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IL CATACLISMA PLEISTOCENICO

di Pier Giorgio Lepori
per Edicolaweb

[Visione diversa dal concetto europeista - 25K .jpg] [Una gigantesca isola continentale - 21K .jpg] [Posizione ipotetica della grande capitale - 45K .jpg]
 

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PERCHÉ L'ATLANTIDE
Cercando ulteriori argomentazioni di supporto alla tesi di Hapgood, ho trovato un interessante articolo di Mario Tozzi, appartenente al Cicap, sulla mappa di Piri Reis.
Il Cicap è quell’organo dedito al "controllo sulle affermazioni paranormali" utilissimo al fine di non deviare dal corso ortodosso della scienza che, fondamento della conoscenza, ancora ci dice che, ad esempio, gli uomini primitivi abitavano nelle caverne e che avevano difficoltà nell’approvvigionamento di cibarie e provviste e si prendevano a clavate sul cranio tutti i giorni della loro esistenza, trascinando le proprie donne-scimmia in giro per le caverne; la stessa scienza che definì i primitivi come "trogloditi" senza considerare che i trogloditi sono un popolo presente nel sud dell’odierna Tunisia e che poco hanno a che fare con le usanze presunte degli "uomini preistorici"; e quali poi: i neanderthalensi? Gli Australopitechi? I Cro-Magnon? Non si sa..
Non è il caso di Tozzi, comunque, che porta avanti una critica serrata ma intelligente nei confronti delle affermazioni fatte verso la mappa in questione; è egli stesso che ne afferma l’unicità e l’importanza nello scacchiere di confronto ortodosso-eterodosso. Il problema principale è che afferma questo come principio di base del proprio articolo:

"La famosa carta di Piri Re’is è stata fino ad oggi considerata la prova migliore che antichi astronauti abbiano visitato il pianeta Terra e abbiano lasciato tracce importanti e nascoste del proprio sapere."

Dissentiamo profondamente da tutto questo.
Dato il fatto che Tozzi cita direttamente le fonti del prof. Hapgood e dei Flem-Ath mi preme sottolineare che alcun accenno mai è stato fatto da questi studiosi in tal merito; qualora una folta schiera di seguaci delle visioni di Kolosimo abbia poi inquinato l’aspetto della ricerca scientifica, speculativa pura sull’Atlantide, è un problema che riguarda anche l’eterodossia.
Hapgood e i Flem-Ath fanno riferimento agli atlantidi, uomini, solo uomini appartenuti ad un passato rovinoso e sfortunato che ha impedito loro di potersi evolvere e dare un aspetto diverso all’umanità com’è oggi; l’ipotesi è quella di un supercontinente perduto abitato da esseri umani che non avevano assolutamente bisogno di supporti alieni:

"Secondo Von Daeniken - che in questo caso riprende idee di Jacques Bergier e Robert Charroux - nella carta di Piri figurano catene montuose che furono scoperte solo nel 1952, per le quali sarebbero stati necessari rilevamenti fotografici da altissima quota. Da quel momento la carta dell’Atlantico è stata considerata una delle prove più convincenti della presenza di astronauti alieni in tempi antichissimi, ma va ricordato che fu solo Von Daeniken a ipotizzare l’uso di fotografie aree prese da dischi volanti come fonte per la carta, e non Hapgood o altri."

Sono perfettamente d’accordo; non solo: basta leggere la mia recensione su Charroux per determinare la mia considerazione e quella di parecchi come me su questo sinistro personaggio.
Pauwels e Bergier, al contrario, fanno parte di una schiera diversa le cui origini culturali, gli ambienti in cui si sono evoluti (soprattutto Pauwels) nulla hanno a che fare con l’ortodossia e tanto meno con l’eterodossia stessa bensì con una visione magico-occulta del mondo che vanta radici antichissime e che ha visto il proprio realizzarsi nel movimento nazista. Il libro "Il Mattino dei Maghi" è infatti diviso tra prima parte introduttiva al Realismo Fantastico e una vera e propria seconda parte tutta dedicata alle fondamenta occulte del nazionalsocialismo.
Chiedo comunque a Tozzi: perché parlare di extraterrestri allora se il riferimento è ad Hapgood?
L’inciso è perfettamente inutile a meno che non si voglia trovare comunque una giustificazione anti-eterodossa in tal senso.
E infatti arriva la critica, puntuale, di tipo geologico:

