Sul pavimento del Duomo di Siena è raffigurato un vecchio: un Mago, circondato dai simboli dell’antica arte, primo Grande Iniziato, intermediario per eccellenza tra l’uomo e la divinità, egli stesso Dio ed uomo.

Gli antichi egizi lo chiamavano Thoth. Era adorato e caratterizzava l’enneade della scuola cosmogonica Hermopolitana. La leggenda adombra in Thoth un personaggio vissuto nel misterioso periodo predinastico-antidiluviano. Oltre ad aver insegnato all'uomo l'uso della parola, avrebbe inventato la scrittura come sistema nel quale figure, lettere e numeri sarebbero andati a formare una catena di eventi tipici della filosofia mistica egiziana. Lo storico Brissaud (L’Egitto dei Faraoni) ci ricorda che i "testi delle piramidi" dicevano di lui:

"Thoth ... il più antico ... il sovrano dio creatore del bene, cuore di Râ, lingua di Atum, bocca del dio il cui nome è nascosto (AMMON), signore del tempo ... Scriba degli annali dell'Ennèade, rivelazione del dio della luce (Râ)...".

In un altro angolo del Mediterraneo, c’era Ermete, eponimo di fisica e filosofia ermetica, deificazione della sapienza individuale mentre l’Egiziano Er-Meth personificava la casta sacerdotale alla quale si attribuiva l’invenzione delle scienze e delle arti.

Ermhs era il "vaso chiuso", inaccessibile dall’aria che propone il modo più antico di sigillare consistente nel liquefare e saldare tra loro le labbra dell’orifizio. Per traslato indicò la pratica filosofica di escludere i non adepti.
D’altra parte
Ermhs era anche colui che apriva le porte della vita e della morte, conduceva le anime nel regno di Ade, ispiratore della filosofia misterica.
ALLE ORIGINI DEL MITO
Circa tremila anni prima della nascita di Cristo, gli Egiziani iniziarono ad estrarre oro dalla Nubia, ricavato dal quarzo aurifero triturato a mano.
Con il progredire della tecnica, l’oro venne trovato in maggiore quantità, ma anche di migliore qualità. Naturalmente in metodo di estrazione del metallo solare era segreto, custodito dalla casta sacerdotale, trasmesso oralmente a pochi iniziati ed al faraone: tutti vincolati al segreto più assoluto.
Scriveva Zosimo: "Il benessere di tutto il Regno si basa su questa arte di sfruttare le sabbie metalliche, ma nessuno - a parte i sacerdoti - ha il diritto di occuparsene".

I sacerdoti avevano imposto il proprio tabù sulla lavorazione dell’oro come sulla scrittura e sulle operazioni di chimica elementare che dovevano procedere secondo strettissimi rituali magici. Gli adepti divennero veri e propri precursori dell’alchimia, la scienza della "Terra di Chem", dell’Egitto.
Tale precursori accentuarono sempre più il carattere misterico man mano che divennero trasmutatori in senso esoterico alla ricerca dell’uomo edenico attraverso procedimenti iniziatici culminanti nella morte mistica (torna
Ermhs).

Zosimo dedicò il suo libro di studi sull’alchimia a Imhotep, poeta e consigliere del faraone vissuto intorno al 3000 a.C. al quale attribuì questi versi:

"Segui il tuo desiderio finché vivi, poni mirra sul capo, indossa lini splendidi impregnati di profumi voluttuosi"

