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IL SOGNO DI ICARO: SUL MISTERO DEL VOLO PREISTORICO
di Pier Giorgio Lepori per Edicolaweb

Riprendo, con queste ipotesi sulle conquiste dell'aviazione antica, a scendere nel più profondo dei meandri della contraddizione storica, discesa finalizzata a portare luce nel buio delle convenzioni accettate passivamente, senza un minimo di senso critico verso chi ha fatto della cultura e della conoscenza un proprio territorio, inaccessibile e inspiegabile.

INTRODUZIONE
Abbiamo potuto constatare, che le ipotesi e le spiegazioni enunciate per molti dei periodi cosiddetti preistorici della vicenda umana sono a dir poco lacunose se non addirittura artefatte.
Fermo restando la prudenza con la quale siamo obbligati ad affrontare certuni argomenti, risulta palese che molte convenzioni fino ad ora promulgate e protette dall'assise scientifica mondiale iniziano a fare acqua da parecchie parti; ma soprattutto non rendono ragione della complessità inerente l'avventura della nostra stirpe su questo pianeta né tantomeno delle sue enormi capacità intellettive e creative.
Riflettevo sul fatto, ad esempio, che tra gli esperimenti primitivi dei Fratelli Wright e la conquista dello spazio vi è un lasso di tempo leggermente inferiore ai 65 anni; di fronte alle distese temporali del passato, ovvero alle frontiere che ci aspettano nel futuro, mi permetto di sottolineare, in codesto caso, la distanza ravvicinatissima tra un'idea e la sua più evoluta attuazione, ponendo attenzione financo all'intero indotto che gravita intorno a questa conquista: l'informatica, la fisiologia, la medicina, le telecomunicazioni, la meccanica, la robotica, l'astronautica, l'astrofisica e l'astronomia e tutto ciò ci possa venire in mente riflettendo sul grande viaggio verso la Luna che compimmo nel lontano luglio del 1969.
Ai profani o mestieranti che siano dell'Eterodossia o dell'Ortodossia, non può non saltare all'occhio una caratteristica peculiare dell'uomo e dell'evoluzione in seno alle sue scoperte: la crescita parossistica, esponenziale in brevi lassi temporali di queste.
Se il tempo tra un'idea e la sua attuazione più evoluta, come affermato poc'anzi, appare inversamente proporzionale, è contraddittorio considerare l'evoluzione in tempi geologici tra l'idea in potenza, nascosta tra i meandri dell'immaginazione umana, e il suo primo apparire alla luce della realtà: siamo infatti portati a pensare che i nostri antenati abbiano ristagnato nel sonno della ragione per millenni, forse centinaia di millenni e tutto ad un tratto si siano svegliati iniziando a realizzare, produrre ed utilizzare conquiste tecnologiche e scientifiche altrimenti relegate nel fantastico e che invece, come al solito, si sono rivelate assai reali.
Una di queste è proprio il volo artificiale, quella che noi oggi chiamiamo "aviazione".
È presuntuoso non richiamarsi ad osservazioni certe che l'uomo, in tempi remoti, fece del volo degli uccelli; è altrettanto odioso non immaginare che abbia voluto imitarlo, ovvero intraprendere studi e sperimentazioni sull'argomento.
Che questi abbiano potuto, poi, aver avuto seguito nell'attuazione tecnologica e produttiva è l'argomento dell'articolo.
Ebbene, vedremo che questa tesi, assurda secondo lo standard cognitivo cui siamo stati condannati ad adattarci fin dalla nostra infanzia, non solo è sostenibile, bensì può aver avuto uno sviluppo incredibile proprio durante quelle epoche in cui, secondo la nostra visione limitata, l'uomo non era altro che un cavernicolo.

