Non è la prima volta che mi occupo di Magia e, francamente, non vorrei passare per un nostalgico che crede all’asino che vola.

Eppure le storie di Merlino della Saga di Re Artù e quelle di Gandalf della favolistica epica Tolkeniana ci impongono come riflessione la valutazione di un fenomeno che storicamente e culturalmente fa parte della nostra identità, quasi come il mostro del "Pianeta Proibito".
Ne consegue che quanto meno abbiamo il dovere di acculturarci su certi termini, di conoscere il significato di certe parole, forse più che mai oggi che il rapporto con l’antico "nemico", non per nostra volontà, sta tornando di moda.

I TERMINI DEL PROBLEMA: MAGIA, GRIMORI E CLAVICOLE
Che la "Magia" costituisca un mistero è cosa nota: forse non è altrettanto noto che la parola ne comprenda altre che sono altrettanti problemi.
Forse a molti di noi sono noti almeno termini come "wicca", "grimori" (o grimoires) e "clavicole".
Ma andiamo con ordine: altrimenti corriamo il rischio di creare dei misteri nel mistero.
Cominciamo col tentare di risolvere il problema di cosa sia o cosa sia stata la "Magia".
Ne ho già parlato in altri articoli e non ritengo utile ripetermi, ma posso assicurare coloro che mi seguono che non è assolutamente un problema di poco conto né qualcosa di nascosto nelle pieghe del tempo. Lo dimostrano le migliaia di libri sull’argomento, le centinaia di sezioni specializzate delle più quotate biblioteche; molte centinaia di siti Internet dedicati all’argomento; il fiorente commercio di oggetti "magici" e, purtroppo, le moltissime "taroccature", "imbrogli" e "truffe" imbastite alla faccia di innocenti benpensanti.

DEFINIZIONE DI MAGIA
È di per sé difficile stabilire l’essenza del problema in termini temporali. È corretto dire "cosa sia" ovvero "cosa sia stata" la magia?
In effetti siamo di fronte ad un problema che riguarda, al tempo stesso, il passato (S. Pietro lottò contro Simon Mago) almeno quanto riguarda il presente (la magia in Televisione, o nell’editoria, non è certo una novità).
D’altra parte, sotto l’aspetto oggettivo è altrettanto difficile stabilirne l’estensione per così dire "territoriale": la magia ha finito con l'investire branche della scienza vera e propria.
C’è poi tutta una branca di "Magia naturale" della quale è quasi impossibile stabilire i confini.
Cerchiamo allora di capire a cosa si applica la magia ovvero di cosa costituisce il dominio.
Per James Frazer, in questo supportato da Bussagli, magia è dominio su forze impersonali e si contrapporrebbe alla religione, perché questa comporta la subordinazione a forze sovrumane ma personali.
La scuola sociologica francese vede nella religione un atteggiamento della comunità di fronte al sacro; mentre nella magia vede un atteggiamento antisociale (si pensi alla "magia nera").
All'inizio di questo secolo Marcel Hauss ed Henri affermarono che la magia avrebbe realizzato uno stretto collegamento tra iniziato ed alleati soprannaturali; in altre parole l'iniziazione magica avrebbe lo scopo di determinare nell'adepto-iniziato una possessione virtuale da parte di forze sovrannaturali producendo una casta chiusa di adepti (al contrario i Magi avrebbero padroneggiato tali forze senza esserne posseduti).
Per molti magia è il regno dell’ambiguo: magia sarebbe, al tempo stesso morale e immorale; buona e cattiva ecc. (gli stessi Magi non sfuggirono alle accennate ambiguità. Molti di loro finirono con l'usare la loro scienza in maniera distorta e illecita).

SOGGETTI DELLA MAGIA: IL MAGO ED I SOGGETTI ASSIMILATI (STREGONI, STREGHE E WICCAS)
Se tentiamo di attualizzare il discorso ci rendiamo conto che "Mago" è l’equivalente dello sciamano delle società primitive.
Sciamano è parola tungusa e corrisponde al turco "Bogä". Al giorno d’oggi con il termine "sciamano" ci riferiamo allo stregone, al medicine-man delle culture primitive asiatiche, australiane e nordamericane.
Le sue caratteristiche sono quelle di essere un guaritore ed uno specialista dell'estasi, con la capacità di separare l'anima dal corpo e la facoltà di scatenare le tempeste. La carica di sciamano è generalmente ereditaria anche se sono ammesse le vocazioni spontanee.
Le vocazioni si manifestano attraverso segni e fatti concludenti: la ricerca dell'isolamento, il verificarsi di crisi nervose, di manifestazioni isteriche ed epilettiche. La consacrazione dello sciamano ha luogo attraverso riti iniziatici che generalmente culmina in una guarigione magica oppure in una esperienza extracorporea. Tale evento assumeva il significato della nascita di un uomo nuovo, purificato, capace di leggere nelle stelle, di parlare il linguaggio segreto della natura, di garantire la funzione religiosa della tribù. A questo punto un anziano forniva le necessarie conoscenze mediche, astrologiche e magiche. Il contatto con il sacro era garantito dall'estasi come ci ha rivelato Mirella Eliade.
Per tali caratteristiche lo sciamano ricopriva un ruolo assolutamente predominante nelle società primitive e col passare del tempo è divenuto sacerdote, intermediario tra uomo e divinità.