"Chi afferma, invece, che si tratti proprio dell’Antartide commette diversi errori. Per primo si confonde la topografia subglaciale con la topografia senza ghiacci: la prima è diversa da una ipotetica superficie libera dai ghiacci a causa di 293.778.800 km3 di ghiaccio che giacciono sia sul continente che sulle isole aggregate. Il peso di questi ghiacci ha schiacciato e ribassato il continente antartico di centinaia di metri tanto che Il rimbalzo isostatico del continente - una volta rimosso il ghiaccio- ne innalzerebbe la topografia subglaciale da un minimo di 50 metri fino a un massimo di 950 (dall’interno alle zone di margine), come un pezzo di legno immerso a forza in acqua. Inoltre, si deve considerare che, se il ghiaccio che attualmente occupa l’Antartide fosse invece liquefatto, il livello del mare salirebbe di circa 70-80 metri. Da questo punto di vista, l’attuale topografia subglaciale del continente (ricostruibile con metodi geofisici indiretti) e l’attuale linea di costa sono molto diversi rispetto a quelli di un‘ipotetica Antartide libera dai ghiacci. Se fosse stata realmente rappresentata una parte del continente sud-polare priva della calotta glaciale, si sarebbe dovuta porre ad altre quote topografiche anche la linea di costa, che sarebbe perciò stata molto diversa da quella attuale. Insomma, saremmo di fronte al contorno di un’Antartide senza ghiacci, ma con la linea di costa corrispondente a quella attuale (con i ghiacci), cosa palesemente impossibile. Si parla cioè di due oggetti differenti, che non possono essere messi a paragone: il contorno del continente cambia a seconda che ci sia una coltre glaciale oppure no.
In secondo luogo, la carta di Piri è completamente mancante di linee di livello della topografia (le isoipse) e dunque non può essere confrontata con alcun profilo sismico o topografico che sia, se non facendo assunzioni prive di senso scientifico. Non c’è modo cioè di sapere quale fosse l’andamento del rilievo, dove fossero le valli e dove le montagne nella carta di Piri Re’is, e dunque non c’è modo di confrontarlo con gli attuali andamenti altimetrici né dell’Antartide né di altri continenti.
Infine, nuovi dati sismici (ottenuti negli anni ‘80) mostrano in via definitiva che non esiste alcuna relazione fra la carta dell’Atlantico e quella reale: la topografia corretta per tenere conto del rimbalzo isostatico non mostra alcuna somiglianza degna di nota. Come dimostrato dai campioni di ghiaccio e di rocce e dai dati palinologici e del radiocarbonio, la regione antartica è stata coperta da una calotta glaciale ben sviluppata fra 40.000 e 6.000 anni fa. Più precisamente il massimo sviluppo della calotta glaciale si realizzò esattamente fra 21.000 e 16.000 anni fa. L’ultima volta che l’Antartide fu completamente libera dai ghiacci fu però solo 14 milioni di anni fa: ciò significa che in nessun momento "utile" per gli uomini ci fu un continente privo di ghiacci che potesse essere topografato, visto che i primi ominidi risalgono, al massimo, a 3 milioni e mezzo di anni fa."

E qui qualche errore, al contrario, lo ha commesso proprio il Tozzi.
Precisiamo: il rimbalzo isostatico è una teoria del tutto reale, comprovata ed utilizzata sempre come parametro costante nella misurazione e determinazione del suolo effettivo del continente antartico al di sotto di una coltre pari a 2.400 metri circa di ghiaccio medi che preme il continente verso l’astenosfera; pertanto è logico che i profili del subcontinente antartico fossero profondamente diversi al tempo della Dislocazione; peccato che anche in questo caso Hapgood fu molto preciso. Anzitutto non ha mai affermato il totale esser sgombro del continente dai ghiacci; seguendo la divisione ufficiale che la scienza fa di Antartide in due parti, ovvero la Minore e la Maggiore, reputa che l’Antartide Minore fosse quella posizionata al di fuori del circolo polare al tempo della Dislocazione, mentre l’Antartide Maggiore, da sempre oppressa dal permafrost, si sarebbe presentata bianca e gelida com’è oggi poiché residente all’interno del Circolo Polare Antartico. Vedremo in seguito che alcuni miti la ricordano proprio in questa maniera.
La superficie del territorio Minore, considerando l’alta presenza di isole, potrebbe essere approssimata ad 1/3 se non ad ¼ dell’intera massa; pertanto il rimbalzo isostatico si ridurrebbe, dagli ipotetici 50 metri centrali ai 950 costieri, ai 10 metri centrali fino ai 200 costieri che sono certo delle cifre, specialmente le costiere, notevoli; ma che giustificano assolutamente le cosiddette "imperfezioni" di profilo dovute ad effettive linee di terra diversificate,
Nel 1960 l’aeronautica militare statunitense affermò tramite il colonnello Ohlmeyer che:

"...i particolari geografici mostrano che la parte inferiore della mappa coincide in maniera notevole con i risultati dell’indagine sismica eseguita..."

In "maniera notevole" significa che, chiaramente, non si può pretendere la raffinatezza di una rilevazione satellitare o fotografica aerea. Era l’aeronautica statunitense stessa che l’affermava in tal senso.
Bisognerebbe sapere, al contrario, quali analisi portate negli anni ‘80 smentiscono categoricamente la possibilità di identificare il continente con l’antica Poseidonia.
A proposito di fallacia del metodo sismico sostenuta da Tozzi, riporto quel che afferma Emanuele Bozzo, del Dipartimento di Scienze della Terra all'Università di Genova (che ha sicuramente ispirato Mario Tozzi):

"La migliore informazione sulla struttura crostale profonda viene fornita dai profili a rifrazione sismica profonda e dai rilievi gravimetrici."

