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IL CATACLISMA PLEISTOCENICO
di Pier Giorgio Lepori per Edicolaweb
parti precedenti:

INTRODUZIONE »
QUANDO IL CIELO CADDE »
IL PROLOGO »
IL SOLE CHE FUGGE »
PERCHÉ L'ATLANTIDE »
IL PARADISO PERDUTO »
CRONACHE DALL'ATLANTIDE
11.600 a.C., un mattino come tanti o una sera come tante; animali al pascolo, genti nelle loro case o immerse nelle attività quotidiane; brezze leggere, sempre molto miti, temperate; vapori umidi si alzavano dagli acquitrini tropicali africani e atlantidei; la punta meridionale del Sud America era attraversata da un clima primaverile, stormi di uccelli in volo o il cinguettio di quelli posatisi sugli alberi rompevano il silenzio continentale; lo stormire delle fronde, il vociare dei popoli nelle proprie città le uniche melodie di un eden reale, storico. Poi un suono misterioso, profondo, gutturale, che prendeva origine dalle viscere della Terra; il suono divenne rumore, frastuono per poi trasformarsi in un boato roboante, terrificante, apocalittico su tutta la superficie di Gaia mescolato ad un tremito parossistico. Dapprima sussultorio, ondulatorio per finire in movimento, slittamento, uno scivolare via dalle proprie fondamenta.
Era iniziata una terrificante Dislocazione della crosta terrestre, sciagurato fenomeno dalle conseguenze apocalittiche.
Lo scivolare via della crosta sul mantello costringeva gli oceani ad uscire dal proprio alveo e inondare le terre emerse con un diluvio biblico.
Quando tutto si placò, iniziò la terza fase, quella criogenica. Le terre, un tempo poste a latitudini temperate, si ritrovarono spostate verso i poli. Manti di neve e strati di ghiaccio iniziarono ad occultare le terre di Atlantide e i resti della sua civiltà.
La storia era terminata, iniziava il mito.
La scomparsa, improvvisa, repentina, dei mammut è ascrivibile alla fine del Pleistocene, epoca appartenente ai 9/8.000 anni a.C.. Nelle zone agli antipodi dell’Antartide/Atlantide lo stesso dramma colpiva i mammiferi dominatori della Siberia, trasformando quest’ultima in una antonomastica fredda e desolata landa.
È curioso constatare come Solone, per bocca di Platone, riportasse il racconto di Sonchi di Sais, sommo sacerdote egizio custode dei segreti tramandati dagli antichi agli Egizi stessi, relativo all’Atlantide ponendo il tempo del cataclisma esattamente 9.000 anni prima di lui.
In pratica, parlando nel 560 a.C. , il periodo in questione doveva essere il 9.560 a.C. circa. Se aggiungiamo i nostri anni finiamo nell’11.000 a.C. stesso, data ormai famosa per l’Eterodossia.
I Flem-Ath individuano 16 punti logici fondamentali nel racconto di Sonchi di Sais.
Prima di questo, dobbiamo riflettere su un’affermazione forte del sacerdote: egli svela il racconto a Solone per amore della patria e delle due città natali che "ebbero in comune la dea fondante..."
Avere in comune una dea o una divinità in genere significa provenire da un ceppo familiare unico di cui si ignorano le radici.
Ufficialmente la storia greca prende le mosse da migrazioni achee ed indoeuropee avvenute intorno all’XI sec. a.C. circa.
Non abbiamo riferimenti di sorta ad origini comuni con gli Egizi che pure non hanno a che fare alcunché con la stirpe indoeuropea e tanto meno con quella achea.
I 16 punti del racconto di Sonchi di Sais sono davvero illuminanti e si possono considerare come tracce effettive di una storia reale che ci porta in un mondo come noi mai abbiamo conosciuto e che anzi neghiamo. Ecco i punti discussi:
- l’epoca risale al 9.600 a.C.
- mutamento del corso solare
- terremoti globali
- inondazioni globali
- isola
- continente
- molto al di sopra del livello marino (a proposito di "rimbalzo isostatico"...)
- molte montagne elevate
- scogliere vertiginose a picco sull’oceano
- altre isole
- abbondanti risorse minerarie
- al di là delle colonne d’Ercole
- in un luogo remoto dell’Atlantico
- nel vero oceano
- il Mediterraneo come baia rispetto al vero oceano
- il continente reale circonda il vero oceano.
È abbastanza chiaro, leggendo i 16 punti, il risultato conseguente.
Si tratta della visione del mondo dal punto di vista di un atlantideo e, probabilmente, dopo una Dislocazione.
La posizione dei popoli determina la visione del mondo; per i cinesi la propria nazione è "il regno di mezzo" mentre per gli europei, o gli americani, si tratta dell’estremo oriente.