I PRIMI DUBBI IN MERITO - L'EGITTO
In un precedente articolo citammo un testo in particolare, come spunto di riflessione, ma che non fu recensito; ci si limitò esclusivamente a segnalarne l'esistenza. In questa sede, al contrario, il libro "Le Scoperte Scientifiche delle Antiche Civiltà", di David Hatcher Childress (Newton & Compton Editori) sarà protagonista e un capitolo in particolare ci introdurrà all'argomento, ovvero "Il Volo e la Guerra Aerea".
Conosciamo tutti, o quasi, il mistero dei geroglifici dell'Osireion di Abido; sulla parete sovrastante le colonne del tempio è stato osservato un bassorilievo che ha tutta l'aria di raffigurare, stilizzati, un jet e un elicottero o comunque un qualcosa di estremamente simile a forme aerodinamiche a noi ben note.
Durante una trasmissione della serie Voyager, condotta da Roberto Giacobbo, l'anchorman, con una forma credibile, riuscì a smantellare questo assunto dimostrando come quel bassorilievo era la risultante di più modifiche portate dai faraoni che si succedettero alla guida dell'Egitto.
Era infatti abitudine di questi modificare con aggiunte o eliminazioni le iscrizioni presenti nei luoghi di massima rappresentanza politica e religiosa probabilmente per fare propria la storia precedente rompendo la continuità ed affermando il proprio potere.
Il filmato dimostrò l'evoluzione dell'iscrizione di Abido confermando la casualità di quelle forme futuristiche e relegandole nell'effetto di un'immagine di Rorschach.
Dovrebbe essere venuto in mente, a questo punto, il monumento della Sfinge ad El Gizah: se è vero che le successive modifiche a bassorilievi, geroglifici o quant'altro erano di prammatica, allora le sproporzioni tra corpo e testa del monumento lasciano davvero immaginare ad una modifica sostanziale da testa di leone a immagine di Khafra (Mark Lehner).
Consideriamo l'opera di Khufu, Khafra e Menkaura e precedentemente Zoser o i Sovrani di Dashour, come una staffetta nel tempo per la realizzazione del Duat in terra, iniziati alla perduta Religione delle Stelle, non possiamo attribuire la modifica nemmeno a Khafra ma a regnanti ancora più tardi; straordinaria la somiglianza con Ramses II o Tuthmosis III... il tutto per affermare che quel volto è talmente neutro e profondamente egizio che potrebbe essere contemporaneamente chiunque e nessuno (1). Ma di certo non era l'originaria figura.
Al di là della divagazione, dovuta, non si capisce come mai alle smentite secche e alla loro immediata diffusione, non fanno seguito affermazioni che rilancerebbero il dubbio sull'argomento; è del 1898, infatti, una scoperta avvenuta in una tomba nei pressi di Saqqara, ovvero un oggetto denominato Ogg. num. 6347, al secolo "uccello", conservato al Museo Egizio del Cairo.
La tesi destabilizzante che ripropone l'uccello di Saqqara come il modello di un aliante e non la raffigurazione di un animale risale al 1969 ad opera dello studioso K. Messiah il quale notò che le ali erano stranamente diritte oltre alla presenza di una pinna caudale verticale, il "timone", che è tipica degli aeromobili e non degli uccelli.
In natura non esiste, infatti, animale volatile alcuno che presenti un timone in coda; le ali di coda sono sì perpendicolari al corpo ma orizzontalmente non verticalmente.
Il manufatto non presenta decorazioni fatto salvo un occhio simbolico; interamente realizzato in legno pesa poco più di 39 grammi, è lungo 14 centimetri con una punta di 3 centimetri; le ali sono estremamente aerodinamiche, la loro apertura misura 18 centimetri e gli esperti, studiando l'oggetto, lo hanno descritto come idoneo al volo.
