UN GIALLO DELLA STORIA: IL MISTERO DEI BACCANALI
NELLA ROMA DEL II° SECOLO a.C.
di Stelio Calabresi
per Edicolaweb
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CATONE IL CENSORE E PUBLIO CORNELIO SCIPIONE L'AFRICANO
Questa politica perseguita dai dirigenti romani - di fatto - era basata sulla comunanza di interessi di due gruppi (quello della vecchia e della nuova aristocrazia).
All’interno del blocco dirigente, esteriormente compatto, non mancavano però motivi di attrito sia politici che culturali; il che portava alla messa in campo di forze antagoniste.
L’affaire dei Baccanali va giusto ad inserirsi in uno di questi conflitti nei quali le fazioni sono rappresentate da figure contrapposte emblematiche: Catone il Censore e la "gens" degli Scipioni.
Publio Cornelio Scipione detto "l’Africano", e il fratello Lucio, erano stati, i protagonisti della seconda guerra punica. In particolare Publio, dopo la vittoria di Zama, era divenuto un soggetto dall’individualismo esasperato che in qualche modo sfuggiva ai vecchi schemi. Peraltro il più famoso degli Scipioni era imbevuto di cultura greca (oggi si definirebbe un progressista).
Esattamente al vertice opposto, Marco Porcio Catone (il conservatore), era il campione della tradizione, schierato contro le manifestazioni estreme della società nuova: per quanto esercitasse il commercio (tramite prestanome) ufficialmente esecrava il lusso e la Grecia, patria di tutte le possibili forme di corruzione.
Nel 187 a.C., Catone riuscì a liberarsi degli Scipioni e della loro "grecomania"; Eletto censore, aveva dato vita ad un programma di moralizzazione pubblica e privata (oggi diremo "questione morale" o "mani pulite"). Agli occhi di Catone i Baccanali, per giunta greci di origine, erano il meglio della "corruzione". A partire dal 186 a.C. divenne difficile sottrarsi alla rivalità maniacale di Catone.
Catone era imbattibile quando si trattava di lanciare il sasso e nascondere la mano. Anche in questo caso, infatti, le prove dell’esercizio di una regia da parte sua sono labili almeno quanto suggestive: sappiamo che Catone scrisse l’orazione "De coniuratione", (e, guarda caso, i Baccanali furono considerati appunto una "coniuratio"): ma di quest’opera conosciamo solo il titolo e poco più.
Esiste un indizio maggiormente probante, valido ai fini di determinare quale fosse la posizione di Catone: un estensore del "Senatusconsultum de bacchanalibus" fu L. Valerius, identificabile con Lucio Valerio Flacco, amico e collega di Catone nell’esercizio della magistratura.
Tornando alla questione "baccanali" possiamo senz’altro ritenere (mancano le prove concrete inoppugnabili), sulla sola base di una valutazione della ideologia politica catoniana che:
- la Grecia non fu il vero motivo della repressione, né lo fu la follia dionisiaca;
- il vero pericolo, per il conservatorismo della classe senatoriale, stava proprio nella aggregazione di masse di disadattati (comprese donne e schiavi) ed era questo che poteva diffondere allarme e agitazione sociale.
In altre parole la soppressione dei Baccanali non fu determinata certo dalla loro origine straniera (infatti gli adepti del culto di Cibele, non subirono restrizioni o persecuzioni di sorta sebbene i riti dei suoi sacerdoti non fossero né meno "selvaggi" né meno scandalosi di quelli di Bacco).
La vicenda dell’antagonismo di Catone e degli Scipioni sembra una spiegazione valida della differenza di trattamento tenendo presente che, allontanato P. Cornelio Scipione (29), il culto bacchico non venne poi soppresso: il senato non aveva alcuna intenzione di eliminare il fondamento stesso del culto che consisteva nella volontà del dio di essere venerato a modo suo.
Si continuò così a venerare Bacco anche dopo che erano state sciolte le associazioni private del suo culto, ma, stavolta, sotto il controllo di sacerdoti ufficiali.
In questa maniera si evitò di coinvolgere la divinità nella repressione dei suoi seguaci, mentre si integrava la massa degli iniziati in un culto "addomesticato". Così le celebrazioni Bacchiche proseguirono a Roma e in Italia anche dopo il 186 a.C. (come dimostra l’iconografia e le fonti letterarie di età repubblicana).
Peraltro, durante l’età di Cesare, il culto bacchico visse addirittura una seconda giovinezza.
Nel II secolo, infatti, esistette un vero e proprio collegio di iniziati e, in una lista di Muscolo (in pieno Lazio), è stato trovato un elenco di cinquecento nomi di adepti, schiavi e liberti.
Esistono, peraltro, numerose rappresentazioni su sarcofagi e affreschi (ancor oggi sonno celebri gli affreschi della cosiddetta "Villa dei misteri" di Pompei), caratterizzati da simboli dionisiaci.
Quella del 186 a.C. fu esclusivamente un’operazione politica.

Note:
29. Isolatosi volontariamente a Liternum, sulle sponde del lago che oggi si chiama "di Patria", nel napoletano.