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ARCANI ENIGMI...


PERSONAGGI DEL MISTERO: IL FAVOLOSO PRETE GIANNI
di Stelio Calabresi per Edicolaweb
parti precedenti:

NEL SEGNO DEL PRETE GIANNI »
LA CULTURA DEL SUO TEMPO »
UN RE IMMAGINARIO
Proviamo a ricostruire il quadro storico della prima metà del XII secolo.
Ad oriente l’Europa è sotto la minaccia diretta dell’Islam trionfante: Vienna è a rischio di assedio (e sarà assediata entro breve tempo).
Ad occidente gran parte della Spagna è sotto il diretto dominio del Califfato di Cordoba.
In poche parole l’orizzonte cristiano non è mai apparso più fosco. Dai tempi di Carlo Martello si attende il tracollo o un miracolo.
Poi, improvvisamente, nel 1145, si verifica qualcosa che ha proprio l’aspetto del miracolo e si riaccende la speranza di una riscossa: alla corte pontificia romana, il vescovo di Biblo (4), portò dal Libano una lettera nella quale un certo Giovanni Presbitero tracciava un "...regno cristiano al di là del mare...".
Ed eccoci al primo mistero: il latore del messaggio è stato individuato - lo si è detto - in un certo Ugo di Gebal (vescovo nestoriano del Libano islamico). I nestoriani erano cristiani fuorusciti, sconfessati dal Concilio di Efeso del 431 che, proprio in quegli anni (intorno al 1145), si erano accodati ad un capobanda mongolo che all’epoca riscuoteva molto successo (ricordate Gengis Khan e Tamerlano?): I nestoriani come grandi frange dei mongoli, erano cristiani sospetti di apostasia probabilmente fuorusciti manichei, molto vicini al mongolo di nome Ye-lu Ta-shih.
L’autore della lettera si autoproclamava "prete re" e discendente di uno dei tre Re Magi.
Nel merito, la missiva parlava di un certo Giovanni (o Gianni) che aveva di recente sconfitto i musulmani di Persia. Questo Gianni o Giovanni manifestava l’intenzione di ricongiungersi ai cristiani ormai assediati in Gerusalemme dalle truppe del Saladino.
Di fatto, l’islamico stava vivendo una fase di appannamento politico e, forse, niente sarebbe stato più opportuno di una controffensiva massiccia per minarne definitivamente l’alone di onnipotenza che lo aveva coronato dopo la crociata di Riccardo Cuor di Leone.
Alla lettera del 1145 però non seguì più alcuna iniziativa, né da parte del fantomatico Gianni, né da parte di altri, così il Saladino concluse la sua "riconquista" nell’indifferenza, o nell’impotenza dei re cristiani.
Perché non si ne fece più niente?
L’iniziativa di Gianni era forse stata un episodio di guerra psicologica degli islamici destinato a seminare lo scoramento fra i crociati? E perché poi?
I musulmani erano già in vantaggio e da una mossa del genere unico a poterne trarre svantaggio era solo il Saladino che ne veniva frenato.
Ovvero c’era stato un ripensamento da parte di questo enigmatico Prete Re? Erano forse mutate in maniera sostanziale le condizioni nelle quali era maturata l’offerta? O piuttosto si era trattato di una montatura propagandistica portata avanti da un cristianesimo con l’acqua alla gola?
Sono tutte domande lecite che, purtroppo, non potranno avere una risposta certa.
Sotto il profilo della critica storica postuma possiamo unicamente constatare che nella lettera l’occidente cristiano desiderò, o piuttosto, volle vedere la profferta di un potenziale alleato che probabilmente non esisteva.
Mi è stato possibile, in altri termini, verificare che, nel corso dei quattro secoli nei quali si è sviluppata e cresciuta la "storia" di Prete Gianni, si sono rincorsi due atteggiamenti:
- Lo scetticismo sia sulla lettera (5) che sul personaggio (6).
- La commistione con il Paradiso terrestre non giocò affatto a favore del Presbitero.
Sta di fatto che il Regno misterioso perse ogni possibile contatto con il verosimile ed iniziò a spostarsi inseguendo una frontiera che le scoperte geografiche spostano prima ad est per relegarlo alla fine in Africa tra i leoni di un mondo inesistente. E fu la fine per Prete Gianni prima ancora che qualcuno potesse pensare a qualcosa di più serio.
C’è da dire che la posizione fideistica acquistò credito quando, nel 1221, il vescovo di Acri (7) comunicò al Pontefice che "...un indiano chiamato David... [forse lo stesso Gengis Khan?] veniva considerato un pronipote di Prete Gianni".
Ebbene, sembra del tutto lecito chiedersi quale fosse la natura del contenuto della lettera: se aveva lo scopo di alimentare una leggenda, come era nata? Era un parto della fantasia come sostennero taluni (forse i soliti maldicenti), o c’erano elementi di verità?
La storia che mi accingo a narrare segue, probabilmente, un percorso fantastico; ma non si può affermare che consegna certi elementi storicamente inconfutabili. Ad esempio:
- i musulmani, in Persia, erano effettivamente stati sconfitti in battaglia proprio prima che le notizie sul Prete Gianni si diffondessero in Europa; la battaglia ebbe luogo nel 1141 nei pressi di Samarcanda ed i mongoli di un certo Gur-Khan avevano sopraffatto i Musulmani;
- c’erano gruppi più o meno numerosi di cristiani sia in Asia centrale che in India;
- esisteva effettivamente un impero cristiano in Africa, nella regione etiopica.
Note:
4. è strano come nella vicenda di Prete Gianni compaia con tanta frequenza il Libano: sembra quasi che l’intera vicenda ruoti intorno ad un movimento di opposizione interna all’Islam. Si tratta forse di un movimento di opposizione collegato alle Crociate in corso?
5. Molto probabilmente un atteggiamento negativo sulla lettera deve attribuirsi alla circostanza che, ben presto, cominciarono a circolare edizioni chiaramente apocrife che furono contestate dalla steso Marco Polo il quale ebbe modi verificarne in loco la scarsa attendibilità. Per il veneziano il Prete Gianni è uno sconfitto, una quasi nullità ignorato anche da Gengis Khan che lo avrebbe umiliato in battaglia. Né più lusinghieri sono i giudizi di Ricoldo da Montecroce autore del "Libro della peregrinazione nelle parti d’oriente". D’altra parte l'"Itinerario" di Guglielmo di Rubruck descrive il regno di Prete Gianni come una terra desolata di pastori e Prete Gianni ha un fratello idolatra che viene sconfitto in battaglia da Gengis Khan senza sollevare molti rimpianti.
6. Quando divennero chiare le commistioni con le vicende di S. Brendano (altro presunto eroe del X secolo).
7. Odierna Akkra.
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