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ARCANI ENIGMI...


PERSONAGGI DEL MISTERO: I RE MAGI
di Stelio Calabresi per Edicolaweb
parti precedenti:

INTRODUZIONE: I MAGI NEI VANGELI SINOTTICI »
I RE MAGI NEI TESTI APOCRIFI »
NUMERO E NOME DEI MAGI »
QUANTO DURÒ IL VIAGGIO? »
I RE MAGI E IL SIMBOLISMO. SCRITTURA STEGANOGRAFICA DEL MITO »
LA STELLA ALLE ORIGINI DEL MITO »
IPOTESI DELLA NOVA O DELLA SUPERNOVA: E-A E L'UOMO PESCE »
DOVE ERA SITUATA LA GROTTA DELLA NATIVITÀ? »
CHI ERANO IN REALTÀ I MAGI?
In questo gigantesco complesso di simboli e di misteri senza fine, resta da valutare l’unico elemento storico oggettivamente valutabile: quello che riguarda la realtà oggettiva di Magi. Essi erano realmente i magi, espressione di una classe dell’antica Persia.

Non è sicuro che quelli della natività fossero Re, né dove conclusero la loro esistenza dopo il ritorno in Persia.

Cominciamo col dire che i personaggi del Vangelo di Matteo e degli apocrifi non erano Re bensì saggi che certamente godevano di una posizione di privilegio notevole. La stima di cui godevano era la sola causa dell’attributo regio.
In altre parole stiamo parlando di una classe o ceto sociale tipicamente iranico; probabilmente erano sciamani legati al culto degli astri e forse sacerdoti del dio iranico Ahura Mazda.
In qualità di sapienti - come voleva la scienza dell’epoca - erano anche Astronomi-Astrologi. E questa sapienza era famosa nell’antichità tanto che i greci li conobbero come makoi o magoi o, ancora, Magousaioi); ma la loro fama andò ben oltre al punto che gli arabi, nel VII secolo, li chiamarono "Magiu" o "Hashishin", "Yâtucân" in India.
Per il resto pare che non venissero seppelliti, neppure in Persia ma, in un’unica tomba, a Costantinopoli.

È a questo punto che si innesta la vicenda milanese della Storia dei Magi.
A Costantinopoli Eustorgio, futuro vescovo di Milano, ne ricevette i resti mortali, dall’imperatore Costantino (325 d.C.) proprio in occasione delle sua investitura episcopale.
Sta’ di fatto che le spoglie dei Magi furono custodite in quello che ufficialmente venne chiamato "Sepulchrum Trium Magorum" in S.Eustorgio, dal 325 al 1164.
Narra le leggenda che i portatori del Sarcofago, quando giunsero a Milano, soggiacquero alla fatica e non riuscirono a portare il pesante fardello oltre Porta Ticinese ed Eustorgio autorizzò la sepoltura in loco.

Mi domando: perché fanno la loro comparsa sulla scena evangelica permeata di un diverso tipo di cultura (ebraica)?
Ritengo che ciò sia avvenuto per due motivi.

In primo luogo la cultura ebraica era a sua volta pregna di misticismo esoterizzante e quindi pronta a recepire un messaggio che, nella sostanza, aveva identiche caratteristiche pur provenendo da altrove.
Infatti anche nel fronte ideale iranico, esistevano tendenze e motivazioni molto forti per l’attesa dell’avvento di un Sausyant, il Salvatore Universale vaticinato dalle stelle.
Il Sausyant era l’inviato del Dio Mithra, ed era condiviso sia dal Mitraismo che dal Mazdeismo per identificarsi con il Buddha del futuro, il Bodisattva Maitreya delle cultura Indiana.
A queste idee le legioni romane (tra il III ed il II secolo a.C.) avevano fatto da cassa di risonanza diffondendole nell’intero Impero tant’è che esistevano culti mithraici ed iranici fino alla Caledonia al punto che Bussagli individua, nel segno del Bodhisattva, la genesi del Graal.

Ma nel IV secolo a.C. l’idea del Salvatore si era propagata ben oltre tali confini: il Maitreya era divenuto "Miroku" in Giappone mentre ad occidente si era confuso con l’Oxuartes di Diodoro Siculo e di Ctesia ed "Uxyat-Ereta" in Iran.
L’idea di un salvatore divino entrò così anche nel mondo islamico sicché gli zoroastriani sono nominati, nella Sura 22, versetto 17 del Corano tra i seguaci delle Scritture, cioè tra le "Genti del Libro".
La parte più antica dell’Avesta entrava così a far parte della Rivelazione insieme al Pentateuco ed al Corano, agli apocrifi degli Atti degli Apostoli (in particolare il "Libro della Caverna dei tesori", ed il vangelo Arabo dell’Infanzia di Gesù che ho già citato) come ebbe ad affermare lo storico arabo al-Tahari (848-923).

La complessità di queste vicende, unita alle inevitabili contraddizioni cui va incontro chi tenta una ricostruzione storica, ha indotto di recente taluni ricercatori a percorrere una nuovo strada.
È il caso di Giuseppe Badalucco in La nascita di Gesù. Egli parte dalla considerazione che i Vangeli canonici furono composti, tra il 50 ed il 100 d.C., da "autorevoli Membri della prima comunità cristiana, nell’intento di porre in luce un insieme di verità storiche e teologiche sulla figura di Gesù Cristo, accompagnando alla cronaca della vita del Messia i primi elementi della dottrina cristiana che furono successivamente oggetto di sviluppo nel momento della nascita della teologia cristiana".

Ovviamente lo sviluppo di questa teoria, si svolge sul filo dell’analisi dei testi di Matteo (1,18-25; 2,1-12; 13-15; 16-18 e 19-23) e Luca (1,1-4; 26-38; 39-45; 2,1-7; 8-20; 21-24; 28-38; 39-40).
La premessa e l’analisi condotta inducono Badalucco a concludere che i Magi "sono figure simboliche rappresentative del mondo Pagano (gentili) che si avvicina e che sarà convertito alla fede in Cristo, unico Salvatore".
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