SCIAMANESIMO E RELIGIONE
È in virtù delle suesposte considerazioni che Serge Sauneron può affermare: "...l'origine di questo concreto dovrebbe ricercarsi nel grande silenzio della preistoria, al tempo in cui il capo tribù, che incarnava in se steso la forza vitale di tutto il suo clan, interprete della volontà del dio e agente della sua azione, era responsabile della vita materiale dei suoi sudditi, onnipotente riguardo alle forze naturali ch'egli dominava con il suo potere magico illimitato".
Mago è colui che conosce l'uso ed i poteri degli esseri, delle cose e delle idee; egli fa esperienza o "rilevazione" della loro natura intima (per cui la magia si avvicina alla scienza): il mago oltre ad essere sciamano, è anche il sapiente pur essendo la sapienza magica diversa da quella scientifica e si estende anche al di là del mondo spirituale. Ne consegue che una definizione della magia è possibile solo in senso storico-descrittivo con riferimento ai vari "momenti", in relazione a "chi" la pratica e al "dove" viene praticata ma soprattutto al "perché" (i Maghi sono stati denominati in vari modo nel corso dei tempi. Ricordiamo, tra gli altri, i Magousaioi greci, gli "Iâtukân" (stregoni) iranici, gli "Hashishin" iranici ecc.
Non si può in nessun caso negare che la magia costituisca un fenomeno universale alla stesa stregua della religione dalla quale si distingue unicamente perché:

- le attività teoretiche costituiscono l'ambito di competenza della religione;
- le attività pratiche l’ambito di competenza della magia (Bussagli).

Entrambe le attività hanno peraltro una caratteristica comune: riguardano forze misteriose capaci di modificare sia l'ordine delle forze naturali, sia la storia individuale e collettiva.
L'universalità della magia è dimostrata, ancora una volta, dall’esistenza dello sciamanesimo, che è Taoismo in Cina, dalla filosofia vedica in India, dallo Yoga come dottrina, dal Tantrismo buddhista e dal Tantrismo induista ancora in Cina.
Nel suo sviluppo storico la magia segue le fasi evolutive dei libri magici: secondo Sir James Frazer la magia passa attraverso tre fasi storiche: la più antica è quella della magia del suono, cui segue la magia della parola ed ancora (la più recente) dalla magia dell'oggetto.
È proprio in quest'ultima fase che si sviluppa il libro magico quale oggetto nel quale è contenuta la "parola" dotato per ciò stesso - come vedremo - di un duplice potere.
Questo spiega lo sviluppo sia dei Grimoires che delle Clavicole. Grimoires e Clavicole sono un tentativo di formalizzazione, di trasferimento delle formule magiche ripetute oralmente su un supporto più duraturo del flatus vocis; definire recente questo tentativo è un anacronismo; per quanto "recente" esso possa essere risale comunque alla più lontana antichità storica tant'è che alcuni fanno risalire l'invenzione della scrittura ad esigenze di magia. Del resto in tutte le scritture più antiche è presente una scrittura "magica".
Cominciamo col cercare di comprendere i termini di cui ci serviamo.
I LIBRI MAGICI
Come abbiamo visto i libri magici consentono, attraverso la cristallizzazione delle formule, la ripetitività delle operazioni magiche.
Abbiamo anche accennato al fatto che nel genus "libro magico" sono individuabili due species: le ed i Grimoires e le Clavicole.
I primi sono lo strumento per realizzare operazioni di Magia Alta; i secondi operazioni di Magia Bassa e di Magia Nera.
I Grimori sono una forma italianizzata del francese Grimoires ed i Grimoires, linguisticamente, furono una corruzione del Francese "grammaires" vale a dire grammatiche. I Grimoires erano tipici della Magia Bassa e della Magia Nera.
La parola "clavicola" invece deriva dal latino e significa piccola chiave. Tale nome viene attribuito ai libri della Magia Alta o Magia Bianca.
Normalmente con le clavicole si identificano le forze religiose e razionali espresse per mezzo di segni che servono ad evocare gli spiriti ma soprattutto a proteggere se stessi dalle aberrazioni durante le esperienze nelle scienze occulte.
L'insieme di questi libri è stato definito dalla Chiesa "Biblioteca del Diavolo" e questo suo atteggiamento si spiega - oltre che per fatti dottrinari - anche sotto l’aspetto più squisitamente storico: come vedremo per i rapporti con lo gnosticismo, la chiesa ebbe fin dalle origini (II - IV sec.) il problema delle eresie
(1) e, quindi quello dell’esistenza di libri contrari alla ortodossia o comunque non contenuti in un canone (non rivelati).
Con la creazione della Santa Inquisizione (1233) e con l’istituzione di un "Index Librorum prohibitorum" (1557) gli attacchi ai libri proibiti dell’altro versante divennero sistematici. Per giunta, nel 1575 sotto il Papa Pio V, venne creata una apposita Congregazione: la "Congregazione dell'indice", un vero comitato di censori che sopravvisse fino al 1917 in tempo per bollare, tra gli altri, le opere di Raimondo Lullo, Cornelio Agrippa, Gerolamo Cardano fino a James Joyce.
Mi limiterò qui di seguito ad elencare una sera di libri magici indipendentemente dal fatto che debbano essere classificati come Grimori o come Clavicole indicando, ove possibile, di volta in volta il tipo.
Il "Levegeton"
È detto anche "Piccola Chiave di Salomone", e non va quindi confuso con la " Chiave di Salomone", attribuito al Re d'Israele, ma compilato intorno al XVI sec.
Dagli studiosi della materia il "Levegeton" è considerato un Grimorio da utilizzare per l’evocazione di demoni.
Il "Grande Grimorio"
Il "Grand Grimoire" è considerato il Libro più autorevole per stringere i Patti con il Diavolo e per le evocazioni diaboliche.
La data della sua redazione è ancora incerta non essendo stati trovati manoscritti antecedenti la prima stampa che avvenne in Francia agli inizi del 1800.
Se consideriamo i grimori nella loro sequenza temporale dobbiamo dire che si ritiene il Grande Grimorio si ritiene posteriore al "Grimorium Verum" visto che ne riprende le Gerarchie Infernali.
Ma lo studioso può rilevare anche molti riferimenti al Levegeton e riguardo a questo libro e tutti concordano che esso fosse già conosciuto nel 1500.
Il "Grimorium Verum"
Il testo del "Grimorium Verum" venne tradotto dall'ebraico da Plangière, un Domenicano dell'Ordine dei Gesuiti, che vi aggiunse alcuni segreti della Clavicola di Salomone.
Il testo è diviso in tre parti:

- Nella prima parte sono contenuti Caratteri e Sigilli utilizzati per l'evocazione ed il patteggiamento con gli Spiriti
(2); In sostanza si tratta della Natura dei patti, delle gerarchi di Spiriti, dell’Aspetto degli Spiriti e dell’Invocazioni.

- Nella seconda parte si espongono alcuni "Segreti Naturali e Soprannaturali" che si possono operare soltanto previa l'evocazione e l'aiuto di Demoni, facendo particolare attenzione agli inganni contenuti nei patti diabolici.

- La terza parte è dedicata alle chiavi dell'Opera ed al modo di usarle e illustra la fase preparatoria per l’applicazione del Rituale.
Lo "Aptocalter" o "Grimorio di potenza"
L’"Aptocalter" è chiamato anche "Libro di Potenza". Si tratta di un manoscritto in inglese datato intorno al 1800, scoperto dall'occultista Sayed Idries Shah.
È stato pubblicato per la prima volta nel 1957 con il titolo con il quale è meglio conosciuto: "Aptolcater". Nella prefazione si afferma che il contenuto del testo sarebbe costituito da segreti cabalistici attribuiti, appunto, ad Aptocalter sedicente mago di Adrianopoli, che lo avrebbe redatto nel 1724.
È presentato come una traduzione dal greco, ma il testo è di origine medio-orientale, forse iranica o mesopotamica (zona nella quale si sviluppò il pensiero magico babilonese e semita attribuito ai Magi).
Il testo fa largo uso di Quadrati Magici che vengono utilizzati per le più svariate adoperati operazioni: per la sconfitta di nemici, per le vendette personali di farsi vendetta e per la protezione dagli spiriti maligni.
L"Almadel"
L'Almadel è in realtà l'ultima parte del Levegeton e si occupa di Magia Rituale.
In base ad essa uno Spirito Angelico, che domina un punto cardinale, può essere evocato e messo a disposizione dell'operatore.
L'Almadel è comunemente accostato alle tecniche di Magia Bianca: esso non comporta l'evocazione di Demoni e, peraltro, fin dall'inizio che le esperienze contenute nel Libro non possono essere utilizzate a fini illeciti; l'originale di questo rituale è ebraica.
Il testo ebbe grande diffusione nel Medio Evo e, stranamente, non subì in alcun modo influenze da parte della Chiesa, probabilmente per questo suo preteso buonismo.
In sostanza ed in sintesi, il testo vuole fornire assistenza all'operatore nella preparazione di una cerimonia ben precisa a base di cere e tinture coloranti, fabbricando con queste un particolare Talismano (appunto l’Almadel).
La "Clavicola di Salomone" o "Chiave di Salomone"
Siamo in questo caso in presenza del più celebre ed temuto manoscritto di Magia Rituale conosciuto in Europa attraverso i manoscritti conservati presso le grandi biblioteche di Parigi e di Londra.
Nel 1559 entrò nei Libri proibititi dall'inquisizione e gli scrittori clericali lo definirono "il Libro del Diavolo".
Fin dall’antichità se ne conobbero diverse edizioni e non se ne conosce l’autore nel senso che è stato, di volta in volta, attribuito a diversi soggetti.
Gli occultisti affermano che il contenuto "diabolico" dell'opera sia una caratteristica acquisita di recente attraverso le successiva riedizioni.
L'opera è divisa in due parti; nella prima si spiega come evitare errori fatali durante le operazioni con gli Spiriti. Questa parte ci fornisce notizie interessanti quanto accurate sui tempi e le influenze dei Riti Magici, sui segni e sui pianeti, tutte informazioni che dovrebbero garantire un certo grado di protezione all'operatore.
Nella seconda si parla dell'applicazione materiale delle Arti Magiche. Questa parte contiene dettagliate istruzioni per la preparazione del Rituale, con l’avvertenza che nessuna operazione deve essere iniziata senza prima aver tracciato e un Circolo Magico e senza che persone ed oggetti siano stati consacrati alla magia rituale.
Il "Magus"
Opera meglio conosciuta anche come "Il Celeste Investigatore" o come il "Sistema Completo di Filosofia Occulta".
Nonostante l’apparenza di enciclopedia delle Scienze Occulte, il grosso volume, illustrato, pubblicato a Londra nel 1801 è puramente e semplicemente un Grimorio.
L’autore, Francis Barrett, fu uno dei primi Britannici di discipline occulte perseguito con lo scopo di raccogliere e riunire tutto ciò sull’argomento era stato scritto in precedenza.
Il libro consta di due parti la prima delle quali affronta gli argomenti della Magia Naturale, dell'Alchimia e della Magia Talismanica; la seconda parte tratta di Magnetismo, di Magia Cabalistica, di Magia Cerimoniale, di Teurgia e di evocazione di Spiriti Angelici.
