CONSIDERAZIONI SULLA "MAGIA":
LA MAGIA TRA ISIDE E ZOROASTRO
di Stelio Calabresi
per Edicolaweb
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L’ATTEGGIAMENTO DELLA CHIESA
Ma da dove scaturisce l’atteggiamento persecutorio della Chiesa rispetto ad un fenomeno che era stato già definito di mera superstizione?
In effetti la Chiesa ebbe, fin dalla origini, il problema dell’esistenza di libri apocrifi (cioè di libri non rivelati). Stranamente il problema si acuì proprio quando sembrava chiuso con la definizione - sia ad opera dei giudei che dei cristiani - del cosiddetto "canone".
Tuttavia, fino al 1233 (anno di creazione della Santa Inquisizione) non esistette una vera "politica" di lotta a questo tipo di letteratura. Si osteggiò questo o quel libro di magia o di stregoneria perché, alle origini era generalizzato un atteggiamento di tolleranza verso la magia - come verso la superstizione, in parte indotto della Bibbia (nel Corano è tollerata la sola superstizione).
A ben considerare appare rilevante sottolineare che buona parte delle tradizioni magiche (soprattutto la pratica delle cosiddette "fatture") proviene dal Vicino Oriente pagano (tipico è il cosiddetto "occhio greco", amuleto di smalto, che allontana le fatture recitando la formula:

"Ein al hasod tibla belama"
(= che l'occhio che mi invidia si spenga).

Non a caso, più o meno nello stesso periodo (tra la fine del XIII e l’inizio del XIV sec.), si definisce in Spagna il mazzo di Tarocchi che dedica al Mago ed al suo immaginifico mondo, la Carta del "Bagatto".

La radicalizzazione di una vera e propria posizione di lotta ebbe luogo solo a partire dal 1557 (con la bolla di Gregorio IX istitutiva dell’"Index Librorum Prohibitorum") e dal 1575 (con l’istituzione da parte di Papa Pio V, della "Congregazione dell'indice", comitato di censori sopravvissuto fino al 1917: è a questa Congregazione che si deve l’iscrizione nell'indice, tra le altre, delle opere di Raimondo Lullo, Cornelio Agrippa, Gerolamo Cardano fino a comprendervi opere letterarie che non avevano nulla a che vedere con la magia come quelle di James Joyce).
Le ragioni di tale mutamento di atteggiamento sono abbastanza chiaramente ricavabili dal seguente passo di Cornelio Agrippa che vi intravede chiare sopravvivenze di origine pagana:

"Allorché qualcuno con voti e incantesimi invoca il sole o altre stelle, pregandoli affinché siano d'ausilio all'opera desiderata, il sole e le altre stelle non odono le sue parole, ma sono mossi in una certa maniera da una certa congiunzione ....; ragion per la quale le parti del mondo sono reciprocamente subordinata l'una all'altra e hanno un reciproco consenso a cagione della loro unione. Come nel corpo di un uomo un membro si muove percependo il movimento dell'altro, così, quando qualcuno muove una qualsiasi parte del mondo, altre parti si muovono alla percezione del movimento di quella. La conoscenza dunque della dipendenza delle cose l'una dall'altra è il fondamento di tutta la meravigliosa operazione che è di necessità richiesta per l'esercizio del potere di attrarre virtù superiori."

Le opinioni al riguardo sono varie e difformi: ad esempio per il Levi la proscrizione della magia avrebbe avuto luogo "...a causa delle profanazioni e dell'empietà degli gnostici ... I processi ai Templari acuirono la rottura e, dopo quel periodo, ridotta a nascondersi nell'ombra per meditare la sua vendetta, la magia proscrisse a sua volta la Chiesa ... Più prudenti degli eresiarchi ... gli adepti dissimularono il loro risentimento e la loro dottrina; si legarono tra di loro con giuramenti terribili."

Qualunque ne fosse la causa, la posizione di intransigenza della Chiesa fece fare alla magia (ed alla stregoneria) un vero e proprio salto di qualità, facendola uscire dall’anonimato della superstizione dove si era comunque conquistate talune benemerenze. Infatti, come ci ricorda Peter De Rosa (ne "
I vicari di Cristo") la magia, in quanto superstizione, "...è sempre stata una costante nel viaggio dell'uomo dall'ignoranza alla cultura".
Nella Chiesa dei primi tempi il canone si limitava a suggerire che ai fedeli si spiegasse che magia era sinonimo di superstizione come espressamente sottolineato dal Concilio di Ancyra del 314 (conformi le dichiarazioni dei canonisti Regino, Burcardo ed Ivo).
La prima, brutale inversione di tendenza si ebbe, in effetti, con la citata bolla di Gregorio IX del 1233.