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SHAMBALLÀ (XAMBALA O SHAMBHALA)
È la Capitale del regno del male della tradizione buddistica e, in quanto tale, si oppone ad Agarthi; ma spesso le due città sono considerate come due facce di una stessa medaglia.
In ogni caso Shamballà sarebbe la sede di Maya (signore del male).
L’indirizzo tibetano dell’esoterismo buddista non ritiene Shamballà in antitesi rispetto ad Agarthi, che anzi corrisponderebbe al luogo sacro in cui vivono i saggi ed i maghi del Tibet tra cui "Milarepa" e "Tsongkapa".
Si sostiene che a Shamballà si riferirebbe il filosofo neopitagorico Apollonio di Tiana (IV sec. a.C. circa) il quale sarebbe giunto fino al Tibet. Secondo Peter Kolosimo, ed Andrew Thomas ne parlerebbe anche il retore ateniese Filostrato (II sec. a.C.) in un’opera utopica.
In verità nulla fa pensare che i due autori avessero intenzione di occuparsi di Shamballà e nutro seri dubbi sulla credibilità dell’ipotesi, soprattutto perché non corredata di riferimenti testuali. Si tenga tra l’altro conto del carattere che molti attribuiscono non solo alla città, ma anche al sito che la leggenda vuole situato sotto gran parte dell'Asia Centrale. Tanto per cambiare i dubbi vertono, innanzi tutto, sulla ubicazione per quanto mitica.
Infatti Cosma de Köros (1784-1842), studioso di tradizioni buddiste, la colloca oltre il Sir-Daria, la stessa località di una mappa del XII sec. conservata ad Anversa.
I primi viaggiatori e qualche studioso contemporaneo (come Peter Colosimo, Nicholas Roerich ed Andrew Thomas), per contro, parlano di una regione sconosciuta che si trovava, seguendo le orme del "Khan Baty", in Asia Centrale.
In ogni caso la città sarebbe chiusa da porte di pietra analoghe a quelle di "Vittimula" (Troia) ed in ciò Shamballà ripete un mito che si riallaccia alla leggenda anatomico/ittita di "Kessi" il cacciatore e, in genere, ai miti che ci parlano di discese nel mondo degli Inferi (compresi Ulisse ed Enea).