A PROPOSITO DI TESTI FALSIFICATI Porsi un simile problema non è peregrino. Si pensi alla confusione che si creò sul "Necronomicon", Grimorio inventato da Lovecraft.
Una dichiarazione di falsità non attesta certamente la reale falsità. A stretto rigore di termini non mi sembra corretto affermare che si tratti di "falsi" tout-court. Neppure oggi, seppure con l'ausilio di un computer, sarebbe facile realizzare un libro falso in copia unica quando un collezionista consenta di sfogliarlo sotto i propri occhi.
Vero è che il critico inglese William Emmer Coleman ci ricorda come la Blavatsky non era nuova a simili imprese: in "Iside rivelata" ella cita almeno 1500 testi inventati (li ha contati uno per uno?).
I sostenitori della Blavatsky hanno parlato di una congiura dei seguaci della cosiddetta cultura ufficiale; ma non esiste prova alcuna di tale congiura che assomiglierebbe alla congiura ebraica teorizzata dai fantomatici Venerabili di Sion del periodo nazista.
Notevole invece mi appare il parallelismo con le Tavolette di Naacal visti e tradotti dal solo James Churchward e delle quali neppure egli fu in grado di provare l’esistenza.
Naturalmente c’è sempre chi è disposto a giurare di aver visto l’originale come accadde per la "Steganografia" del cinquecentesco abate Tritemio, bruciato dalla Chiesa come eretico.