Fu il ministro della cultura egiziano, M.G. El Din Moukhtar ad istituire, dopo la scoperta, una task force di tecnici con il compito di scoprire altri modelli di aeromobile o aliante. Il 12 gennaio del 1972, nella hall del Museo del Cairo, alla presenza di importanti personalità dell'entourage egiziano (tra cui Abdul Q. Hatem, portavoce del ministro dell'aviazione e dell'allora premier) fu presentata una mostra di antichi modelli aeronautici egizi con ben 14 oggetti.
Altro interessante particolare riguarda una scoperta fatta nel corredo funebre del faraone Tut-Ankh-Amun; scoperta passata in sordina, poco pubblicizzata: alcuni boomerang! Sono attualmente conservati al Museo Egizio del Cairo, perfettamente conservati e funzionanti.
Esistono bassorilievi che ritraggono antichi egizi nell'atto di cacciare tramite boomerang; ciò testimonia ancora più forte l'interesse che l'Egitto poneva nella dinamica e nella meccanica del volo in tutte le sue forme.
Per dovere di cronaca, i boomerang sono stati scoperti, ovviamente al di là dell'Australia, anche sul territorio degli Stati Uniti e in Polonia; questo ci fa riflettere sulla distribuzione dell'arma in tutto il globo ad opera di popolazioni che ben conoscevano il pianeta prima delle scoperte "ufficiali" degli altri continenti o, peggio, di civiltà preesistenti da tempo scomparse, sottendenti alla storia dell'uomo che introdussero una scienza divenuta comune a molti popoli su Gaia.

CONOSCENZE SUPERIORI - LA CINA
L'Oriente è sempre stato visto come la culla dell'intellettualità umana e probabilmente non a torto. Quando le popolazioni europee iniziavano a venire fuori, le civiltà orientali quali la cinese o l'indù vantavano già millenni di storia precedente e uno sviluppo intellettuale, tecnologico e scientifico invidiabile.
La nascita della scrittura, che l'Ortodossia colloca nel 3.000 a.C. proprio grazie al codice cuneiforme sumerico o al geroglifico egizio, vide la luce già con gli scritti vedici, la cui stesura e redazione parrebbe risalire al 20.000 a.C..
Una simile ipotesi, se fosse avvalorata, porterebbe a spostare la cosiddetta preistoria di parecchio indietro nel tempo e, in particolar modo, non appiattita sull'intero pianeta, ovvero considerando le diverse tappe e tempi in cui il pensiero e il comportamento umani si sono evoluti.
Del resto non è un mistero che ancor oggi si vada dall'immenso sviluppo e progresso tecnologico del Primo Mondo (o Occidente, nell'accezione classica) agli stili di vita primitivi di molte popolazioni ancora allo stato tribale.
R. Silverburg racconta nel suo "Wonders of Ancient Chinese Science" di un leggendario popolo, i Chi Kung, in grado di muoversi su carri volanti; oppure di Chang Heng, astronomo e ingegnere della dinastia Han, costruttore di un "uccello di legno" che riusciva a volare per più di un chilometro grazie ad un meccanismo "nascosto nello stomaco".
Il chimico ed alchimista Ko Hung scriveva di molti contemporanei e non solo i quali possedevano delle macchine volanti realizzate con il legno di giuggiolo e fasce di cuoio bovino in grado di imprimere il movimento alle pale girevoli atte al volo.
La misteriosa frase di Ruggero Bacone, XIII secolo, ci lascia certamente perplessi ma è altrettanto vero che giustifica racconti e resoconti risalenti a tempi antichissimi in cui sarebbe impossibile credere alla presenza sistematica di velivoli e addirittura a motore.
Bacone disse: "le macchine volanti come queste appartengono al passato e sono costruite anche nella nostra epoca".
Si tratta di due affermazioni molto pesanti di cui una non giustificata da fatti.
Non siamo in possesso di testi, che diano ragione al monaco inglese, a lui contemporanei, ed asserenti l'esistenza di velivoli o ancora di più aeromobili a motore; eppure le cronache compilate durante il regno di Shun, 2.200 a.C. circa, narrano di progetti aerei e sistemi di paracadutaggio.