è in questa atmosfera che si costruisce e costituisce il mito di Thoth.
In origine un semidio, re o personaggio divinizzato che fosse, secondo la leggenda, sarebbe vissuto tra 10.000 e 40.000 anni fa.
DA THOT AD ERMETE TRISMEGISTO
Nel mito di Thoth si affermavano caratteristiche prometeiche tipiche del civilizzatore. Dogma fondamentale delle dottrina egiziana di Thoth era che una medesima legge regge il mondo divino, il mondo naturale e il mondo umano: scopo della ricerca sacerdotale di tutti i tempi è stato quello di cercare Dio in ogni cosa creata e, soprattutto, in noi stessi. Ne è dimostrazione la iconografia di questo Dio che stringe in una mano la lettera "TAU" e nell'altra l’Ankh (il segno della vita); per lo studioso attento al valore dei segni, è chiaro i due simboli, nelle mani incrociate del dio, siano l’equivalente delle lettere greche "
A W", principio e fine di tutte le cose; di fatto lo stesso busto di Thoth delinea la lettere "A" nella sua forma umana come pure il ravicapo nella forma di "IBIS".
Thoth fu così ritenuto una delle più importanti ipostasi di Râ secondo il dettato dei testi delle piramidi.
L’identificazione di Thoth con il suo omologo greco Hemes, apportatore di conoscenza esoterica, ebbe luogo a partire dal IV secolo, quando la cultura greco-macedone dei Tolomei si sovrappose a quella egiziana tradizionale. La dottrina tolomeide lo definì il
Trismegistos, il tre volte grandissimo: Thoth andò, così, a presiedere le attività intellettuali, la scrittura, la lingua, la formulazione delle norme giuridiche, l’annalistica, il computo del tempo ed i calendari; divenne il patrono degli scribi.
Nel IV secolo a.C. segnò la sua definitiva evoluzione in
Trismegistos con la sovrapposizione della cultura greco-macedone dei Tolomeidi a quella egiziana allorquando in Thoth-Ermete venne individuato l’apportatore di conoscenza e di esoterismo nel mondo ellenico.
L’epoca dei Tolomei non costituiva tuttavia la prima occasione di incontro col mondo greco: Thoth era già noto agli achei - che, primi, lo identificarono in Hermes - all’epoca della cosiddetta "talassocrazia cretese", nella stazione commerciale dell’isola di Pharos (sul delta del Nilo).
Era venerato ancora nel 230 d.C. quando venne rappresentato su monete indiane dell’epoca Huishka, assimilato al Dio Farr.

Le opinioni degli studiosi non sono concordi sull’individuazione del motivo per cui Thoth venne definito Trismegisto. Cimmino, in "Storia delle piramidi", fa riferimento alle tre vite vissute da Thoth. La sua prima vita si sarebbe svolta in epoca prediluviana quando inventò l'astronomia; nella seconda avrebbe inventato la medicina e fondato Babilonia; nella terza avrebbe ritrovato la memoria delle vite precedenti.
Schuré, ne "I grandi iniziati", ritiene che Trismegisto sia un appellativo generico che indica, di volta in volta, un uomo, una casta, una divinità. Come uomo è il primo iniziato dell'Egitto; come casta egli avrebbe rappresentato la classe sacerdotale, depositaria della tradizione occulta; come dio si sarebbe identificato nel pianeta Mercurio, patrono degli iniziatori divini.
EVOLUZIONE DEL MITO DI THOT
Se è stato abbastanza facile ricostruire l’evoluzione storica, non è altrettanto facile definirne quella, per così dire, culturale. Il fatto è che nel mito di Thoth, più che in altri agisce il principio di confusione. Sotto questo profilo dovremo rivedere alcune valutazioni storiche e riconsiderare, anzitutto, la natura della religione egiziana, che siano soliti liquidare con una frettolosa taccia di politeismo, mentre essa deve essere considerata tendenzialmente monoteistica e trinitaria.
Ce lo conferma la identificazione di Amon con Zeus o con Jahweh. Il Libro dei morti, attribuisce ad Osiride l’affermazione dello "io sono chi sono", equivalente dello "
egw eimi o wn" della tradizione mosaica.
Il fatto è che una diffusa cultura monoteistica giudaizzante ha volutamente liquidato come politeiste tutte quelle manifestazioni di religioni nelle quali ipostasi dell’unica divinità venivano confuse con politeiste (in questo senso Thoth non è una divinità autonoma ma "la sapienza di Amon").
Allora, seguendo questa diversa chiave di lettura, possiamo osservare, sulla scorta delle fonti del classicismo egiziano, che oltre al mito di Thoth-Ermete Trismegisto ve ne sono almeno altri due che costituiscono il trait-d’union tra le grandi religioni del passato, saldando le tradizioni mistico-esoteriche indo-ariane (vediche e, per naturale filiazione, greche) a quelle cosiddette semitiche, tipiche del Jaivismo e dell’Eloismo ebraico.

