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ARCANI ENIGMI...

 
I MISTERI DEI TEMPLARI:
NASCITA ED ESTINZIONE DI UN ORDINE

di Stelio Calabresi
per Edicolaweb

 
    parti precedenti:

I TEMPLARI: CHI ERANO COSTORO? »
SAN BERNARDO, HUGH DE PAYNS E L’ORDINE DEL TEMPIO »
LA FINE DELL'AVVENTURA, DAL RIENTRO IN EUROPA AL PROCESSO PER ERESIA »
ONORIO II ED IL CONCILIO DI TROYES, L'ACCETTAZIONE DEI TEMPLARI »
LA REGOLA TEMPLARE »

LA CONGIURA E L'ARRESTO DEI TEMPLARI
Se dovessimo fermarci ad una esegesi storica del fenomeno "Templare", potremmo dire di essere giunti ad un buon punto. Il che non è affatto vero.
La domanda d’obbligo è se ci sia stato un segreto e quale fosse stato questo segreto.
Qualche storico ha osservato che non si trattò di un solo segreto quanto un "insieme" di segreti il cui insieme che li condussero alla tragica conclusione del 18 marzo 1314.
Ma dietro alle fiamme del rogo, si intravedevano le figure di un re (Filippo IV), di un papa (Clemente V) e di un primo ministro (Nogaret).
Qual era il rapporto tra costoro ed i Templari, in particolare nel periodo che va dal 1306 al 1315?
Le riposte sembrano lì, a disposizione; facili da acquisire, ma - come si suol dire - guai a fermarsi alla prima taverna. I fatti di cui mi sto occupando hanno offerto il destro a molte speculazioni storiche, letterarie, esoteriche (o pseudo esoteriche).
La storia tace su molti, troppi punti. La leggenda invece parla di una maledizione e di una vendetta templare (17).
Di fatto, che cosa scatenò l’orgia di fiamme del 1315?
A prima vista non risulterebbero motivi di dubbio su quella che fu la causa scatenante dell’odio di Filippo IV e di Clemente V. Tutti sono concordi nell’accreditare la tesi della ricchezza dell’ordine per il primo e dell’inetta insipienza per il secondo.
Per la verità esistono anche altre verità sia sul piano storico che su quello esoterico. Ne sono sostenitori coloro che attribuiscono i successi militari di Terrasanta a componenti iniziatiche ed esoteriche acquisite attraverso la conoscenza di testi segreti (??).
Ed infatti sono ben noti i contatti dei Templari con sette gnostiche e cenacoli esoterici islamici. C’è, infatti, la pista degli Ismailiti, della Setta degli Assassini e di Hassan-al Sabbah (noto come il "Vecchio della Montagna") capo della setta degli Hashishin dalla quale avrebbero appreso del Baphomet e di altri tenebrosi segreti.
Che cosa avessero appreso non lo sa nessuno ed è sembrato lecito dare la stura ad una serie letterale di invenzioni più o meno fantasiose.
A me sembra che non occorra scomodare né Ismailiti né Vecchio della montagna: basta guardare molto più vicino. Nella Francia del XIV sec.
In maniera molto meno romanzesca ma molto prosaico della finanza, basterà ricordare che i Templari erano divenuti i banchieri (leggi: usurai) avendo sottratto tutti i trucchi del mestiere ai giudei. Non a caso avevano introdotto nella prassi europea degli affari la cambiale, l’assegno circolare e la lettera di credito (18).
Con questi mezzi i Templari si arricchirono perdendo di vista gli ideali iniziali (19) ma acquistando il carattere di una vera e propria milizia sovranazionale, legata solo al giuramento di fedeltà al Gran Maestro e al Papa.
Con la caduta dei Regni Latini d’Oriente, tornati in Europa i Templari furono costretti ad uscire dal loro semi-anonimato. La loro presenza cominciò così a dare fastidio.
Si aggiungano alcune circostanze che dovevano pesare quanto un macigno sulle decisioni politiche:

  • Il Papa aveva bandito le crociate non solo per liberare il Santo Sepolcro, ma anche per spostare fuori dall’Europa il terreno delle faide tra Re cristiani. Molto probabilmente credette di poter utilizzare i Templari come supermilizia Vaticana in grado di garantire la pace come forza di interposizione tra frontiere "calde" (ad esempio quella pirenaica (20) o quella russo-polacca (21)).
  • In secondo luogo il Re di Francia Filippo IV, detto il Bello, ed il suo fedelissimo ministro Nogaret, non potevano certo tollerare una supremazia papale proprio con il papa in territorio francese (22).
  • In terzo luogo il vile denaro: perché, in questo complesso quadro fatto di interessi contrapposti le casse del Regno di Francia erano vuote. Il tesoro templare poteva essere nella soluzione di diversi problemi nei quali era invischiata la Francia.
  • Infine la posizione strategia dei Templari nell’ambito della politica francese. I Templari, fortissimi a Parigi e in molti altri centri, erano divenuti di fatto un pericolo per la successione dinastica a causa del loro collegamento col Papa e dell’atteggiamento immorale delle figlie del Re (23).
Queste le cause della congiura anti-Templare. Ma per la sua riuscita bisognava spezzare il cordone ombelicale che legava il Papa all’Ordine. E Clemente V assunse, per l’occasione, la veste del burattino nella mani del Re di ferro (complice, ancora una volta, il Nogaret).
Queste considerazioni spiegano benissimo le motivazioni ed i comportamenti di tre delle parti in causa (in particolare spiegano i rapporti di Filippo IV e di Clemente V parti indispensabili nell’isolamento dei Templari troppo liberi da vincoli di natura temporale).
Però non spiega assolutamente la remissività di quegli autentici fulmini di guerra, i membri dell’ordine, al momento degli arresti.
Quando gli armigeri si presentarono nelle varie fortezze del Tempio, esse si arresero senza colpo ferire. È vero che nessun Templare immaginava che la stessa cosa stesse accadendo, in quello stesso momento, presso quasi tutte le fortezze (escluse quelle dell’Emilia, del Portogallo e della Gran Bretagna).
Possibile che ciascuna comunità attendesse l’aiuto di altre e, tutte insieme, confidassero sulla protezione incondizionata del Pontefice?
Una possibile spiegazione può essere cercata solo per Clemente V e si connette alla natura del complotto architettato da Nogaret. Questo, sul piano della fede, spuntò molte delle armi che il Pontefice poteva usare senza rimanere egli stesso coinvolto, ma la strada scelta fu talmente tortuosa e lenta da lasciare in piedi numerosi sospetti che sono purtroppo destinati a restare tali.
Né il processo né la documentazione storica sono fornire una risposta.
Nel rapporto tra Templari e Filippo il Bello sembra che una grossa parte abbia giocato la sorpresa e la fiducia, mal riposta, nelle possibilità e capacità politiche di Clemente V.
Non v’è dubbio che Nogaret gestì da par suo la regia accuratissima nella scelta dei tempi sicché riuscì a sottrarre i Templari alla giurisdizione pontificia prima che questa avesse il sentore di quanto stava accadendo.
Nogaret, dispose ed eseguì gli arresti con un tempismo senza precedenti. I primi ad esserne disorientati furono proprio gli arrestati che non riuscirono ad organizzare alcuna forma di resistenza armata.
Lo stato di confusione in cui cacciò i prigionieri fu tale che, sotto tortura, alcuni cavalieri cominciarono a fare delle ammissioni compromettenti (essenzialmente sulla sodomia, sull’adorazione del diavolo e negazione della Santissima Trinità).
A quel punto un papa - di per sé già sottomesso al volere regio - aveva già perso qualsiasi arma; né se la sentì di azzardare mosse che avrebbero potuto tradursi in uno "scisma" (24).
Particolarmente squallido si rivelò il comportamento di Jacques de Molay che si auto-accusò degli stessi misfatti. Al momento, ormai compromesso e sbugiardato, venne rilasciato. Ma l’assassinio di Ugone da Bologna, lo privò del potente aiuto dei Templari dell’Emilia e lo rese definitivamente inoffensivo: era carne da rogo anche lui.
Maestro Jacques solo sul rogo, ritrovò la fierezza del ruolo ribellandosi all’Arcivescovo di Saëns che aveva lanciato roventi accuse contro l’Ordine. Ma non potette far altro che scagliare maledizioni.
Ma è destino che nella vicenda dei Templari nessuna tessera del mosaico vada al posto giusto.
Andando a monte mi chiedo: quali furono le ragioni di tanto accanimento contro i Tempio?
Perché tanta indifferenza di tutte le parti coinvolte?
Ma anche queste sono domande che attendono una risposta.

Note:
17. Che si sarebbe esaurita solo nel 1793 con il ghigliottinamento di Luigi XVI.
18. Ai Templari si attribuisce l’invenzione di una "carta di credito" ante litteram.
19. Inutile dire delle benemerenze che acquisirono da numerose personalità dell’epoca. Basterà pensare all’inglese Riccardo Cuor di Leone - che aiutarono a fuggire dalla Terra Santa - ed ad francese San Luigi.
20. Nota zona di attrito tra cristiani e musulmani.
21. Quella che sarebbe passata nella competenza dell’Ordine Teutonico.
22. Si ricordi che nel 1303 Benedetto XI, succeduto a Bonifacio VIII, aveva trasferito la Santa Sede papale ad Avignone, ponendosi di fatto sotto la tutela del Re di Francia.
23. In particolare la principessa Margot.
24. Naturalmente le ammissioni di colpevolezza non li salvò dal rogo per il quale, in tutta fretta, vennero trasferiti al braccio secolare.
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