Nel 1766 a.C. l'imperatore Cheng Tang ordinò all'inventore Ki Kung Shi di costruire un "carro volante"; egli lo realizzò e riuscì a volare fino alla provincia di Honan.
Le cronache dell'antichità sono estremamente affascinanti ma non bisogna commettere l'errore di interpretare qualsiasi testo o racconto come una verità nascosta tra le righe o un resoconto scientifico assolutamente affidabile sotto un profilo tecnologico; è pur vero però che le dovizie di particolari riportati e le descrizioni effettuate nei testi lasciano spazio ad alcuni seri dubbi in proposito.

L'AEREO DEL RE SALOMONE
È il caso ad esempio del "Kebra Negast", vero e proprio Antico Testamento etiope che narra le vicende di Makeda, la Regina di Saba, di cui si innamorò perdutamente Salomone, peraltro ampiamente ricambiato dalla maestà africana.
Nel testo si narra del viaggio della Regina che partì da Axum intorno al 1000 a.C. e si diresse con la sua corte verso il Mar Rosso; da lì risalì lo Hijaz fino a Gerusalemme con il desiderio di vedere la famosa Arca dell'Alleanza custodita nel meraviglioso tempio fatto erigere dal Re Salomone stesso.
La Regina Makeda rimase molti mesi con il sovrano e poi, al rientro in patria, diede alla luce un figlio Menelik I, destinato ad essere il primo re d'Etiopia, una tradizione che ha avuto il suo epilogo, in qualità di discendenza salomonica, fino alla morte di Selassiè avvenuta nel 1975.
Nel "Kebra Negast" si fa cenno all'uso di Salomone di far visita a Makeda e suo figlio mediante una "macchina dei cieli", tanto che "il re e tutti coloro che prestavano obbedienza alle sue parole, volavano sul vagone senza fastidi, sofferenza, sudore o fatica e in un solo giorno percorrevano la distanza che si traversava in tre mesi a piedi".
In Asia esiste una catena montuosa nota come i Troni di Salomone; nel nord ovest dell'Iran un monte in particolare, facente parte di questa catena, si chiama appunto "Trono di Salomone" (Takht-i-Sulemain): data la vasta presenza di tracce salomoniche, anche leggendarie, sulla cime di questi monti l'ipotesi è che si trattasse di basi d'atterraggio per la nave volante del Re.
Ancora una volta è la suggestione che alcuni racconti emanano dalle loro righe e dalla parole espresse; la stragrande maggioranza delle popolazioni mediorientali crede fermamente nella capacità del più mitico dei sovrani storici di sorvolare le terre che dall'Etiopia arrivavano fino al Kashmir e da lì alle leggendarie città di Harappa o Mohenjo Daro.
Ancora una volta dovremo fare i conti con un mito che nasconde una verità meravigliosa incastonata probabilmente in una realtà spaventosa, ritratto comunque dell'uomo di sempre dai primordi fino ai giorni nostri. Il volo nell'antichità non riguardò esclusivamente l'uso civile bensì, e soprattutto, quello militare.

L'AVIAZIONE INDIANA - SUPERPOTENZA GLOBALE
Le riflessioni sulle vette cognitive e tecnologiche degli antichi imperi indù, in particolare il mitico Impero di Rama, dovrebbero indurci a rivedere le concezioni storiche che possediamo e la loro applicazione pratica alle epoche che si sono succedute.
Se gli Egizi secondo l'Ortodossia sono stati gli iniziatori della scrittura, i Sumeri lo furono per il concetto di Civiltà, ponendo una cesura storica tra il caos organizzativo precedente il 9.000 a.C. e la stabilità successiva a questa data.
All'inizio di questo articolo abbiamo ipotizzato che la scienza dovesse rendere ufficiale la maggior antichità delle popolazioni sud-orientali del mondo: ebbene questa concezione è quella vigente oggi; la civiltà in quanto tale sembra essere apparsa decine di migliaia di anni prima rispetto al 9.000 a.C. e si sviluppò proprio in queste zone.
