CONSIDERAZIONI SULLA "MAGIA":
LA MAGIA TRA ISIDE E ZOROASTRO
di Stelio Calabresi
per Edicolaweb
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MAGHI E MAGI
Nella concezione storica il termine "mago", nella forma plurale "Magi", indicava essere cosa diversa dal "mago", nella forma plurale Maghi. Di questi ultimi abbiamo già parlato.
Magi erano i sacerdoti medio-persiani e il termine indicava genericamente l'uomo sapiente. Questa concezione faceva sì che il concetto di magia venisse riportato al suo originario significato etimologico. In esso venivano infatti introdotti gli attributi della divinità, quelli dell'uomo deificato e quelli della trascendenza (ad esempio la divinità indiana Mahadeva significa "sacerdote-dio" e "grande Dio", ovvero "verità-Dio"). Ne consegue che solo in senso molto lato il termine indicava coloro che esercitano la magia (plurale maghi).

Nella forma abitualmente nota, la parola ci è pervenuta dal greco Makoi. Storicamente essi divennero noti come iranici di cultura Zoroastriana, indovini cui, secondo la testimonianza di Clemente di Alessandria (in Stromata), venivano attribuite straordinarie conoscenze astrologiche. Nel lungo arco di tempo della loro storia finirono con l’acquistare le caratteristiche negative che, per solito, caratterizzano i "maghi": le lusinghe e le ambiguità della loro scienza li fecero diventare Magousaioi, Yâtucân o Hashishin.

Nonostante la loro attesa del "Messia" più che alla tradizione cristiana la posizione dei Magi può essere accostata all’attesa del Sausyant, inviato del dio Mithra cioè l’atteso sia dello Zoroastrismo che del mithraismo di volta in volta individuato nel Soccorritore, Salvatore, Messia, Buddha del futuro e Bodhisattva Maitreya.
Ma la leggenda dei Magi finì col generare prodotti del tutto insospettabili: l’Atteso, attraverso le legioni romane, tra il II ed il III secolo d.C. si diffuse nell'impero romano fino alla Scozia e, sull’altro versante, fino alla Cina.
Il principale simbolo del Bodhisattva, il vaso che contiene la bevanda dell'immortalità, in Scozia si trasformò nel Graal; all’altro capo del mondo Maitreya dette vita al Miroku Giapponese, mentre, nelle altre parti dell’Impero, nel corso del IV secolo, determinò la comparsa dello Oxuartes di Arriano e di Diodoro Siculo, all'iraniano Uxyat-Ereta.

I Magi, nelle loro più estreme manifestazioni finiscono col confondersi con l’Alchimia e con l’occultismo.
Al primo aspetto si legano per la loro conoscenza delle forze simbolizzate dal fuoco pantomorfo ("Leone Celeste" o "Ignis innaturalis" della tradizione alchemica) e la padronanza del potere creativo ed evocativo della parola (E. Schuré, "I Grandi Iniziati", che riporta anche estratti della "Teurgia di Proclo").
Nell'esoterismo gnostico di ispirazione rosa+crociana, i Magi della tradizione cristiana divennero i rappresentanti delle tre razze: bianca, gialla e nera tutte unite nella ricerca del Salvatore come affermò Max Heindel ("Il Mondo magico dei Rosacroce").

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