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HORUS IL ROSSO: IL SEGRETO DI MARTE
di Pier Giorgio Lepori per Edicolaweb
parti precedenti:

INTRODUZIONE »
L’ETERODOSSIA »
L’IPOTESI AFFASCINANTE »
SEGNI DI VITA DEL GEMELLO »
MORTE DI UN PIANETA »
LA DINAMICA DELL'ECCIDIO »
TRACCE MARZIANE SU GAIA »
IMPATTI DEVASTANTI
Il 25 giugno del 1178, stando al racconto che Gervasio di Canterbury fece nella "Cronaca", la Luna fu colpita da un oggetto di notevoli dimensioni assimilabile ad un asteroide o peggio ad una cometa.
Jack Hartung, astronomo americano, diede chiare indicazioni sulle coordinate d’impatto (30°/60° lat. Nord e 75°/105° long. Est) e proprio lì fu trovato il cratere Giordano Bruno, causato da una collisione di notevole intensità, stando all’osservazione dei materiali piroclastici e, per le scie di luminose lasciate, anche di recente impatto.
Calame e Mulholland misurarono con rifrazione laser dall’osservatorio di McDonald nel Texas i comportamenti tellurici lunari. Essa aveva un’oscillazione di 15 metri sull’asse per un periodo di tre anni circa.
Un comportamento di questa tipo assimila il satellite ad una campana ancora in vibrazione dopo essere stata colpita; tale vibrazione ha una durata di 20.000 anni e quindi testimonia un impatto recente e particolarmente violento, molto vicino alle osservazioni dell’evento di Canterbury. Se fosse avvenuto sulla Terra le conseguenze catastrofiche sarebbero state incommensurabili.
Il 30 giugno 1908 tocca al pianeta Terra per una collisione avuta con un oggetto fortunatamente più piccolo ma non meno pericoloso nei pressi del fiume Tunguska (Vedi il libro qui prelevabile "Il mistero della Tunguska"), in Siberia: più di 2.000 kmq di foresta furono abbattuti come fuscelli. Il bolide aveva un diametro non più grande di 70 metri ed esplose a circa 6 km d’altezza. La forza detonante era compresa tra i 10 e i 30 megaton; il fragore fu udibile a più di 1.000 km di distanza, il "fungo" dovuto alla deflagrazione era alto più di 20 km e fu osservato a 400 km dalla zona colpita; per molto tempo l’atmosfera rimase ionizzata a tal punto che la differenza tra giorno e notte fu ridotta al minimo. Se l’impatto con il pianeta fosse avvenuto solo tre ore dopo (dunque non alle 7,00 ora locale bensì alle 10,00 ora locale) avrebbe centrato in pieno Mosca. La prima conseguenza è che il fenomeno avrebbe cambiato il corso della storia.
Nell'articolo "Obiettivo Terra: un’umanità sterminata 65 milioni di anni fa" abbiamo ampiamente parlato dell’evento KT avvenuto 65 milioni di anni fa e nel recente "Il Cataclisma Pleistocenico" è stato approfondito il tema della Dislocazione della crosta terrestre introdotto da Charles Hapgood negli anni 60. La confutazione ortodossa riguarda il meccanismo con cui il fenomeno avviene e ad oggi non esistono quantità di energia sufficienti, autoprodotte dal pianeta, a scatenare il titanico sommovimento contemporaneo di tutte le zolle.
Hancock ipotizza che una collisione con un corpo astrale di dimensioni ragguardevoli potrebbe innescare un evento di quel tipo. Non è forse noto a tutti che più di trenta anni dopo l’uscita del testo di Hapgood e a due anni dall’uscita di quello dei Flem-Ath, un gruppo di ricercatori del Caltech affermarono, in un articolo su Science del 25 luglio 1997, che in periodi racchiusi tra 550 e 530 milioni di anni fa il pianeta subì un disastroso cataclisma di cui, conseguenza incredibile, fu una vasta dislocazione della crosta sul mantello con addirittura variazioni di 90° nella rotazione dell’asse. Quindi all’equatore si ritrovarono i poli e viceversa.
L’astronomo Peter Schultz dimostrò che fenomeni simili si manifestarono anche su Marte con l’osservazione di depositi polari a 180° dall’equatore (agli antipodi quindi) che sono caratteristici di antichi poli. Su Gaia sono stati identificati 140 crateri da impatto alcuni particolarmente recenti; ma non è escluso che la Terra abbia potuto subire più di 130.000 collisioni nel corso della sua storia e ancora ne potrebbe subire. Vediamo in dettaglio i rischi recenti.
Nel 1989 abbiamo incrociato un asteroide di 500 m di diametro in un punto in cui, come pianeta, eravamo appena 6 ore prima; un eventuale impatto avrebbe liberato energia per 1.000 megaton; la velocità era di circa 75.000 km/h. È catalogato, ora, come Asclepio 4581. Il problema è che fu identificato solo 3 settimane dopo il suo passaggio. Nel 1937 Ermes si avvicinò con spostamento di 5° orari ed effettuò un flyby in 9 giorni. Svanì nel nulla e non fu più osservato. La sua dimensione variava tra 1 e 2 km di diametro.
Il 19 e il 25 maggio del 1996 si avvicinarono al pianeta (500.000 e 600.000 km) due immensi asteroidi identificati come 1996 JA e 1996 JG solamente 4 giorni prima il loro affacciarsi nei nostri cieli.
Nel dicembre 1997 fu osservato l’asteroide 1997XF11 il cui comportamento fu studiato durante i tre mesi successivi: si tratta di un corpo da 2 km di diametro e la situazione è ancora oggetto di studio e polemica.
Marsden, astronomo della Harvard University, rese note le possibilità di un impatto con questi nel 2028.
Correzioni successive parlarono di avvicinamento strettissimo (meno di 40.000 km) oppure di errore grossolano nel calcolo ipotizzando il passaggio a più di un milione di km. Fatto sta' che ancora oggi l’impatto è da considerarsi "non probabile ma anche non impossibile (Marsden)".
Di particolare interesse sono anche le esplosioni atmosferiche pari mediamente a 1 kiloton. La più spettacolare fu quella del 3 agosto 1963 avvenuta tra Sudafrica e Antartide: 500 k/ton. Il 9 aprile del 1984 un capitano di un aereo mercantile giapponese vide un’esplosione a 650 km Est di Tokio; il fungo salì in pochi minuti da 4.000 metri a 18.200.
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