La spinta forte in tale direzione ha trovato la forza necessaria nelle scoperte di Moenjo Daro, Harappa, Kalibangan, Kot Diji e Lothal, città antichissime con planimetrie e piani regolatori degni di una capitale dei nostri giorni.
Le pianificazioni dei quartieri perfettamente squadrati e angolari, che dividevano con un senso logico la topografia della città, hanno indotto gli studiosi ad ipotizzare progetti urbanistici a monte della loro realizzazione; dunque una concezione urbanistica prima che uno sviluppo.
Gli impianti fognari e quelli potabili erano tenuti separati, entrambi coperti e questi ultimi fornivano acqua corrente nelle case per bagni e gabinetti.
Era in uso la scrittura, non ancora decifrata, nonché sigilli con cui ufficializzavano lettere e documenti; tali sigilli riportano effigi di animali a noi sconosciuti...
Questi era l'Impero di Rama, celebrato negli antichi scritti del Ramayana, testi che non sorprendono più di tanto per quanto attiene alla narrazione storica; singolari al contrario sono le storie di voli e guerre aeree.
È evidente che ogni buddista o indù, che dir si voglia, conosce a perfezione le storie relative a mezzi volanti antichissimi, detti Vimana, sui quali si narra ampliamente nel Ramayana e non solo.
Il giornalista indiano Mukul Sharma, scrivendo nel 1999 sulle colonne del "The Times of India" l'articolo Flight Path, descriveva vimana e guerre aree del passato indiano; nell'ordine:

"Yantra Sarvasa", opera scritta di M. Bharadwaaja, consta di 40 sezioni delle quali una di 8 capitoli (Vaimanika Prakarasutra) tratta di aeronautica. In specifico i vimana elencati sono di 3 specie:
- In grado di spostarsi da un luogo all'altro.
- In grado di spostarsi da un continente all'altro.
- In grado di spostarsi da un pianeta all'altro.
Quali caratteristiche avrebbero dovuto avere detti mezzi?
Di seguito:
- inattaccabili,
- ignifughi,
- indistruttibili,
- capaci di stop immediati,
- invisibili al nemico,
- capaci di sistemi spia su suoni e conversazioni provenienti dalla caccia avversaria,
- in grado di vedere e registrare immagini,
- in grado di captare i movimenti dei mezzi nemici,
- poter paralizzare gli avversari,
- dotati di piloti ed equipaggio adattabili a qualsiasi condizione climatica,
- realizzati in materiali resistenti e leggerissimi,
- dotati di mezzi in grado di ingrandire/ridurre immagini e amplificare suoni.
Sharma conclude con una nota e una vena sarcastiche sulla possibilità che i racconti di Bharadwaaja fossero semplicemente un'anticipazione degli odierni racconti di fantascienza immortalati in pellicole oramai di culto (da Star Trek a Flash Gordon...).
Eppure il testo più importante dei Veda, il "Mahabharata", si districa in descrizioni minuziose e prolisse sul funzionamento e la struttura dei vimana; il "Ramayana" descrive i mezzi volanti come cilindri a due piani con area belvedere, in grado di muoversi alla velocità del vento e capaci di produrre un suono melodioso.
Un altro testo, il "Samara Sutradhara", elenca tutte le sfaccettature inerenti le necessità ad un volo confortevole e tecnicamente perfetto quali:
- costruzione,
- decollo,
- crociera,
- atterraggio ordinario e d'emergenza,
- tipologie differenziate di collisioni con uccelli.
La domanda da porsi è: qualora non ci fosse stato nulla di cui raccontare, sarebbe stato possibile scrivere minuziose strofe (oltre 230) solo su codesti argomenti?