Ma l'autore non si limita a spiegare i Rituali e i vari passaggi di ogni disciplina: ne rivela le conseguenze e spiega sostanzialmente cosa accade dopo l'apparizione di uno Spirito o durante la conversazione con una Entità.
Si tratta in altre parole di argomenti assenti nei testi più antichi.
L'"Enchiridion"
Comunemente il testo dell'"Enchiridion" viene attribuito a Papa Leone III (papa dal 795 all'816) che, secondo tradizione, l'avrebbe inviato a Carlo Magno come dono.
Tuttavia la prima edizione (a stampa) dell'Enchiridion risale al 1523 e mostra una raccolta di formule magiche sotto forma di preghiere che hanno lo scopo di dominare le cose non create e quelle cose spirituali, Il testo comprende una serie rilevante di pentacoli di derivazione cabalistica, di consacrazioni e di esorcismi.
Scopo finale del libro è quello di consentire (solo se si è sorretti dalla fede) l’uso di parte del potere divino onde prevalere sul regno delle Tenebre ed ausilio nelle difficoltà della vita.
L'attribuzione di un Grimorio proprio ad un Papa della Chiesa Cattolica, non ci deve stupire: oggi non ci meravigliamo della perdita di misticismo del Cristianesimo; allo stesso modo un tempo non ci si meravigliava delle origini pagane di molte credenze custodite nella Chiesa.
L'"Armadel"
Si tratta di un Grimorio
(3) con un lungo titolo che suona "Liber Armadel seu totius Cabalae prfectissima, brevissima et infallibilis scientia tam speculativa quam pratiqua".
La prima notizia circa l'"Armadel" è del 1625 ed è contenuta in una bibliografia di opere di occultismo di Gabriel Naudè.
Il Manoscritto originale è franco-latino
(4) ma la prima traduzione dall'originale, avviene soltanto durante il 1800 ad opera di Samuel Liddell Mac Gregor Mathers
(5). Quella traduzione non venne mai pubblicata durante la vita dell'autore.
Nel 1980 ci fu la prima pubblicazione in Gran Bretagna e poco dopo un seconda pubblicazione ebbe luogo negli U.S.A.
La parte più importante del Grimorio si basa sull'evocazione di Spiriti ed ha lo scopo evidente di eccitare le naturali attitudini del mago. Inutile dire che molte parti del testo sono tratte dal "Grimorium Verum" ma non riguardano scambi o patti. Per converso vi compaiono i quattro Angeli tradizionali riferiti ai quattro punti cardinali ed ai quattro Elementi; vi sono entità identificate con i nomi alfabetici ebraici individuati dai numeri da 1 a 9, e vi compare, unico degli Spiriti Planetari, Bartzabel.
Il "Libro di Onorio"
Il "Libro di Onorio", è conosciuto come "Grimorium Honorii Magni", e risale alla seconda metà del 1500. Fu pubblicato per la prima volta in latino a Roma nel 1629. Ne esiste una traduzione in francese stampata, sempre a Roma, nel 1670.
Nel mondo degli occultisti non gode di una buona fama: è considerato, alla pari del Grande Grimorio, un testo sinistro e diabolico, vuoi per i sacrifici di sangue necessari per attivare i rituali, vuoi per l’ispirazione a concetti prettamente cristiani all'epoca ritenuti particolarmente blasfemi.
Storicamente il Libro sarebbe la trasposizione di una Bolla Papale di Onorio III il Grande (successore di Innocenzo III che regnò tra il 1216 ed il 1227) che sarebbe stata emanata perché tutti i cristiani fossero in grado di evocare e dominare i Demoni.
C’è comunque da osservare che nel testo non si fa mai riferimento al Diavolo come inteso nel Cristianesimo ma a personificazioni di forze magiche dotate di una carica dalla polarità opposta - come bene e male - alla pari di tutte le altre componenti dell’universo. A ben riflettere su questo punto ci rendiamo conto che il concetto di Diavolo è una trasposizione semplicistica di un qualcosa che la Bibbia non definisce come non la definisce l'Alta Magia Tradizionale.
Il "Corvo Nero"
Nella tradizione corrente il "Corvo Nero", detto anche "Triplice Coercizione dell'Inferno", è attribuito a Johannes Faust, ed è considerato un Grimorio diabolico perché il suo unico è quello di evocare e soggiogare gli Spiriti.
Molti erroneamente ritengono che il Dottor Johannes Faust sia unicamente un personaggio dalla fantasia. In realtà egli è esistito effettivamente. Fu un famoso occultista tedesco vissuto tra il 1480 ed il 1550. Egli fu assillato dall’ansia di sapere.
Quanto alla effettiva imputazione relative al "Corvo Nero" non esiste alcuna prova atta a dimostrarlo. Con molta probabilità gliene viene riconosciuta la paternità sulla base del contenuto del Grimorio che si occupa quasi esclusivamente dell’evocazione a scopo di potere personale. Quanto alle categorie di Spiriti trattati essi appartengono a quella specie che Enrico Cornelio Agrippa definisce la categoria dei Disincarnati, oggi detti Spiriti Maligni.
