UN GIALLO DELLA STORIA: IL MISTERO DEI BACCANALI
NELLA ROMA DEL II° SECOLO a.C.
di Stelio Calabresi
per Edicolaweb
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CATONE IL CENSORE ED I BACCANALI
È chiaro che a Roma i Baccanali non "godessero di buona stampa" soprattutto tra i "ben pensanti". Probabilmente il grado di popolarità medio è ben espresso dal commediografo Plauto. Nelle sue commedie li deride per la loro carica di volgarità, per il chiasso, l’invasamento, e per l’ostilità verso gli estranei.
Pressoché identica la valutazione del console Postumio nel discorso, riportato da Livio, con cui comunica al popolo le decisioni senatorie.
Il tono della narrazione è, oserei dire, di stile giornalistico: allarmistico quanto basta ma, nello stesso tempo, contraddittorio. Che fine ha fatto la segretezza di cui Livio ha tinto i Baccanali? Dove è finita la segreta "perduellio"?
Livio attribuisce a Postumio queste parole: "...voi sapete non solo per sentito dire, ma per lo strepito e per gli ululati notturni che risuonano per tutta la città, che ci sono i Baccanali: da un pezzo in tutta l’Italia e ora anche a Roma in molti luoghi; peraltro non sapete di cosa si tratti: e alcuni credono che sia una religione, altri un gioco o uno scherzo permesso".
Il fatto è che i Baccanali erano un segreto "di Pulcinella": Postumio era perfettamente consapevole del fatto che stava parlando ad una nuova maggioranza di persone che - magari senza reagire - guardava con fastidio al rumore dei Baccanali.
Questa maggioranza accoglieva con favore la decisione del Senato di "scoprire" la congiura.
Ipotesi - questa - confermata autorevolmente dalla testimonianza di Marone riportata da Sant’Agostino nel suo "De civitate Dei" (6, 9): l’erudito avrebbe dichiarato che: "I Baccanali vengono celebrati con tale follia, che non si possono compiere cose simili se non da menti turbate. Ma esse in un secondo tempo dispiacquero ad un senato più sano di mente (sanior) che comandò di abolirle."
E avrebbe aggiunto: "dopo molti anni il senato arrossì della loro furiosa scelleratezza, sicché proibì di celebrarli in Roma".
I passi di Varrone e di Livio in pratica ci dicono che nell’ultimo scorcio dell’età repubblicana, la repressione dei Baccanali venne decisa dalla "nuova" maggioranza che si era creata in senato, maggioranza che era considerata "sana".
Questa considerazione ci porta alla conclusione che:
- per molti anni le associazioni bacchiche erano state tollerate e che
- nella decisione di abolirle si deve vedere l’espressione di una differente scelta politica.
Ma è arrivato il momento di sciogliere il dilemma di chi stesse dietro l’affare dei Baccanali.
Non a caso abbiamo parlato di una scelta politica. E non v’è dubbio che la nuova tendenza politica, (espressa nella volontà di creare nuovi strumenti repressivi e autoritativi) ebbe come ispiratore Catone il Censore che potrebbe essere considerato il padre spirituale di una tendenza dichiaratamente di tipo "reazionario". Quindi, a nostro avviso da Catone discendeva la volontà di reprimere ogni manifestazione religiosa sulla base di una astratta, quanto potenziale e forse pretestuosa valutazione di "pericolosità" (28).
Dobbiamo anche dire, onestamente, che la prova di questa asserzione è testualmente inesistente e risiede piuttosto nell’analisi storica generale del periodo in cui si svolsero i fatti analizzati.
Infatti teniamo conto che la politica perseguita da Roma fino alle guerre puniche era una politica di tipo imperialistico, ma comunque appoggiata:
- dalla nobiltà senatoria (composta da antiche famiglie patrizie e plebee, la cui ricchezza era soprattutto terriera); questa di fatto deteneva il potere politico perché esercitavano il "cursus honorum" e cioè le magistrature;
- dalla classe equestre (cioè il ceto del nuovo capitalismo formato da soggetti di imprese che avevano collegato le proprie fortune alla politica espansionistica a danno di altre potenze mediterranee: vale a dire Cartagine, Grecia, Macedonia ed assira).
Note:
28. Del Resto Catone esprimeva un atteggiamento politico coerente; non possiamo certo dimenticare il suo famosissimo "delenda Carthago".