La fantasia non ha, in effetti, confini: basti considerare le storie narrate dal nostro scrittore romano Luciano per avere la netta sensazione che la capacità creativa umana dimostra potenzialità fuori dal normale; è anche vero che Luciano, al contrario, non rispettava alcuni canoni tecnici presenti nei libri sull'argomento redatti dagli antichi indù...
Ed ecco puntuale la scoperta che sancisce l'ipotesi: nel 1875 venne scoperto in un tempio il "Vaimanika Shastra", sempre ad opera di Bharadwaaja, completo di informazioni attinte da testi provenienti da un passato remoto su (a detta dell'autore stesso, quindi ancora più credibile perché non si arrogò la paternità degli scritti):
- manovre di virata,
- precauzioni ed organizzazione sulle lunghe percorrenze di volo,
- protezione degli aeromobili contro tempeste e fulmini,
- switch d'alimentazione da solare ad alternativa (sconosciuta) "libera energia",
- possibilità di "alimentazione a gravità",
- decollo in verticale e sospensione del volo (tipo elicottero),
- citazione di almeno 70 enti preposti e 10 esperti del volo nell'antichità.
Tutti testi perduti!
Gli antichi piloti di Rama proteggevano i vimana in ambienti, hangar, denominati "griha"; il carburante utilizzato era di colore bianco giallognolo.
Se consideriamo che la Tradizione indica l'Isola di Pasqua come avamposto Rama, non può non saltare agli occhi che la misteriosa scrittura trovata sui Mohai non ha riscontri sul pianeta, se non nelle antichissime e misteriose città di Harappa e Moen Jo Daro; probabilmente l'impero indiano e Atlantide utilizzavano l'Isola come scalo aereo per i commerci che si estendevano su tutto il Pacifico; ammesso e non concesso che Rapa-Nui fosse un'isola a quei tempi...
L'informazione più importante proveniente dai "Vaimanika Shastra" è la descrizione di un meccanismo che oggi definiremmo "motore vortex al mercurio".
All'interno di un sito messo on line su internet nel 1998 (autore Ed Fouche), si faceva riferimento ad un esperimento militare ad opera degli statunitensi inerente l'aereo TR-3B, ovvero il triangolo volante a motore vortex al mercurio assemblato nella zona S-4 della nota base aerea Area 51 situata nello Stato del Nevada.
Le caratteristiche di questo motore sono quelle di controbilanciare la massa gravitazionale permettendo al velivolo di alzarsi in volo e compiere movimenti e crociere a velocità parossistiche e ad altissima manovrabilità.
I motori vortex funzionano benissimo, almeno in teoria, all'interno di aeromobili di forma discoidale o triangolare ovvero a sigaro allungato.
Clendenon, autore di "Mercury: UFO Messanger of the Gods", ritiene che molti degli avvistamenti UFO avvenuti dal 1947 in poi, altro non sono se non avvistamenti di Vimana equipaggiati con motori vortex al mercurio riscaldato (appartenenti a piloti sopravvissuti a decine di migliaia di anni - sic!) oppure, più prosaicamente e verosimilmente, a tecnologie sviluppate da anglo-americani o tedeschi.
Ma cosa c'entrano i motori al mercurio ed Ermete, il dio messaggero dell'antichità?
Anzitutto il nome del dio (Mercurio) e la sua caratteristica di padrone del volo ingaggiato dagli dèi per portare notizie da una parte all'altra dell'aere e del pianeta e la stessa denominazione/funzionamento dei motori vortex, appunto, al mercurio riscaldato.
Clendenon è infatti convinto che la struttura del vortex, descritta da Bharadwaaja, sia del tutto simile al simbolo del dio, ovvero il Caduceo, composto di due serpenti intrecciati che si snodano attorno ad un perno centrale il tutto corroborato da due ali sormontate da una sfera; egli si spinge ad ipotizzare che il Caduceo potesse essere un simbolo della scienza dell'aviazione in tempi remoti, solo successivamente utilizzata dalla scienza medica.
