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ARCANI ENIGMI...

 
UN GIALLO DELLA STORIA: IL MISTERO DEI BACCANALI
NELLA ROMA DEL II° SECOLO a.C.

di Stelio Calabresi
per Edicolaweb

 
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IL QUADRO STORICO DI RIFERIMENTO »

RELIGIONI MISTERICHE: IL CULTO DI DIONISO-BACCO ED I BACCANALI
Quando parliamo di religioni, antiche o moderne che siano, dobbiamo operare una grande distinzione.
Esiste un gruppo di religioni che definiamo "positive" o "rivelate" (che comprendono la maggioranza dei culti praticati) od anche "codificate".
Apparentemente non hanno alcunché di misterioso o segreto; i culti sono esercitati alla luce del sole senza preclusioni per particolari categorie di persone. Precetti e regole di vita e del culto, sono contenute in Libri Sacri rivelati dalla divinità direttamente a particolari soggetti della rispettiva storia (profeti, giudici, sacerdoti) che ne curano la stesura e la divulgazione.
Comprendiamo in questo gruppo l’ebraismo, il cristianesimo, l’Islam (2), ma anche l’Induismo, il Taoismo, lo Scintoismo etc.
Quando invece parliamo di "religioni misteriche" di fatto ci riferiamo soprattutto a particolari forme antiche di culto, nelle quali esiste una o più divinità, prive di connotazioni istituzionali, nella totale assenza di "rivelazione" o "dogmatismo", la cui diffusione si attua attraverso l’iniziazione.
Non si tratta di culti diffusi e istituzionalizzati in maniera massiva, ma, piuttosto, di forme cultuali individuali o praticati da gruppi ristretti.
Caratteristiche comuni dei culti misterici sono la segretezza e le connotazioni rituali (3). Tipico l’atto dell’iniziazione che conferisce al "neofita" la qualifica di "adepto" nel quale il termine "mistero-misterico" viene utilizzato come sinonimo di "segreto", di "vicenda inspiegabile" o, ancora di "verità non rivelabile".
Per quanto la terminologia antica implichi l’idea di segretezza, non esaurisce il concetto del "culto misterico". Il vero significato semantico del termine ruota intorno all’ètimo greco della parola "musteria". Pur essendo anche questa abbastanza oscura, in ogni caso si collega al concetto di iniziazione (si veda, ad esempio, il verbo greco "muw-muein" "iniziare" ed i sostantivi "muesis", "iniziazione", e "mustes", "iniziato" tradotti in latino con i corrispondenti "initia", "initiare" e "initiatio").
Sembra pertanto accettabile l’idea che i misteri corrispondessero e si esaurissero nei riti di iniziazione, concetto al quale si unì successivamente la dimensione della segretezza.
Orbene, se gli "iniziati" erano tenuti alla riservatezza (4), risulta impossibile ricostruire il contenuto e la vera natura dei riti misterici: scarsissime e approssimative sono, infatti, le fonti antiche cui è possibile far capo e che ci parlano di questi culti (5).
La cerimonia di iniziazione, di solito consisteva in un percorso inevitabile e, più o meno, irto di difficoltà che vincolava gli adepti al Dio; le iniziazioni erano tante quanti erano i vari gradi (il neoplatonico Teone di Smirne ne descrive cinque).
Tuttavia l’iniziazione possedeva una caratteristica aggiuntiva: quella della "soteriologicità": ciò significava che le iniziazioni ed i riti misterici proponevano una progressiva "salvezza" dell’iniziato attraverso il suo rapporto individuale con la divinità e senza il tramite e la mediazione del sacerdote.
Ebbene, il culto mistico di Dioniso-Bacco non sfuggiva a queste regole: Dioniso era una divinità molto antica (che sembra appartenere al pantheon indiano pre vedico; in oriente Dioniso era noto come Iacco), eroe e protagonista di una leggenda complessa e ricca di spunti esoterici. Era conosciuto da Omero, che lo descrisse con gli attributi che gli sono tipici; egli lo inserisce tra gli dei Olimpici.
Il suo culto è, attestato nell’area culturale micenea già alla fine del II millennio a.C., e probabilmente era arrivato in occidente lungo la cosiddetta strada del vino, ad opera della prima ondata di invasione indo-ariana.
La mitologia esiodea narra che Dioniso, figlio di Zeus e di Semele, sarebbe stato partorito da una coscia del padre, nella quale era stato cucito alla morte della madre che non era riuscita a completare la gravidanza (6).
Quasi voler dar credito alla teoria delle proprie origini, diventato adulto, Dioniso cominciò le proprie peregrinazioni tra Grecia ed Oriente.