L’esame del testo ne rivela i rimaneggiamenti; peraltro vi si riscontrano frequenti stonature e riferimenti ad un certo "timor di Dio" che male si accosta ai fini del presunto autore del Grimorio e del Grimorio stesso.
Il "Grande Pentacolo di Salomone"
Il Grande Pentacolo di Salomone era contenuto nella Clavicola di Salomone; aveva lo scopo di costringere gli spiriti refrattari ed ostinati che non accettavano di apparire una volta evocati. Mostrando questo Pentacolo essi sono costretti ad obbedire ed a comparire.
Per il suo carattere evocatorio e diabolico, la Clavicula venne proibita nel 1559 dall'Inquisizione come opera pericolosa. Nonostante questo, però, la prima copia stampata fece la sua apparizione a Roma nel 1629.
La "Teosophia Pneumatica"
La Teosophia Pneumatica fu pubblicata a Francoforte nel 1686, e nello stesso volume c’era anche la traduzione in tedesco dell'Arbatel.
Il libro per o più si basa sugli insegnamenti di Paracelso e tratta della medicina trascendentale incentrata sulla Triplice Natura dell'uomo (corpo, anima e spirito)
(6).
Non sappiamo chi fosse l’autore; ma la dottrina esposta fu in quel periodo l'unico tentativo di avvicinamento tra la dottrina magica e la scienza ufficiale.
Il "Liber Logaeth"
è conosciuto anche come Liber Mysteriorum Sextus et Sanctus, ed è attualmente esposto in una sala del British Museum. Secondo la tradizione si tratterebbe del libro che il mago inglese Edward Kelly ebbe in visione il 26 Marzo 1852: un libro scritto con un alfabeto sconosciuto composto da 21 caratteri (come l’alfabeto ebraico).
Kelly riteneva che si trattasse del Libro perduto di Enoch al quale sarebbe stato venne dettato parola per parola. Di fatto il manoscritto presenta non poche difficoltà di interpretazione e l’unica traduzione di massima sulla quale oggi si fa riferimento è quella redatta da John Dee, il quale definì quel misterioso alfabeto come "Enochiano".
Diversi studiosi, nel corso dei secoli, si sono avvicendati nello studio di questo misterioso libro: tutti concordano sul fatto che esso dovrebbe possedere una precisa struttura sintattica e grammaticale. Ma nessuno è riuscito ad andare oltre l’identificazione di alcuni meccanismi linguistici.
Inventare una lingua strutturata partendo da zero è impresa quasi impossibile. Questo sembrerebbe confermare l’ipotesi dell’autenticità del Liber Logaeth e che questo sia stato composto mediante l’impiego di un alfabeto a noi completamente sconosciuto.
Quasi tutti gli operatori dell’occulto ritengono che l’Enochiano sia una lingua che non ci appartiene e che sia venuta da una dimensione diversa dalla nostra.
Per questi motivi si tratterebbe di un Grimorio molto potente, ammessa la capacità di poterne fare un uso appropriato; ne sarebbero stati capaci sia la Golden Dawn che Aleister Crowley i quali sarebbero riusciti a dare ad ogni singola parola la giusta valenza magica.
Il "Libro di Enoch"
Il mistero che caratterizza il Liber Logaeth non è certamente meno fitto di quello che circonda il "Libro di Enoch".
Questo sarebbe il padre di Matusalemme, settimo dei dieci biblici Patriarchi.
In questo caso, tuttavia il mistero non risiede nel sistema di scrittura perché è facilmente consultabile, sia pure con gli inevitabili tagli operati dalla Chiesa.
Fino al IV sec. d.C. il Libro di Enoch era considerato dai Cristiani alla stregua di tutti gli altri testi biblici, tanto che anche i quattro evangelisti ne parafrasano alcuni passaggi. A partire dal IV Secolo d.C. i Cristiani consideravano Libro di Enoch tra i testi biblici i canonici. Ma nel IV secolo la Chiesa inizia a mettere "ordine" ed il Libro di Enoch finisce tra i testi apocrifi ed è guardato con sospetto da S. Agostino; inizia così pian piano a sparire dalla circolazione, fino a quando non si forma un vero e proprio alone di mistero intorno ad esso.
Durante il XVIII secolo l’esploratore inglese James Bruce, scopre in Africa tre copie del libro tradotte in abissino; improvvisamente da quel momento si ricomincia a parlare di Enoch e del suo libro, ma soprattutto del suo contenuto: visitatori chiamati a volte Angeli o Figli del Cielo, si accoppiano con le donne della terra dando origine all’umanità; descrizioni precise e minuziose di fiumi, valli e montagne che Enoch vide durante i suoi "viaggi" che rappresentano quello che noi vedremmo oggi se sorvolassimo la terra molti chilometri sopra la sua superficie.
L'"Alfabeto delle streghe"
È una sorta di Alfabeto segreto utilizzato per comunicare tra occultisti.

