inventata ex novo di sana pianta.
A mio avviso non si può revocare in dubbio la ellenicità di Troia che può essere considerata in origine una colonia "ante litteram" che, fino al momento della rottura, manteneva contatti con la madrepatria, probabilmente con Sparta.

Note:
10. Sembra che i "graeci" fossero una piccola popolazione dell'Epiro con cui i romani vennero in contatto e il cui nome estesero in seguito a tutte le altre popolazioni dello stesso bacino linguistico.
11. Esiodo, poeta greco, di famiglia che proveniva da Cuma (Asia Minore), nato ad Ascra in Beozia intorno all'VIII secolo a.C. Uomo dalla personalità riflessiva e segnato da tristi vicende familiari, infuse i suoi poemi di un nostalgico anelito di giustizia. Sue opere accertate sono: "Le opere e i giorni", la "Teogonia", lo "Scudo di Eracle", le "EEE" (o "Eoie"), i "Cataloghi delle donne", la "Ornitomantia", la "Melampodia", gli "Ammaestramenti di Chitone" ed un poema epico "Egimio". Sostanzialmente la critica oggi riconosce come sicuramente esiodee "Le Opere", la "Teogonia" e "Le opere e i giorni".
12. Naturalmente quelle popolazioni erano considerate straniere anche in base alle differenze culturali e agli stili di vita perché i Greci della "Koinè" - che non peccavano di modestia - credevano la loro cultura esprimesse un primato unico e superiore, basato sulla "libertà" che li rendeva non semplici sudditi, ma membri di una "comunità".
13. Tant'è che "barbari" erano per i greci anche gli egizi, per i quali essi ebbero sempre grande considerazione.
14. Come Taso, Samotracia, Sciro e Lesbo.
15. Apollodoro, III, 2. 1.ma si veda anche Servio, "Commento a Virgilio", Eneide, 167.
16. Dionigi di Alicarnasso, "Antichità Romane", I, 61 e II, 70-71. ma anche "Commento di Eustazio ad Omero", Iliade.
17. Conone, "Storie", 21.
18. Tra cui Smirne, Efeso, Mileto ed Alicarnasso.