La divisione geo-politica fra est ed ovest è un pregiudizio o una convenzione che dipende, esclusivamente, dal punto di vista dell’osservatore. Ed è lo stesso punto di vista che potrebbe aver sviato il nostro pensiero sul posizionamento continentale di Atlantide.
Per gli antichi, e i greci in particolare, il mondo allora conosciuto altro non era se non un disco che vedeva al nord l’Europa e a sud la Libia e l’Asia dove queste ultime erano la globalità terrena meridionale.
L’Asia intera era racchiusa in quella porzione che noi chiamiamo Medio Oriente e la Libia rappresentava l’intera Africa. Tutt’intorno si estendeva l’Oceano.
Letteralmente, la posizione "aldilà delle Colonne d’Ercole" pone di fatto il Continente nella porzione settentrionale dell’Atlantico; ma Sonchi parlava chiaramente di un "luogo remoto dell’Oceano Atlantico"; Aristotele parlava, ricordiamolo, di Oceano o Atlantico indifferentemente (Aristotele - "Sull’Universo"); pertanto non è detto che le coordinate geografiche del Continente Perduto dovessero posizionarsi assolutamente nel quadrante nord.
L’antica concezione dell’Atlantico visto come oceano globale entrò in crisi tra XV e XVI secolo all’indomani delle prima esplorazioni e conquiste dell’intero globo terracqueo da parte dei navigatori europei.
L’idea di affrontare un vasto continente blu senza soluzione di continuità spaventava gli esploratori.
Una suddivisione in quadranti ben precisi corroborati da nomi propri (Indiano, Pacifico, Atlantico) avrebbe aiutato molto la navigazione e l’intraprendenza.
Non dobbiamo dimenticare che allora la Terra presentava ancora luoghi inaccessibili e misteriosi, dove era più la paura e la superstizione a regnare piuttosto che la ragione.
Oggi la situazione è radicalmente diversa e oltretutto siamo in grado di osservare il pianeta da un satellite. Le concezioni geo-politiche, abbiamo detto, partono da presupposti relativi al punto di visione; la concezione del globo terracqueo sotto un profilo geografico o meglio oceanografico è totalmente diversa.
Nella mappa abbiamo una visione del tutto estranea al concetto europeista, nordamericano o asiatico del mondo; la mappa mondiale del cosiddetto "primo mondo" parte da una prospettiva nord-occidentale o nord-orientale del pianeta; gli oceani sono cinque e i continenti sette (visione europea).
Gli oceanografi, che da tempo parlano di un "oceano mondiale", puntano la prospettiva di visione a sud di Gaia, nell’Antartide e svelano così un oceano unico e un continente unico.
Si tratta di due punti cruciali nella descrizione di Sonchi di Sais. Non solo: il continente unico "circonda l’intero oceano, quello vero"; ed effettivamente il mediterraneo sembra un’insignificante baia di fronte alla magnificenza di una visione antartica. O atlantidea.
Le rilevazioni sismiche effettuate sul continente antartico rivelano non una compattezza tipica di un continente bensì una gigantesca isola continentale le cui dimensioni attuali sono pressoché identiche a quelle del nord Africa e del Medio Oriente uniti. È ricchissima di risorse minerarie, è attraversata da alte montagne, è più bassa della realtà a causa della pressione, non uniforme, che il permafrost esercita sulla superficie; aldilà della Penisola di Maud, si estendono gruppi di isole minori che collegano al Sud America: "...e dalle isole di fronte si passava al continente posto aldilà...".
Il racconto prosegue con i famosi dettagli topografici della città di Atlantide.
A noi interessa riportare l’ubicazione geografica della capitale secondo la ricostruzione fatta dai Flem-Ath; ancora una volta è il racconto di Sonchi di Sais ad essere riassunto in 4 punti fondamentali che servono ad orientarsi verso una ipotetica collocazione della perduta città di Atlantide:
- si estendeva su una grande pianura
- era vicina all’oceano
- quasi al centro perfetto, in lunghezza, del continente
- era circondata da montagne.
La mappa ci svela la posizione ipotetica della grande capitale.
Partendo dal presupposto che solo l’Antartide Minore fosse al di fuori del circolo polare, si restringono notevolmente gli spazi a disposizione per la rilevazione. Si traccia poi una retta ortogonale che suddivida in due parti perfette il continente; vengono identificate le montagne allora libere dai ghiacci e si giunge alla posizione ipotetica della città sprofondata.
Platone per bocca del sacerdote egizio parla di una città vicina all’oceano, circondata da montagne, collocata quasi al centro del continente esteso in lunghezza, che vedeva di fronte a sé delle isole e si trovava su una grande pianura.
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