Naturalmente l’elenco dei testi trattato non esaurisce la casistica dei "Libri Magici". Ricordiamo tra l’altro che la tradizione di Libri del mistero coinvolge anche altre civiltà. Come quella Cinese, Maia, Indiana.
A titolo puramente indicativo ricorderò il "Libro di Abramo l’Ebreo" (trovato da Flamel), il Libro egiziano di Thoth , il Codice Troano (dei Maya), il Necronomicon, la Steganografia di Tritemio senza che neppure questo elenco possa essere considerato esaustivo.
CLASSIFICAZIONE DELLE FORME DI MAGIA
La magia viene distinta in:

- Magia Alta alla quale si connette la possibilità di consentire il raggiungimento di un alto grado di illuminazione mediante l'uso di facoltà che si acquisiscono attraverso complessi riti di iniziazione;
- Magia Bassa, quella dei filtri, delle pozioni, delle fatture ecc.;
- Magia Bianca se rivolta a fini positivi;
- Magia Nera che si realizza mediante l'evocazione di spiriti infernali e quindi maligni.

Cornelio Agrippa ci espone una singolare teoria esposta circa l'origine del "culto" ma anche della "magia", di chiara origine celtica. Egli afferma: "Allorché qualcuno con voti e incantesimi invoca il sole o altre stelle, pregandoli affinché siano d'ausilio all'opera desiderata, il sole e le altre stelle non odono le sue parole, ma sono mossi in una certa maniera da una certa congiunzione e da serie reciproche; ragion per la quale le parti del mondo sono reciprocamente subordinata l'una all'altra e hanno un reciproco consenso a cagione della loro unione. Come nel corpo di un uomo un membro si muove percependo il movimento dell'altro, così, quando qualcuno muove una qualsiasi parte del mondo, altre parti si muovono alla percezione del movimento di quella. La conoscenza dunque della dipendenza delle cose l'una dall'altra è il fondamento di tutta la meravigliosa operazione che è di necessità richiesta per l'esercizio del potere di attrarre virtù superiori".
Storicamente diverso è l’atteggiamento delle maggiori religioni nei confronti della magia; questa, come pure la superstizione, è stranamente tollerata sia nella Bibbia che nel Corano mentre è vietato ricorrere alla magia per conseguirne gli effetti.
Eppure buona parte delle tradizioni magiche, come soprattutto la pratica delle cosiddette "fatture", proviene dal Vicino Oriente; tipico è il cosiddetto "occhio greco", amuleto che allontana i malefici delle fatture mediante la recita della formula "Ein al hasobd tibla belama" ("che l'occhio che mi invidia si spenga").
Il Mago degli Arcani Maggiori del Tarocchi è riprodotto nella lama del "Bagatto" che rappresenta un Grandi iniziato.
MAGIA E STREGONERIA
Di solito la magia viene assimilata alla stregoneria e concepita come forma di superstizione: Peter De Rosa afferma che, in quanto tale, "...è sempre stata una costante nel viaggio dell'uomo dall'ingoranza alla cultura".
Successivamente l'Autore fa osservare che nella Chiesa delle origini non c'era nulla contro le streghe ed il canone si limitava a suggerire che ai fedeli andasse insegnato che si trattava di pura superstizione. Questo principio era stato confermato dal Concilio di Ancyra del 314
(7). La bolla di Gregorio IX del 1231 istitutiva dell'Inquisizione, operò una brutale inversione di tendenza aprendo l’epoca della caccia alle streghe, una pagine obbrobriosa nella storia della Chiesa.
Eppure, se ci riferiamo almeno alla magia bianca
(8) la normale ritualità magica si manifesta attraverso gesti che sono propri di quelli espressi dalle danzatrici. Si pensi alle movenze della danzatrici indiane: con la loro gestualità esse facevano scendere, secondo la mitologia brahminica, il divino tra gli uomini "...attraverso la potenza dei loro ritmi ... esse trascrivevano i Veda con i movimenti della loro giovane vita".
LA MAGIA PRESSO I GRECI ED A ROMA
I greci avevano in grande considerazione la valenza magica ed esoterica al punto che posero sotto la protezione del dio dell'iniziazione: Iacco che E. Levi definisce "...il vincitore dell'India, il risplendente androgino dalle corna di Ammone, il Pantèo che tiene la coppa dei sacrifici e vi fa scorrere il vino della vite universale..."; figlio della folgore e ammaliatore di tigri e leoni. Fu profanando i misteri di Iacco che le Baccanti sbranarono Orfeo.
Per quanto riguarda la magia a Roma ancora E. Levi ne fa risalire l'origine misterica a Numa Pompilio, iniziato conoscitore delle leggi magiche, degli influssi magnetici della vita comune concretizzati nei cerchi magici. Egli insegnò agli auguri, ai flaminii, ai salii, la teoria dei presentimenti e della vista sacra.
Levi dichiara che "Il calendario religioso di Numa è calcolato in base a quello dei Magi; è una successione di feste e di misteri che richiamavano la dottrina segreta degli iniziati". In tale dottrina Numa avrebbe dato, con l'assenso degli egiziani, importanza all'elemento femminile (Iside). Non è un caso che lo stesso re ebbe come consigliere una donna: la Ninfa Egeria, divinità emblematica del mistero e della solitudine le cui sacerdotesse furono famose come vestali
(9).
La verginità viene definita come virtù magica di origine divina e soprannaturale. La verginità delle vestali esalta il ricordo di Lucrezia la quale avrebbe sacrificato la vita alla perduta verginità ed in esso si concretizzava il culto dell’anatolica Grande Madre.
A Roma Iacco è divenuto Bacco, dio dell'Ebrezza.
Nella Roma imperiale ebbe fama di gran de Mago Simon Mago.
A giudicare da quanto ci viene narrato è possibile dire che Simone fu un taumaturgo con grandi poteri medianici come lo furono i Convulsionari di S. Medardo. Non fu tuttavia un iniziato all'Alta Magia e della sua vicenda si è impadronita la leggenda alimentata peraltro dagli atti degli Apostoli. Probabilmente era nato a Gitton in Samaria ed ebbe come maestro di magia un certo Dositeo che si autodefiniva "inviato di Dio" (cioè Messia).
La magia praticata da Simon Mago si estrinsecava nell'arte dei prodigi che sfruttavano segreti naturali appartenenti alla tradizione magica.
Nella terra di origine, cioè in Samaria, venne contestato dalla predicazione di S. Filippo, ma si convinse di poter acquistare da Pietro (l’apostolo) mediante denaro poteri superiori; ne ottenne un rifiuto.