Durante tali peregrinazioni introdusse in Grecia la vite ed il vino.
Fu perseguitato da Era, moglie di Zeus, gelosa e vendicativa, che lo rese pazzo.
In Frigia, venne guarito da Cibele e venne iniziato ai suoi misteri. Tornato in Grecia, vi introdusse le proprie feste iniziatiche: i Baccanali.
Nella sua essenza Dioniso-Bacco è una divinità enigmatica e contraddittoria.
I suoi mysteria ne rivelano appieno il carattere esclusivistico.
Per un’iscrizione di Cuma (risalente alla prima metà del V sec. a.C.) si legge che i profani, non iniziati, non possono riposare in quel cimitero: "nessuno ha diritto a riposare qui se non è un iniziato di Bacco".
Siamo tentati di dire che, proprio tale esclusivismo segnò le sorti del culto romano perché il senato - l’affermazione è di Tito Livio - vide nei seguaci di Bacco "quasi un altro popolo" (Liv. cit.13.14).
Quanto alla natura contraddittoria sembra che fin dalle origini, Dioniso sembra avere avuto nel culto due caratterizzazioni che, volta per volta, prevalevano nei diversi tempi e luoghi in cui il dio era venerato.
Da un lato Dioniso impersonò la natura che muore e rinasce (l’eterno ciclo di vita e di morte). Questo segno naturalistico, tipico della cultura di popolazioni rurali, si trasformò in un simbolo spirituale secondo cui il ciclo di rinascita e di morte del dio garantiva ai seguaci salvezza e immortalità. Tuttavia in questa veste Dioniso venne ben preso sostituito da Proserpina.
Nella seconda veste Dioniso fu un dio popolare ed orgiastico del vino e della vegetazione selvaggia. Venerato con danze frenetiche, "possedeva" i seguaci ai quali comunicava un entusiasmo estatico, folle, che esprimeva gioia, libertà e tutte le speranze di una vita felice oltre la tomba (7).
In questa seconda veste Dioniso fu il punto di riferimento del culto salvifico che si propagò dalla Grecia alle coste del Mediterraneo ellenizzato finché giunse a Roma agli inizi dell’età repubblicana.
Qui giunto Dioniso si sovrappose e si confuse col dio autoctono italico "Liber" e venne venerato in un tempio sull’Aventino insieme a Cerere e Libera. Tuttavia a seguito di questa confusione a Roma si salvò la sola connotazione agreste che, del resto, era quella del Dioniso delle origini; nel contempo perse la connotazione misterica.
Com’è, allora, che arriviamo ai Baccanali?
Per comprenderlo dobbiamo fare un passo indietro nello spazio perché Dioniso aveva conservato la connotazione misterica in tutta la Magna Grecia (soprattutto a Taranto, Locri ed altre città a partire dal V secolo a.C. dove fu associato a diverse dottrine escatologiche.
Così caratterizzato, tra il IV ed il III secolo, il culto passò in Sicilia, in Campagna e in Etruria.
In sostanza, già prima della seconda guerra punica (ultima metà del III sec.: 218 - 202 a.C.), Roma era di fatto circondata da territori in cui era diffuso il culto di Dioniso nella forma misterica.
Nel corso della guerra il culto misterico si diffuse anche nella res pubblica, probabilmente a causa degli spostamenti in massa di profughi e di prigionieri originari delle regioni meridionali.

Note:
2. In una parola le religioni dei popoli del "libro".
3. Oggi li definiremmo "Sette" o "consorterie".
4. Si tratta del cosiddetto "mistero esoterico": l’iniziato che ricevesse l’illuminazione non potrebbe rivelarlo neppure se trovasse le parole per farlo. Questo ci spiega la necessità di fare ricorso al simbolo per richiamare alla mente dell’interlocutore una immagine per rendere un concetto indefinibile. Siamo, in altri termini, nel campo tipico del metalinguaggio ovvero della steganografia.
5. Oltre ai culti ufficiali divinità intestatari di cuti misterici più importanti furono Dioniso, Orfeo, Demetra e Kore (in Grecia), Iside (in Egitto) Cibele e la Grande Madre (in Asia Minore), Mitra (in Persia, nell’attuale Iran).
6. Hera, a conoscenza delle tresca amorosa di Zeus e Semele, convinse quest’ultima a far sì che Zeus le si mostrasse in tutta la sua divina maestà. Semele ne rimase arsa ma il figlio nascituro si salvò e Zeus dovette provvedere al completamento della gestazione prestando la propria coscia a mo’ di utero.
7. I suoi cultori somigliavano un po’ ai cultori di Mevlana della danza vorticosa.

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