Il funzionamento del motore altrimenti definito "girodirezionale" è estremamente complesso; Clendenon ne dà una descrizione dettagliata ma mai quanto Bharadwaaja nel quinto capitolo del "Vaimanika Shastra".
Dato che anche il sottoscritto ha trovato una difficoltà enorme nel tentare di riportare ad una comprensione accettabile le strofe descrittive, mi permetto di rimandare direttamente alla lettura del testo riportata nel libro (2).
È interessante cogliere, all'interno del racconto, l'importanza sostanziale che hanno i cristalli nella realizzazione del girodirezionale, elementi ancora oggi utilizzati su vasta scala nella meccanica dell'orologeria e nella tecnologia laser.
La base del funzionamento vortex risiede nella creazione di un campo elettromagnetico in cui il velivolo dotato si muove, in pratica sfruttando la ionizzazione che si viene a creare intorno alla sua struttura e che somiglia in maniera inquietante al fenomeno degli avvistamenti UFO, ad esempio la fluttuabilità dell'immagine del mezzo oppure i colori che circondano i discoidi - rosso, arancio, giallo - che caratterizzano l'aura energetica attorno al mezzo.
Somiglia ad una vera e propria bolla di plasma, che spesso abbraccia l'intera radiazione luminosa, l'iride, variando di colore in continuazione; si pensi alla bolla di luce misteriosa che abbracciò la nave oggetto del "Filadelfia Experiment" negli anni '40 (sfera di color verde), ovvero le testimonianze dei sopravvissuti al Triangolo delle Bermude (sfere di luce verdastra attorno a navi o aerei oppure all'orizzonte).
La realtà è che, comunque, un triangolo volante di 60 metri di ampiezza è stato realizzato dagli USA e sembra sia dotato proprio di un motore girodirezionale vortex al mercurio riscaldato.
Di idea più radicale è il professor R. Dikshitar, Oxford, il quale è profondamente convinto che l'aviazione indiana abbia dato impulso alla stragrande maggioranza delle "scoperte" tecnologiche aeree in atto ai giorni nostri.
Dikshitar lo scriveva nel 1944, all'indomani guarda caso del "Filadelfia Experiment", nel libro "War in Ancient India", spingendosi ben aldilà delle semplici considerazioni sui testi, bensì interpretando i testi vedici in chiave descrittiva sulle attività dell'aviazione bellica indiana e non solo. Fino a riportare le parole del "Samarangana Sutradhara" in merito alle tre operazioni dei Vimana: decollo, crociera per migliaia di chilometri e discesa; inoltre la macchina volante era in grado di giungere alla Surya-mandala "Regione del Sole" ovvero salire fino alla Naksatra-mandala "Regione delle Stelle".
Il dubbio rimane sulla veridicità oggettiva dei testi oppure sulla loro meravigliosa verità fantascientifica inerente la fantasia umana.
La risposta arriva dall'autore stesso, citando la differenza sostanziale tra i "Daiva" ovvero i miti narrati nella letteratura indiana e i "Manusa" ovvero i trattati scientifici e storici di quest'ultima; i Vimana e le descrizioni aeronautiche fanno parte di questa seconda sezione.

IL GRAND TETON E IL VOLO ATLANTIDEO
Quasi fosse una necessità meccanicistica nel complesso mondo dell'imponderabile, a radicalizzare il problema ci pensò uno strano scritto del 1899, "A Dweller on Two Planets" (Abitante di Due Pianeti); il testo fu in realtà una dettatura precedente, 1884, ad opera di Phylos il Tibetano ad un californiano, F. Spencer Olivier che lo mise in forma di manoscritto nel 1886.
Il testo è un resoconto del karma creatosi tra le molteplici vite dell'autore e del suo "maestro" e del loro misterioso intreccio.
