IL SOGNO DI ICARO: SUL MISTERO DEL VOLO PREISTORICO
di Pier Giorgio Lepori
per Edicolaweb

Riprendo, con queste ipotesi sulle conquiste dell'aviazione antica, a scendere nel più profondo dei meandri della contraddizione storica, discesa finalizzata a portare luce nel buio delle convenzioni accettate passivamente, senza un minimo di senso critico verso chi ha fatto della cultura e della conoscenza un proprio territorio, inaccessibile e inspiegabile.
INTRODUZIONE
Abbiamo potuto constatare, che le ipotesi e le spiegazioni enunciate per molti dei periodi cosiddetti preistorici della vicenda umana sono a dir poco lacunose se non addirittura artefatte.
Fermo restando la prudenza con la quale siamo obbligati ad affrontare certuni argomenti, risulta palese che molte convenzioni fino ad ora promulgate e protette dall'assise scientifica mondiale iniziano a fare acqua da parecchie parti; ma soprattutto non rendono ragione della complessità inerente l'avventura della nostra stirpe su questo pianeta né tantomeno delle sue enormi capacità intellettive e creative.
Riflettevo sul fatto, ad esempio, che tra gli esperimenti primitivi dei Fratelli Wright e la conquista dello spazio vi è un lasso di tempo leggermente inferiore ai 65 anni; di fronte alle distese temporali del passato, ovvero alle frontiere che ci aspettano nel futuro, mi permetto di sottolineare, in codesto caso, la distanza ravvicinatissima tra un'idea e la sua più evoluta attuazione, ponendo attenzione financo all'intero indotto che gravita intorno a questa conquista: l'informatica, la fisiologia, la medicina, le telecomunicazioni, la meccanica, la robotica, l'astronautica, l'astrofisica e l'astronomia e tutto ciò ci possa venire in mente riflettendo sul grande viaggio verso la Luna che compimmo nel lontano luglio del 1969.
Ai profani o mestieranti che siano dell'Eterodossia o dell'Ortodossia, non può non saltare all'occhio una caratteristica peculiare dell'uomo e dell'evoluzione in seno alle sue scoperte: la crescita parossistica, esponenziale in brevi lassi temporali di queste.
Se il tempo tra un'idea e la sua attuazione più evoluta, come affermato poc'anzi, appare inversamente proporzionale, è contraddittorio considerare l'evoluzione in tempi geologici tra l'idea in potenza, nascosta tra i meandri dell'immaginazione umana, e il suo primo apparire alla luce della realtà: siamo infatti portati a pensare che i nostri antenati abbiano ristagnato nel sonno della ragione per millenni, forse centinaia di millenni e tutto ad un tratto si siano svegliati iniziando a realizzare, produrre ed utilizzare conquiste tecnologiche e scientifiche altrimenti relegate nel fantastico e che invece, come al solito, si sono rivelate assai reali.
Una di queste è proprio il volo artificiale, quella che noi oggi chiamiamo "aviazione".
È presuntuoso non richiamarsi ad osservazioni certe che l'uomo, in tempi remoti, fece del volo degli uccelli; è altrettanto odioso non immaginare che abbia voluto imitarlo, ovvero intraprendere studi e sperimentazioni sull'argomento.
Che questi abbiano potuto, poi, aver avuto seguito nell'attuazione tecnologica e produttiva è l'argomento dell'articolo.
Ebbene, vedremo che questa tesi, assurda secondo lo standard cognitivo cui siamo stati condannati ad adattarci fin dalla nostra infanzia, non solo è sostenibile, bensì può aver avuto uno sviluppo incredibile proprio durante quelle epoche in cui, secondo la nostra visione limitata, l'uomo non era altro che un cavernicolo.