Pensiamo per un attimo alla evoluzione del mito di Jaccos, poi identificato in Bacco, tipico dell’Orfismo tracico; ed anche ai miti di Eracle. Entrambi sono connessi, come afferma Greaves in "I miti Greci", dell’espansione della civiltà della vite.
Eracle, nel corso della "decima fatica" si scontra con Caco che gli ha sottratto il bestiame di Gerione. Il forzuto eroe sembra cercare un suo "paradiso" in tutti e tre gli angoli dell’universo nei quali lo individuavano le tradizioni orfiche, quelle celtiche e mesopotamico-sumeriche (si pensi al racconto dell’erba magica da parte di Gilgamesh nella sua ricerca dell’immortalità) ed approda all’isola Egizia.
I grandi mitografi dell’antichità Pausania, Apollodoro, ed Esiodo ed i grandi poeti Servio e Virgilio non sono in grado di dirci in maniera univoca dove si trovi l’isola di Erizia: se in Spagna (Tartesso?) o in altro luogo del fiume Oceano (Thule a nord? o Colchide ad est?).
Ma Esiodo ci rivela che Gerione è tricefalo (o tricareno) ed è quindi omologo del dio celtico Trigàranus la cui triplice personalità riproduce la suprema "triade vedica" di Mitra, Varuna e Indra e la sua origine è l’India Vedica.
Ed ancora: se il Paradiso che Eracle cerca coincide con quello di Trigàranus, ci troviamo in presenza di una conclusione assolutamente sconcertante: il nome di Gerione, è privo di significato nella forma greca, ma assume il significato celtico-irlandese delle gru che, durante l’estate, volano verso il nord.
E non a caso Trigàranus, alla pari di Thoth, era il custode di un antichissimo alfabeto. Ed Eracle Ogmio è egli stesso padre-custode dell’alfabeto ogàmico, assumendo con ciò la stessa veste di Errmete Trismegisto.
Egli, in altre parole, assorbe in sé la funzione che era già stata di Cadmo o di Foroneo: mitici ideatore della scrittura pelasgica.

Per coerenza con quanto ci riferiscono Igino, Isidoro di Siviglia, Plinio e Plutarco dovremo, comunque, rivisitare tutti i miti sulle origini e sulla diffusione degli alfabeti.
Così:
- alle Moire, ad Io o a Foroneo va attribuito il merito di aver inventato le prime cinque vocali e due consonanti pelasgiche; a Palamede andrebbe riservata l’invenzione di altre undici consonanti;
- a Ermete spetta il merito di aver trasferito i suoni in segni del mitico alfabeto pelasgico e cuneiforme, imitante il volo a cuneo delle gru introducendoli in Grecia, in Egitto ed in Mesopotamia;
- a Cadmo va il merito di averli introdotti in Beozia mentre ad Evandro di averli introdotti in Italia;
- ai sacerdoti di Apollo va ascritto il merito di aver introdotto le vocali lunghe sicché la lira, a lui sacra, comprendeva sette corde e consentiva l’emissione dei sette suoni pitagorici.
Per amore di completezza ricorderò che Hermes, nella forma di Trismegisto, fu il centro della letteratura ermetica ed iniziatica. Tale circostanza finì col fargli perdere l'antico significato a causa, secondo Cicerone ("De Natura deorum") della sovrapposizione di elementi propri del sincretismo religioso alessandrino. A Thoth-Ermete Trismegisto la tradizione fa risalire una serie di testi, tra i quali il cosiddetto "Libro di Thoth" e la "Tavola Smeraldina", che nel loro insieme costituiscono il "Corpus Hermeticum".
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