CONSIDERAZIONI SULLA "MAGIA":
LA MAGIA TRA ISIDE E ZOROASTRO
di Stelio Calabresi
per Edicolaweb
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LA TERMINOLOGIA DELLA MAGIA
("SUPERSTIZIONE", "MAGIA", "SCIAMANO")
La parola "superstizione" ci proviene dal latino "superstes" (= ciò o colui che sopravvive). L’occultista Eliphas Levi, nella sua "Storia della magia", chiarisce che con questa parola ci riferiamo, normalmente, "alle forme religiose che sopravvivono alle idee perdute, che hanno ragion d'essere in una verità che non si riconosce più come tale o che è stata trasfigurata nel tempo".
Si pensi, ad esempio, al culto della dea Venere che sopravvive nella parola "venerdì" (era il giorno a lei sacro); nella considerazione del carattere infausto del venerdì; d’altro canto nel venerdì sopravvive il ricordo dei misteri della morte (i Giudei, ed i napoletani, ritenevano che in tale giorno non si dovesse dare inizio ad alcuna opera); nel carattere infausto del numero 13 (al punto che negli USA il numero non compare nella numerazione dei piani di un edificio) è la sopravvivenza del suo significato Kabalistico (rappresenta la morte) e così via.

La parola "Magia" ci è giunta attraverso il greco "mageia" e questo, a sua volta deriva da due radici sanscrite: "ma" e "ghe". Della prima radice ritroviamo traccia nel pelvico "mag", "meg" (= sacerdote) che corrisponde allo zendo "maz" (= grande, Dio), "maga" (= grande) ed al sanscrito "mah", "magha" (entrambi nel senso di grande). Si noti anche che in sanscrito "maja" significa intelligenza e trova la base nel radicale ario "mâ" (= pensare, creare). La seconda radice indica, per converso, la Terra; da qui il significato greco della Magia intesa come riferita alla Madre Terra.
La Madre Terra (proveniente dal nome anatolico della divinità Kubàla o Kubàba) divenne, in prosieguo di tempo, Cibele, icona della fertilità della natura, alter ego al femminile del toro primordiale che rappresentava la forza fecondatrice. Nel mito emerge la caratteristica matriarcale delle società e delle culture primitive: perché l’elemento femminile - attraverso la procreazione - costituiva la garanzia della continuità delle specie che veniva celebrata nei misteri eleusini.
Il rapporto con la Madre Terra era sia fisico che intellettuale e consentiva all’uomo, per il tramite dello sciamano, il contatto col divino. L’uomo preistorico lo sacralizzò con la venerazione delle pietre considerate "ossa della Terra". Le culture ed i grandi monumenti megalitici - da Stonehenge a Tiahuanaco - erano tutte incentrate su questa venerazione; nei megaliti si incarnava la possibilità di stabilire un vero e proprio contatto fisico con la forza [ri]generatrice della Madre Terra.

"Sciamano", viceversa, è parola tungusa (corrispondente al turco "Bogä"). Oggi la parola indica, con valore generale, lo stregone, il "medicine-man" proprio delle culture primitive asiatiche, australiane e nordamericane. Ma, come ci dice Philippe Conrad (ne "La civiltà della steppa") le sue caratteristiche sono quelle di un guaritore e di uno specialista dell'estasi, cioè una sorta di esperienza extracorporea (si pensi a taluni fenomeni ESP come la bilocazione: appare straordinario che il cosiddetto dono dell’ubiquità sia sopravvissuto come caratteristica della santità; ricordate S. Antonio?).