UN GIALLO DELLA STORIA: IL MISTERO DEI BACCANALI
NELLA ROMA DEL II° SECOLO a.C.
di Stelio Calabresi
per Edicolaweb
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RELIGIONI MISTERICHE: IL CULTO DI DIONISO-BACCO ED I BACCANALI »
L’AFFAIRE BACCANALI »
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I CULTI MISTERICI E L'IMPATTO SOCIALE »
I RITI BACCHICI ED IL SENSO MORALE ROMANO »
LA SCOPERTA DELLA MACCHINAZIONE »
CARATTERISTICHE "POLITICHE" DEL CULTO BACCHICO »
PROCEDURA SENATORIA E RISULTANZE DELL'INCHIESTA SENATORIALE »
NATURA E MOTIVI DELLA REPRESSIONE »
CATONE IL CENSORE ED I BACCANALI »
CATONE IL CENSORE E PUBLIO CORNELIO SCIPIONE L'AFRICANO »
APPENDICE 1:
BACCO, BACCANTI, EVOHÉ

Bacco
Il Termine Bacco è Greco (Bakcos), corrisponde al latino Bacchus.
Quasi a conferma della sue origini asiatiche, la parola nasce dal sanscrito "bag", "bhaga" = dio. Questi termini in greco corrispondono a "baca" e "bakca" = festa religiosa (in sanscrito "vakh", armeno "vakhel", irlandese "bogh-aim" tutte con lo stesso significato). Da notare che in greco esista anche il verbo "bakceuw" (= agito violentemente) cui corrisponde il gaelico "bakh" = ebbro, irlandese "bakh-aim" = ubriacare.
Per altri il termine deriverebbe da radici che significano strepitare, vociare: come il sanscrito "bukk" = gridare, l’armeno "buka'" = che grida.
Dioniso fa parte delle divinità olimpiche della Mitologia greca: era figlio di Zeus e di Selene, dio del vino e dell’ebrezza.
Nelle più antiche leggende e nei culti arcaici spesso si parla di un androgino dalla testa di toro, detto "Bacco Taurocefalo" (30).
Nel medioevo troviamo una sopravvivenza del Bacco Taurocefalo nella raffigurazione di "Bacco acheronteo" o "Satana taurocefalo" che sarebbe stato venerato dalle streghe nei loro Sabba: si tratterebbe, in effetti del "Baphomet" della cui venerazione vennero accusati i templari.
La veste di Bacco, dei suoi sacerdoti e dei suoi seguaci era costituita da una pelle di cerbiatto detta Nèbride (dal greco "Nhbros" = cerbiatto).

Le Baccanti
Secondo Schuré erano eredi delle sacerdotesse druidiche, adoratrici della triplice Ecate, evocatrici di Bacco ipogeo, androgino dalla testa di toro.
Si trattava di figure muliebri che facevano parte dei cortei e dei riti bacchici. Ebbre, venivano invasate dal Dio che se ne serviva per atti osceni. Durante i cortei, ben presto divenuti riti fallici, esse avanzavano al grido di Evohé.

Evohè
Era il grido delle baccanti.
I nostri insegnanti di greco ci dicevano che questa parola non aveva traduzione.
Innanzi tutto, sotto l’aspetto esoterico, Schuré (ne "I grandi iniziati") gli attribuisce la portata di grido sacro degli iniziati.
Sotto l’aspetto esoterico e steganografico mi sembra corrispondere all’acronimo ebraico "Jod-He-Vau-He" ebraico dove:
- Jod (= Simbolo di Dio/Osiride) indicava la divinità;
- He-Vau-He l'eterno femminino e la triade cosmogonica (ogni lettera corrispondeva, in altri termini ad un ordine delle scienze; le arti del Jod, sia in Mosè che in Orfeo, erano riservate agli iniziati del primo grado sempreché cercassero di mobilitare l'interesse del popolo attraverso la poesia, le arti ed i simboli viventi di tali scienze: per questo l'evohè era il grido sacro delle cerimonie dionisiache alle quali, oltre agli iniziati, erano ammessi anche i semplici aspiranti ai Misteri Minori);
- In quanto tale era derivato dal Libro dei Morti: Osiride dice "io sono chi sono" che, nell’edizione greca della Bibbia (quella dei LXX), diviene "egw eimi o wn" (io sono colui che è);
Infatti, a mio avviso, il Greco "euoi" è un anagramma di "ieou"; esso, a sua volta è l'acronimo di:
- - i = egli
- - e = è
- - o = colui che
- - u = è [triplice come le tre gambe della U: uno e trino]
Analogamente, in rapporto con l'ebraico IHVH (= Geova) diviene l'acronimo di:
- "Iod" = I = egli
- "He" = E = è
- "Vau" = V = colui che
- "He" = E = è
Sia in egizio che in Ebraico, che in Greco tutti questi acronimi esprimono il mistero dell'unità e trinità di Dio.

Note:
30. Viene menzionato nel XXIX inno orfico. Secondo Schuré (I grandi iniziati) il Bacco Taurocefalo, di origine popolare, non ha nulla a che vedere col Bacco della tradizione Orfica dove la divinità si trasfigura per rappresentare il Dioniso celeste, simbolo dello spirito divino.