Grazie alle numerose descrizioni della vita e del continente di Atlantide ivi contenute, il testo fu considerato a lungo un importante manuale dell'occulto; oltretutto si faceva riferimento a tecnologie al tempo sconosciute che, data l'epoca, erano di gran lunga avanti: aerei, televisori, radio ecc..
Non solo: si fa inoltre menzione a condizionatori d'aria, lampade a cilindro sotto vuoto (le lampadine ad incandescenza), fucili elettrici, monorotaie, condensatori idrici e il vailx, velivolo a levitazione e repulsione. È impressionante come il testo sia precursore di praticamente tutte le invenzioni conosciute ai nostri giorni!
Cosa narra il libro? Le avventure del prode Zailm (una delle reincarnazioni di Phylos) che visitò Caiphul, capitale di Atlantide, ammirando la monorotaia e le apparecchiature elettriche presenti. In seguito fecero la loro comparsa le navicelle elettromagnetiche ad Atlantide, iniziando il periodo della conquista del volo. Zailm riesce anche ad effettuare un volo su di un palazzo ubicato sulle vette del Teton, esattamente Umaur, colonia atlantidea, probabilmente una visione del continente americano 11.000 anni or sono. Egli racconta della partenza da Tolta città prospera sulle rive del Miti a bordo del vailx e che verso nord, superando il Grande Lago Salato (Lago Ui), approcciò alle vette dei Pitachi Ui e precisamente su una delle tre vette dove da più di 500 anni esisteva un palazzo realizzato in pesanti lastre di granito dedicato probabilmente al culto del dio Sole Incal; la sua funzione parve essere anche quella di osservatorio astronomico oltre che di monastero.
È però una pausa nella narrazione ad opera di Olivier che ci fa riflettere: asserisce infatti che nel 1866 un tale di nome Hayden, esploratore americano, salì sui rilievi del Teton, i Pitachi Ui ed esattamente sul più alto; naturalmente trovò delle rovine in granito che interpretò antecedenti ai 10.000 anni.
Olivier afferma che Hayden fu, in una delle precedenti vite, attacché del Governo di Poseidi, Atlantide; quindi era il suo karma che lo portava a riscoprire il luogo ove egli svolse compiti migliaia di anni prima. Riprende poi il racconto descrivendo la visita alle miniere di rame le cui gallerie erano attraversate da tram elettrici... la zona era quella adiacente all'odierno Lago Superiore.
Di tutto il racconto sappiamo oggi che le miniere in quella zona esistono realmente e furono sfruttate per almeno 5.000 anni; ma nessuna traccia o notizia della civiltà estrattiva che, ai dati odierni, rimane ignota.

CONCLUSIONE
È inquietante o affascinante pensare che 12.000 anni fa e oltre era possibile imbarcarsi su un vailx accedendo ad un terminal vimana-portuale e sfrecciare altissimi dal Pacifico all'Atlantico in vacanza o per lavoro né più né meno come accade ai tempi odierni?
Chi può dirlo...
Sicuramente necessitiamo di indagini più approfondite sull'antichità mettendo a disposizione della ricerca tutti i materiali e le informazioni di cui disponiamo, senza pregiudizi o sarcasmi; non possiamo più far finta di niente di fronte alle scoperte che mettono seriamente in discussione tutti gli assunti di base che fino ad ora abbiamo considerato dogmi.
Per permetterci, in ultima analisi, di immaginare una vita del tutto simile alla nostra in epoche insospettabili considerando affascinante e non inquietante una storia dell'uomo, appartenuta all'uomo, creata dall'uomo.

Note:
1. Confronta su questa teoria Custode della Genesi - R. Bauval e G. Hancock. Per la Religione delle Stelle confronta Il Mistero di Orione - R. Bauval.
2. Il libro "Le Scoperte Scientifiche delle Antiche Civiltà", oggetto della recensione ed esattamente da pag. 161 a pag. 165, fine secondo capoverso.


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