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HORUS IL ROSSO: IL SEGRETO DI MARTE
di Pier Giorgio Lepori per Edicolaweb
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INTRODUZIONE »
L’ETERODOSSIA »
L’IPOTESI AFFASCINANTE
La distanza che ci separa dal Pianeta Rosso, in realtà, è solo una questione di spazi poiché le storie dei due pianeti, Terra e Marte, si intersecano da milioni di anni. Alcuni meteoriti trovati sulla superficie di Gaia rientrano nella casistica degli SNC ("Shergotty, Nakhla, Chasingy" ovvero i nomi dati ai primi tre frammenti reperiti), frammenti provenienti direttamente dal pianeta gemello. La composizione chimica analizzata non lascia dubbi sulla loro provenienza e il tutto ha portato la scienza a considerare la pioggia meteoritica marziana come una costante di scambio materiali tra noi e il Rosso. Colin Pillinger del "Planetary Sciences Research Institute", in Gran Bretagna, ha calcolato che le quantità di materiale provenienti da Marte che piovono annualmente sulla superficie terrestre sono pari a più di 100 tonnellate.
Famoso è il reperto ALH84001 che nell’agosto 1996 fece sobbalzare l’intera comunità umana con la scoperta, ancora non ben precisata, di organismi similari a batteri fossili. Il meteorite fu ritrovato in Antartide e l’ipotesi più accreditata spostava l’origine degli organismi a 3,6 miliardi di anni or sono. Un secondo meteorite, EETA7901 scoperto nell’ottobre del 1996, confermava l’esistenza di tracce di vita fossilizzata ma non superiori ad un periodo di 600.000 anni fa. Si iniziò a parlare di un mondo parallelo che vide lo svilupparsi di uno dei più grandi misteri che è la vita, contemporaneamente al manifestarsi del fenomeno sul nostro pianeta; il tutto riaccese le ipotesi di "terraforming", ovvero "terraformare", rendere simile al nostro habitat quello marziano al fine di riportare il pianeta ad una condizione di vivibilità e di colonizzazione umana in un prossimo futuro. Qualcuno è pronto addirittura a giurare che la problematica maggiore sia di carattere economico e non tecnologico, poiché la tecnologia in tal senso è già di nostro dominio.
Mentre le tecnologie cavalcano i tempi superandoli, il mistero della vita rimane un giallo irrisolto dove le molteplici ipotesi si rincorrono e si smentiscono a vicenda; i laboratori più attrezzati ed evoluti della comunità globale ancora non sono riusciti minimamente a ricreare, artificialmente, il fenomeno biologico.
Rimane dunque il dubbio che la più grande delle alchimie cosmiche sia intimamente connessa alla legge del caso o peggio del caos; e sarebbe una contraddizione in termini dato l’altissimo grado di organizzazione che il fenomeno biologico presenta. Non la pensano così parecchi scienziati e uno di costoro, Fred Hoyle, dell'Università di Cambridge, è convinto che lo svilupparsi della vita a distanze relativamente brevi nel tempo tra il formarsi del pianeta (4,5 mld di anni) e l’apparire di quest’ultima (3,9 mld di anni) sia da ascriversi a latori esoterrestri, ovvero importata sotto forma di molecole o germi di base contenuti in grandi comete interstellari che fungono da RNA cosmico. Le collisioni tra alcune di queste e il pianeta natale avrebbero sparso le spore su tutta la superficie, o su gran parte, dando il via ad un processo evolutivo a catena fino ai complessi biologici odierni. La vita sarebbe rimasta in stato criogenico nelle comete per essere liberata al momento dell’impatto.
L’ortodossia è molto legata all’univocità dell’evento terrestre e non è molto disposta ad accettare una causa esogena: ma allora perché la Terra e non Marte si chiede Hancock? La struttura e i comportamenti orbitali del Rosso, del resto, sono assolutamente identici ai nostri:
| PROFILI |
TERRA |
MARTE |
| Inclinazione asse planetario |
23,5° |
24,935° |
| Periodo di rotazione |
23h, 56’, 5’’ |
24h, 39’, 36’’ |
| Precessione (oscillazione assiale ciclica) |
Idem |
Idem |
| Morfologia planetaria |
Ellittica |
Ellittica |
| Stagioni |
4 |
4 |
| Piano equatoriale |
Inclinato sull’orbita |
Inclinato sull’orbita |
Ad oggi, oltretutto, ci sono prove inconfutabili e sostenute dalla maggioranza degli astronomi e degli esobiologi che su Marte in tempi antichi esistevano mari, oceani, laghi e fiumi e l’atmosfera era molto più densa e umida di quella odierna. Tutte condizioni che preludono alla possibilità di sviluppo biologico. Anche complesso.
Pertanto, quale differenza qualitativa potrebbe esistere tra una cognizione della vita come assolutamente terrestre o un’ipotesi di terraforming da parte di agenti esoterrestri? La vita potrebbe essersi sviluppata anche su Marte e fu successivamente cancellata da eventi oscuri ed inquietanti di cui il pianeta ancora ne porta segni palesi.
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