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SEGNI DI VITA DEL GEMELLO
Quando Percival Lowell, negli anni a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, affermò che su Marte esistevano sistemi di canalizzazione che trasportavano acqua dai poli alle zone aride dell’equatore non si rese conto del grande segno indelebile che avrebbe lasciato nell’animo degli americani. Già ebbe la sua grande parte in tutto ciò l’astronomo italiano Schiaparelli e si ipotizza che le idee di Lowell, ridicolizzate dagli scienziati, diedero grande impulso alla ricerca e all’esplorazione marziana.
Con estrema puntualità arrivarono le sonde NASA Mariner 9 e Viking 1 e 2 con il compito di fotografare l’intero pianeta e smentire le storie fino allora circolate. E così fu.
È meno noto che nel 1976 il lander Viking 2 effettuò esperimenti di indagine biologica che andarono a buon segno: le reazioni chemiosintetiche e fotosintetiche sui reperti di Marte non lasciavano dubbi in merito. Un esperimenti fu, ad esempio, lo "scambio di gas" dove i reperti al suolo rilasciarono quantità di ossigeno a contatto con sostanze organiche nutrienti.
Il lavoro degli orbiter Viking 1 e del Mariner 9 non fu meno importante quando, sorvolando alcune zone in particolare, essi fotografarono oggetti solo apparentemente naturali ma che, al contrario, presentano caratteristiche artificiali, a testimonianza che un tempo su Marte otre ad una vita batterica, unicellulare, probabilmente ve ne era una intelligente...
Tutti conosciamo il "Volto di Cydonia", misterioso oggetto che ricorda un volto antropomorfo dotato di "nemes", l’antico copricapo faraonico egizio, o le strane "architetture" che sono adiacenti. In realtà alcune anomalie furono fotografate già nel 1972 e riguardavano presunte strutture piramidali nella zona denominata Elysium. La prima notizia fu data su Icarus, elitaria rivista americana nel 1974 da Gipson Jr. e Ablordeppy: ivi si descrivevano non solo figure piramidali bensì anche poligonali; le prima con diametro di base pari a 3 km mentre le seconde arrivavano fino a 6 km. Si parlava di montagne, chiaramente, ma con un’innaturale precisione geometrica. Nel 1977 il celeberrimo astronomo Carl Sagan si espresse dicendo che dette strutture meritavano un’indagine più accurata e dettagliata fino ad ipotizzare, nientemeno, che una missione umana sul Pianeta Rosso. E fu il primo ad appaiarle non solo alle strutture sudamericane o egizie bensì a profili esistenti anche ad un’altra latitudine planetaria, in un zona denominata Cydonia.
In questa zona, fotografata da 1.500 km d’altezza nel 1976 da Owen mediante l’orbiter Viking 1 e racchiusa in un quadrante di 50/55 km, si osservano dei veri e propri monumenti disposti in maniera troppo intelligente per poter essere semplici rilievi naturali. Il Volto la fa da padrone ma vedremo, in seguito, che Hancock ipotizza una funzione tesa a catturare l’attenzione di eventuali osservatori del pianeta, piuttosto che conferirle il protagonismo della scena: non è infatti quest’ultimo il centro della scena bensì l’armonia delle strutture circostanti di cui esso ne fa solamente parte.
Di Pietro e Moleenar, i due studiosi che diedero il nome alla piramide pentagonale situata proprio a Cydonia (piramide D&M), rilevarono che l’oggetto era stranamente e perfettamente allineato con l’asse di rotazione del pianeta direzione nord-sud; come la Grande Piramide di Khufu. Il monumento egizio e la misteriosa montagna marziana hanno lo stesso orientamento sui due rispettivi pianeti. Il Volto è a 16 km di distanza.
Hoagland commentò chiedendo quante probabilità abbiamo di avere due "monumenti" dall’aspetto terrestre su un pianeta lontano e a brevissima distanza l’uno dall’altro. Fu Hoagland stesso che identificò altri artifici non lontano dalla faccia: la cosiddetta "Città" e il "Forte": la Città è un insieme rettilineo di massicce strutture mentre il Forte è caratterizzato dai due tipici margini dritti. Anche il mound Tholus, che presenta un’inquietante similitudine con Silbury Hill, e la Piazza della Città inducono all’artificiosità: quest’ultima, oltretutto, è costituita da una pianta "a croce di collimazione", ossia quattro colline che circondano una quinta posta al centro.
C. O’Kane, Mars Project britannico, è convinto che non si tratti di frattali: i frattali sono figure armoniche ma assolutamente naturali (la natura tende a ripetere le forme dal macro al micro, ad esempio un sasso ed una montagna hanno le stesse caratteristiche morfologiche); computer sofisticati utilizzati in zone di guerra per la rilevazione di strutture artefatte, non lascia dubbi in merito ai presunti monumenti di Marte. O’Kane sottolinea il fatto che ci troviamo di fronte a troppe anomalie tutte concentrate in un unico punto. Ma per giungere a conclusioni ben definite, tutta la prima parte del testo di Hancock non riguarda i misteri monumentali di Cydonia, bensì l’evento più formidabile che la scienza abbia mai potuto affrontare: l’estinzione della vita su Marte.