Non solo: Tozzi avrebbe letto: 50 metri di rimbalzo isostatico al centro del continente e 950 metri sulle coste. In realtà si parla di 500 metri in Antartide Minore e 950 metri in Antartide Maggiore, ma solo se liberassimo l’intero continente dalla pressione dell’ ice-load (calotta glaciale); anche perché da scansione sismica risulta che il basamento continentale dell’Antartide è così suddiviso:

-.2/4 km sotto la superficie dell’oceano per l’Antartide Minore.
- livello superficie per l’Antartide Maggiore.

È lo stesso Bozzo che, citando il rimbalzo isostatico di Drewry, dimostra come l’Antartide Minore si innalzerebbe di 150 metri qualora venissero liberate porzioni continentali dallo spessore del permafrost pari ad 1 chilometro.
Rand e Rose Flem-Ath riportano una mappa strutturale dell’ice-load in cui è raffigurato lo spessore del permafrost medio inerente l’Antartide Minore: 1/1,2 km. Pertanto è facile immaginare come il profilo costiero della Penisola Antartica fosse sicuramente diverso rispetto ad una sovrapposizione millimetrica.
Inoltre: la polemica si basa sulle isoipse, le linee che indicano nelle mappe altipiani, fiumi, bassopiani, pianure e via di questo passo. Indubbiamente la mappa di Piri Reis non ne contiene nemmeno una a cercarla oro.
Per forza: si tratta di un portolano; i portolani erano - e sono tuttora - carte nautiche purissime in cui la cosa più importante non è capire se esiste una montagna 40 miglia ovest rispetto a dove sono posizionato ora nell’interno di costa che sto per raggiungere; bensì tracciare le rotte, le posizioni di isole ed affioranti e gli eventuali venti che imperversano in quella porzione di mare, correnti comprese. Basta dare un’occhiata ad una, ad esempio, batimetrica odierna: le terre emerse sono raffigurate completamente bianche semplicemente perché non serve il loro dettaglio fisico.
Possiamo tranquillamente affermare che quella striscia di terra è la penisola antartica.
Non solo: Tozzi parla di antichità della calotta glaciale Antartica facendo di tutta l’erba un fascio; in effetti la parte orientale del continente bianco, con spessori dell’ice-load di 4,3 km, sembrerebbe essere coperta da non meno di 150/200 milioni di anni or sono; la parte occidentale in questione, da rilevazioni effettuate nel 1977, riporta età approssimate ai 50.000 anni fa.
Da principio: scoperte archeologiche avvenute nel continente artico e nelle regioni direttamente adiacenti - tra cui la Norvegia - narrano una storia diversa. Rolv Lie e Stein-Erik Lauritzen, zoologi norvegesi, nell’estate 1993 scoprirono ossa di orso polare a 250 km a nord del Circolo Polare Artico.
Il problema risiede in un’affermazione dei geologi ordinari per cui tra 80.000 e 10.000 anni fa, essendo la Norvegia coperta da ghiacci, non sarebbe stata possibile la vita. E poi resti di lupi, topi selvatici formiche e polline!
Le abitudini dell’era glaciale, o presunte tali, erano in contraddizione con le scoperte poiché detti animali avevano necessità di cacciare per sopravvivere e questo non sarebbe stato possibile secondo i canoni glaciologici ordinari. Se la teoria della dislocazione, al contrario di una crosta rigida, avesse ragione, allora ipotizzando uno spostamento generale della crosta gli eventi di mutazione morfologica delle terre antipode sposterebbero le terre attuali di parecchie miglia rispetto ai poli terrestri favorendo climi più miti sia in Antartide che in Artide.
Il discorso risiede in una revisione dei carotaggi effettuati in Antartide con uno studio più approfondito di ciò che abbiamo dato come scontato per troppo tempo e probabilmente non fu così; a tal merito rimando alla recensione sull'"Ipotesi del Killer Stellare", in cui sono riportate le scoperte scientifiche a queste latitudini, che dimostrano climi temperati e non estremi come quelli odierni.
È lecito obiettare che i ghiacci antartici delle regioni occidentali potrebbero essere di gran lunga più recenti.
Non è un caso che, come riportato dai Flem-Ath, le latitudini artiche interessate dai ritrovamenti archeologici non inerenti ai climi odierni, sono casualmente poste agli antipodi delle regioni antartiche ipotizzate fuori dal circolo polare prima della Dislocazione. Questo significa che la zone del Polo Nord analizzate erano anch’esse al di fuori del Circolo Polare Antartico e ciò spiegherebbe la presenza di fossili tipici delle zone temperate.
È lecito pensare ad un’ipotesi simile così come al plateau oceanico atlantico, considerato da sempre ultra milionario, che presenta al contrario sedimenti non più vecchi di 8.000 anni or sono. Le stesse caratteristiche di alcune rocce osservate dall’Alvin sono caratterizzate da segni chiari di ossidazione atmosferica, provando il fatto che le remote regioni sommerse dell’Atlantico un tempo erano in superficie.

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