Recatosi a Roma si dice entrasse nelle grazie di Nerone. Sembra che l’imperatore accettasse di organizzare un disputa con l‘apostolo Pietro e con Paolo nel corso della quale morì tragicamente.
La tradizione gnostica gli attribuì un successore di nome Menandro ed i menandriti esistevano ancora all'epoca di S. Giustino. Questi affermavano di essere immortali e di considerare la morte un'apostasia. Levi asserisce che alla sua epoca (cioè nel XVIII - XIX sec.) i Menadriti esistevano ancora in Francia ed America pur avendo disonorato la scienza dei Magi.
LA MAGIA NEL MEDIOEVO: LE LEGGI SALICHE
Il favore o l’indifferenza che avevano circondato il fenomeno "magia" cessarono con la caduta dell’impero romano.
Sigeberto afferma che nel 424 d.C. Faramondo formulò le leggi saliche dichiaratamente avverse alla magia ché anzi, in certi passi, come quando si parla dell'antropofagia, ci ricordano passaggi del Talmud.
Ma leggi saliche erano leggi barbariche e non affrontavano il tema della stregoneria.
L'orizzonte venne così completato dalla legislazione ecclesiastica: il Concilio di Agade (nella bassa Linguadoca) del 511 d.C. vietò le operazioni divinatorie mentre il concilio di Narbonne del 589 scomunicò gli stregoni e li assoggettò a schiavitù.
Nella tradizione cristiana, improntata ad un antiislamismo molto acceso, anche Maometto fu ritenuto un mago
(10).
Un decreto di Carlo Magno, rinnovato da Luigi il Bavaro, vietava alle silfidi di farsi vedere.
La Chiesa, che in origine aveva bollato la magia come superstizione, finì col proscriverla "...a causa delle profanazioni e dell'empietà degli gnostici ... i processi ai Templari acuirono la rottura e, dopo quel periodo, ridotta a nascondersi nell'ombra per meditare la sua vendetta, la magia proscrisse a sua volta la Chiesa ... più prudenti degli eresiarchi ... gli adepti dissimularono il loro risentimento e la loro dottrina; si legarono tra di loro con giuramenti terribili".
Nell’Arabia pre-islamica sia la magia che la mantica ebbero una grande importanza. La mantica veniva praticata nella forma della interpretazione del volo degli uccelli, dell'andatura degli animali, delle posizioni assunte da frecce cadute da un fascio, della prova del fuoco.
LA MAGIA NEL RINASCIMENTO
Il Rinascimento, nonostante le sue legittime pretese culturali, non segna un periodo di stasi nel processo di aggiornamento del fenomeno magia.
Lungo un asse che, da nord a sud, annovera Paesi culturalmente evoluti troviamo interessate quasi tutte le Nazioni della Mitteleuropa con in testa gli Stati del triangolo della Magia (Cecoslovacchia, Svizzera e Germania) fino all’Italia dei Medici di Firenze.
Una ottima disanima di questo aspetto è stata effettuata da Luigi Pruneti nell'articolo "
Magia, stregoneria e astrologia alla corte dei Medici". Egli ci spiega, con particolari, che nel XV secolo l’interesse filologico, linguistico, archeologico degli studiosi fece sì che antichi testi esoterici fossero divulgati fra i cenacoli dell’epoca ove s’incontravano i più bei nomi della cultura del momento.
A questa operazione di risveglio dell’interesse per l’irrazionale presero parte in tanti a livello politico (Cosimo il Vecchio, Lorenzo dei Medici), culturale (Marsilio Ficino, Leonardo da Pistoia, Giambico, Angelo Poliziano), artistico (Pinturicchio, Giorgione) scientifico (Paolo del Pozzo Toscanelli) e vennero coinvolte diverse scoperte interessanti (tipica quella del ritrovamento del "Corpus ermeticum" del presunta Ermete Trismegisto).
In una posizione di assoluto rilievo vennero a trovarsi magia e astrologia che conseguirono una dignità umanistica assolutamente nuova attraverso (come afferma il Garin) una "Magia era …. visione della vita e del tutto … [il] … ritrovamento del linguaggio universale, dei simboli e degli strumenti per dominare e indirizzare le forze della natura. Astrologia era certezza dei legami fra le cose, dominio dei corpi celesti, anch’essi vivi con le loro anime, e dominanti uomini e cose".
Il Rinascimento riscopre l’uomo "faber", ossia l’artefice del tutto; la sua sapienza gli consente di intervenire anche sulle forze occulte e sul sistema di risonanze che costituisce il creato e che però si trova in antitesi e contraddizione col determinismo astrologico.
Sorse così la tendenza a far ricorso alle potenze infernali, sorta di intermediazione tra l’uomo e le stelle.
L’homo faber allora potrà opporre, con la magia evocativa e rituale, forza a forza sì da annullare gli influssi negativi.
Lorenzo ed il suo entourage fiorentino, per converso subodorarono l’imbroglio nella stregoneria per quanto molto diffusa in diverse classi sociali che il Magnifico definì "falsa profezia". Al pari di Angelo Poliziano la giudicò pura superstizione e cosa di donnicciole.
Con il sopraggiungere del 1492 e della morte del Magnifico, tuttavia le cose erano destinate a cambiare: fino alla istituzione del principato Firenze, cambiò in maniera sostanziale l’atteggiamento nei confronti di tutto il mondo magico.
L’astrologia andò incontro ad un lento ma inesorabile declino; la magia rimase affidata a pozioni e fatture, che divennero comuni in tutti gli strati sociali; lo stesso Alessandro dei Medici fu accusato di servirsi di micidiali pozioni per eliminare gli avversari politici.
Fu così che esponenti di questa corte dei miracoli come negromanti, maghi e fattucchiere, furono costretti ad emigrare trasferendosi in Francia al seguito delle regine di origine medicea (come Bianchi il "profumiere" o come Renato Ruggieri l’indovino fedeli servitori di Caterina, o ancora come la favorita di Maria, Eleonora Concini, finita regolarmente sul rogo).
Neppure i primi duchi di Firenze furono immuni da interesse per le pratiche stregonesche ma Francesco dei Medici, famoso per la sua curiosità esoteriche, preferì l’alchimia
(11).
ESISTE UNA "SCIENZA DELLA MAGIA"?
Eliphas Levi sembra convinto della sua esistenza. Anzi egli formula una vera e propria teorizzazione. Per il Levi la scienza magica passa attraverso quattro gradi:

- una realizzazione religiosa che costituisce la base stabile del sacerdozio e del potere;
- una realizzazione filosofica;
- l'instaurazione di una dottrina assoluta e di un insegnamento gerarchizzato;
- una realizzazione fisica cioè scoperta e applicazione nel microcosmo dei principi validi nel macrocosmo ovvero della legge creatrice.

La legge creatrice è la legge del movimento che ha come principio l'impulso divino e come strumento la luce universale, la quintessenza di Paracelso.
Note:
1. Ne parlerò prossimamente in un articolo concernente gli Albigesi.
2. Si tratta per la maggior parte di Spiriti Elementali, prevalentemente appartenenti alla sfera del Fuoco.
3. Da non confondere con "Almadel".
4. è conservato nella biblioteca dell'Arsenale di Parigi (manoscritto 88). Una traduzione integrale dell'Armadel è stata recentemente curata dal Gruppo Primordia.
5. In riferimento a Mathers rimane da ricordare che fu uno degli organizzatori dell'Ordine Ermetico della Golden Dawn, e che le istruzione e l'organizzazione del Secondo Ordine (l'Ordine Esterno detto Ordo Roseae Rubeae ed Aureae Crucis) sono quasi esclusivamente sua opera, anche se non è ancora chiaro l'uso dell'Armadel in seno all'Ordine sembra che inizialmente i Sigilli del Grimorio venissero utilizzati come porte per il Piano Astrale.
6. In questo senso le malattie non sono soltanto dei difetti del corpo ma derivano anche dall'incostanza dell'anima o dallo spirito che si allontana dalla luce divina.
7. In linea con le risultanze di tale Concilio l'opera dei canonisti Regino, Burcardo ed Ivo.
8. Perché evidentemente in quella nera sono ravvisabili quanto meno estremi di blasfemia senza escludere una superstizione a carattere morboso.
9. La Vestale per l'Autore esprime la condizione della donna che esce dalla schiavitù per divenire divinità domestica. Dice il Levi: "Il fuoco sacro delle vestali era il simbolo della fede e dell'amore casto ma anche quello dell'agente universale (sale o folgore), già usato per riaccenderlo o ravvivarlo".
10. Esiste una certa numerologia che ha dimostrato come il nome di Nerone e quello del profeta dell’Islam concorrerebbero a formare il numero dell’anticristo (666).
11. Così testimonia il Pigafetta che fu ospite di Francesco e visitò la "fonderia". Brano riportato da L. Berti, "Il Principe dello Studiolo, Francesco I dei Medici e la fine del Rinascimento fiorentino", Firenze 1967, p. 51.
Bibliografia essenziale
- M. Bussagli ed altri, "I Re magi - Realtà storica e tradizione magica", Milano, 1985;
- Sir J. Frazer, "Il Ramo d'oro", Roma, 1922.
- M. Hauss ed H. Hubert, "Ésquisse d'une théorie générale de la magie", Torino, 1965
- Francis Hitching, "Magia della Terra", Bergamo, 1979;
- Ph. Conrad, "Le civiltà della steppa", Ginevra 1974;
- J.-M. Brissaud, "L'Egitto dei Faraoni", Ginevra, 1974;
- E. Levi, "Storia della Magia", Roma, 1985;
- P. De Rosa, "Vicari di Cristo", Bergamo, 1991;
- Ph. Aziz, "Angkor e le civiltà della Cambogia e Thai", Ginevra, 1974;
- A.Heynard, "Les pierres, les eaux et les gestes d'Angkor", in "Revue indochinoise", vol. XL, Hanoi, luglio-dicembre 1923;
- G. Annequin, "Le civiltà minori del Mar rosso", Ginevra, 1976;
- R. Camilleri, "Storia dell’inquisizione", Newton, Milano, 1997;
- L. Pruneti, "
Magia, stregoneria e astrologia alla corte dei Medici".
- L. Pruneti, "Note a margine sull’esoterismo nella Firenze medicea", in "Il retaggio universale di Lorenzo il Magnifico umanista integrale", Roma, 1989;
- E. Garin, "Storia della filosofia italiana", vol. I, Torino, 1966;
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