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ARCANI ENIGMI...

 
I MISTERI DEI TEMPLARI:
NASCITA ED ESTINZIONE DI UN ORDINE

di Stelio Calabresi
per Edicolaweb

 
    parti precedenti:

I TEMPLARI: CHI ERANO COSTORO? »
SAN BERNARDO, HUGH DE PAYNS E L’ORDINE DEL TEMPIO »
LA FINE DELL'AVVENTURA, DAL RIENTRO IN EUROPA AL PROCESSO PER ERESIA »

ONORIO II ED IL CONCILIO DI TROYES, L'ACCETTAZIONE DEI TEMPLARI
Sette anni dopo la loro istituzione (1127) Hugh de Payns si era presentato ad Onorio II per indurlo ad accettare fra gli ordini regolari quello monastico-militare dei Cavalieri del Tempio.
Le cose non andarono molto lisce perché il papa conferì al cardinale Matteo di Albano di occuparsi del caso. Ma Hugh de Payns nel contempo aveva interessato della questione Bernardo di Clairvauz.
Durane il Concilio di Troyes, il 14 gennaio 1128, Hugh de Payns venne convocato per un esame congiunto della questione.
L’Ordine, nonostante la parola del vangelo, esaltava la gloria di Cristo nel sangue degli infedeli; eppure l’Ordine venne ratificato. Probabilmente la ragion di stato prevalse sui problemi di carattere etico.
Il Concilio rivestiva un’importanza straordinaria atteso che vi prendevano parte due arcivescovi, otto vescovi, quindici abati, un segretario, vari chierici ed alte personalità del potere civile fra le quali Teobaldo IV, Conte di Champagne (guarda caso!) e Guglielmo II di Nevers.
Hugh de Payens e fra’ Bernardo svolsero indubbiamente un ruolo determinante ed il Concilio non fece che apportare poche innovazioni rispetto allo schema presentato. Sostanzialmente l’ipotesi iniziale venne accettata.
Si sostiene che il Concilio non dette una regola, in quanto questa già esisteva; essa sarebbe stata solo "ritoccata" (l’autore del maquillage naturalmente fu Bernardo di Clairvaux).
Ma cosa successe dopo il Concilio di Troyes?
I Cavalieri del Tempio si recarono in varie regioni dell’Europa all’evidente scopo di farsi riconoscere e fare, in un parola, del proselitismo e realizzare sostegni economici e finanziari. C’è da dire che il successo fu notevole, soprattutto quanto a donazioni di terre. In pochi anni questo compito fu assolto almeno in Linguadoca, Inghilterra, Spagna e Portogallo.
Viene spontaneo pensare che la rapidità del successo fosse dovuta - come per i cistercensi - ad una decisione assunta altrove, ma ai più alti livelli.
Il rischio di una invasione da parte dell’Islam (specie in Spagna e Portogallo) agevolava il sostegno di un Ordine che si presentava portatore integro, leale dei più alti ideali della cavalleria.
Meno comprensibile appare la spiegazione di come tale ordine, dall’oggi al domani, raggiungesse ed esprimesse ben oltre l’interesse religioso, ed è certo che proprio l’interesse fu economico la causa della sua rovina.
Se vogliamo considerare gli eventi - ormai fuori da partigianerie - appare molto dubbio che l’opinione pubblica (almeno quella che si potesse definire tale) fosse favorevole a chi uccideva un uomo, cosa contraria all’etica cristiana ed al diritto canonico che vietava lo spargimento di sangue, seppur di un infedele.
Bernardo, teorico del potere templare, fu il "Deus ex machina" che aveva particolarmente brigato per il riconoscimento dell’Ordine, ne aveva seguito i lavori a Troyes e ne aveva stilato la Regola.
Dietro insistenza di de Payns, fra’ Bernardo risolse la questione nel "De Laude novae militiae" nel quale esaltava i costumi e l’etica della "cavalleria celeste" (naturalmente quella templare) contrapposta alla "cavalleria secolare", ormai vuota di significati spirituali (9).
L’Ordine si poneva in tal modo come risposta, quasi obbligata allo stato di necessità determinato dalla presenza - sul terreno della storia - degli eserciti islamici. I Templari incarnavano il bene e la lotta al male li legittimava.

Note:
9. L’esaltazione dei Templari nel "De laude" non fu priva di accenti esageratamente esaltanti la semplicità e l’umiltà dei Poveri Cavalieri di Cristo; in una parola se ne faceva gli effettivi milites Christi.
Ulteriore riprova del potere che l’Ordine aveva assunto anche nei confronti della Chiesa fu la bolla pontificia "Omne datum optimum", emanata da papa Innocenzo II il 29 marzo 1129. Claudio Contorni e Antonio Bruno in acam.it.

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