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LA SCOPERTA E LO SCOPRITORE
Troia, che oggi i turisti possono visitare, venne ritrovata - dopo più di duemila anni di oblio - nel 1871 da Heinrich Schliemann (4) un ex commerciante tedesco arricchito ed archeologo dilettante. Il nostro Schliemann aveva deciso di trovare i luoghi omerici sulla sola base degli antichi poemi epici dell'epos omerico.
Organizzò quindi una spedizione sulla sponda asiatica dello Stretto dei Dardanelli. Nel 1872, secondo anno della sua ricerca, Schliemann concentrò la propria attenzione sulla collina di Hissarlik (5) che sembrava riprodurre alla perfezione le descrizioni di Omero.
La collina, che si trovava tra i meandri di due fiumi (nei quali non esitò a riconoscere gli antichi Scamamdro ed il Simoenta dell'Iliade, entrambi confluenti nell'antistante mar Egeo), era fronteggiata da un'isola nella quale identificò l'antica Tenedo (6). Naturalmente derivò i nomi da Omero.
L'andamento degli scavi non dovevano deludere Schliemann.
Nell'estate del 1872 (esattamente il 4 agosto) avvenne la grande scoperta: emersero le rovine di una città.
Schliemann decise di proseguire nelle ricerche con lo sventramento letterale della collina che tagliò a metà con uno scavo diritto partendo dal piano di base.
Il 15 giugno 1873 finalmente dagli scavi emersero i resti di numerosi strati con resti di insediamenti umani.
Schliemann non ebbe il minimo dubbio che quella fosse la Troia cantata da Omero.
E si confermò nella propria ipotesi soprattutto quando nel secondo strato, partendo dal fondo, trovò le evidenze di un palazzo bruciato e, in questo, molti monili e suppellettili d'oro che, immediatamente, battezzò "Tesoro di Priamo" e che provvide a mettere in salvo ad Atene per poi trasferirlo in Germania.
È giusto ricordare che le ricerche di Schliemann non furono limitate a Hissarlik-Troia. Egli aveva indagato sugli Achei a tutto campo per cercare anche le città greche dalle quali essi provenivano.
Nei pressi dell'odierna Nauplio effettivamente trovò i resti della mura (che Omero aveva definito "colossali") di Tirinto (la patria di Ercole) e, a qualche chilometro di distanza, le rovine di Micene (la città di Agamennone). A Micene nella tomba (che definì "degli Atridi") trovò una maschera funeraria d'oro (che subito definì "Maschera mortuaria di Agamennone") insieme ad un altro fastoso tesoro.
In effetti Schliemann, come archeologo, era un dilettante tanto entusiasta quanto fortunato.
Successive ricerche (suoi successori a Troia furono Wilhelm Dörpfeld e Carl Blegnen), condotte con maggiore rigore scientifico dimostrarono che quei ritrovamenti, che baldanzosamente aveva identificato in reperti di Priamo e di Agamennone, erano di età molto anteriore rispetto a quella ipotizzata della spedizione a Troia. D'altro lato venne dimostrato (7) che anche quella che Schliemann aveva individuato come la Troia omerica di fatto risaliva a molto tempo prima.
In effetti dimostrarono anche che la città si componeva di nove livelli sovrapposti (8).
Tuttavia dell'opera di Schliemann è rimasta un tesoro (9), i resti di una città che fu distrutta e ricostruita più volte e che una di queste distruzioni avesse avuto luogo intorno ad XII secolo a.C..
Schliemann aveva avuto indubbiamente un merito: quello di diffondere la fiducia nella veridicità storica dei poemi omerici. E questa sua fiducia rese possibile delineare i connotati di una civiltà, che dal quel momento si chiamò "micenea", alla quale doveva essere collegato il mito di Troia.

Note:
4. Heinrich Schliemann era un commerciante tedesco di umili origini. Nel tempo, aveva accumulato un considerevole patrimonio. Nel 1870 si era ritirato dagli affari per dedicarsi all'archeologia. Lo scopo era quello di verificare la veridicità dei racconti omerici attraverso l'identificazione dei i luoghi nell'"Iliade" e nell'"Odissea".
5. La collina è situata presso la costa nord-occidentale dell'Anatolia.
6. Dietro a quelle isole Virgilio fece nascondere la flotta Achea che simulava l'abbandono dell'assedio.
7. Le successive campagne di scavo furono condotte da Wilhelm Dörpfeld (1893-1894) e Carl Blegnen (1932-1938).
8. I strato (3000 a.C.): villaggio neolitico, con ritrovamenti di utensili in pietra e di abitazioni dalla struttura elementare;
II strato (2500 - 2000 a.C.): piccola città con mura caratterizzate da porte enormi, presenza del "megaron" (palazzo reale) e case in mattoni crudi che recano segni di distruzione da incendio, che Schliemann suppose potessero riferirsi ai resti della reggia di Priamo rasa al suolo dagli Achei;
III - IV - V strato (2000 - 1500 a.C.): tre villaggi distrutti ognuno dopo poco tempo dalla fondazione;
VI strato (1500 - 1250 a.C.): grande città a pianta ellittica disposta su terrazze ascendenti, fortificata da alte e spesse mura, costituite da enormi blocchi di pietra squadrati e levigati, con torri e porte. La distruzione della città dovrebbe essere avvenuta intorno alla metà del XIII secolo a.C. forse a causa di un terremoto.
VII strato (1250 - 1200 a.C.): la città precedente fu immediatamente ricostruita, ma ebbe vita breve. I segni di distruzione da incendio hanno indotto Blegen ad identificare questo strato come quello corrispondente alla Troia omerica;
VIII strato (VII secolo a.C.): colonia greca priva di fortificazioni;
IX strato (dall'età romana al IV secolo d.C.): costruzioni romane edificate sulla sommità spianata della collina e rifacimento dell'imperatore romano Augusto del tempio di Atena.
Naturalmente studi successivi hanno consentito una migliore identificazione e distribuzione degli strati.
9. Dopo varie vicissitudini quel tesoro è stato recentemente ritrovato a San Pietroburgo.