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IL CATACLISMA PLEISTOCENICO
di Pier Giorgio Lepori per Edicolaweb
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IL PROLOGO
Al "Keene State College" Hapgood, insieme ai suoi, iniziò a studiare una serie di mappe in cui vaste zone di continenti, tra cui quello americano, risultavano raffigurate e libere dai ghiacci prima che venissero addirittura scoperte dagli esploratori europei. La più incredibile è quella che raffigura un terzo dell’Antartide libera dai ghiacci.
Tutte le mappe hanno una caratteristica comune e inquietante: è come se fossero state disegnate con un diverso rapporto di posizione tra i continenti e le attuali latitudini dei poli. (4) Abbiamo già parlato ampiamente della mappa di Piri Reis ma è bene ricordare che una delle sue caratteristiche fondamentali è la proiezione longitudinale delle terre rappresentate in un periodo in cui la longitudine non era stata ancora calcolata. Questo ci dà la prova, mediante calcoli accurati, della correttezza relativa alla suddivisione in spicchi del pianeta e conseguentemente il posizionamento originale della Terra di Maud (Antartide).
Risalire alla latitudine non era un problema e la sorpresa fu quella di constatare uno slittamento maggiore di 400 miglia circa più a sud.
Immaginiamo che cosa potrebbe essere accaduto; anche se Platone, alla luce della Dislocazione, assume un’importanza storico-descrittiva assoluta e dunque ha già rivelato il dramma degli Atlantidi.
I superstiti dello slittamento si ritrovano a solcare l’oceano, intanto placatosi, alla ricerca di terre nuove ove sbarcare. Il problema maggiore era quello del cibo e dell’acqua, della sopravvivenza dei più deboli, dei feriti, senza contare il micidiale shock psicologico unito alla certezza dell’avvenuta fine del mondo.
Sui versanti continentali, contemporaneamente, le popolazioni di montagna scampate alle onde anomale e ai terribili terremoti abbattutisi sulle proprie nazioni iniziarono a scendere verso le valli sconvolte dagli eventi e sulle rive dei mari per accertarsi dello sfacelo appena avvenuto.
Un pallido parallelo lo abbiamo potuto constatare all’indomani del terribile tsunami che ha distrutto 7.000 km di costa nel Sud Est Asiatico il 26 dicembre 2004. Non dobbiamo dimenticare lo spostamento dell’asse terrestre di 6 centimetri e lo slittamento di 30 metri a danno dell’Isola di Sumatra.
L’importanza storica assunta dai testi platonici, grazie alla teoria della dislocazione, si vede nella descrizione che, nelle "Leggi", fa degli scampati al disastro.
Platone ipotizza un mondo desertico, decimato umanamente con scenari post-atomici disseminati di carcasse e cadaveri di animali; i pochi armenti rimasti indussero l’uomo a portarli al pascolo al fine di allevarli e assicurarsi cibo.
È il presupposto per l’addomesticamento degli animali e per l’emergere dell’agricoltura.
Interessante notare come, prima di Platone, i racconti in tal senso non erano nozionistici, scientifici bensì esclusivamente mitologici. Gli dei e le dee erano alla base delle attività di pastorizia e agricoltura.
Platone va oltre, presupponendo la rinascita dell’agricoltura all’indomani della distruzione di una civiltà avanzatissima cancellata da eventi terribili.
L’agricoltura è un dilemma per gli storici che tentano di capire come si è originata a partire dalla fine del Pleistocene e dell’Era Glaciale.
Il botanico russo Vavilov interpretò l’approccio analitico di A. de Candolle (5) raccogliendo 50.000 specie vegetali in tutto il mondo ed individuando 8 centri originari indipendenti dall’intervento umano, in diretta relazione con le più grandi catene montuose.
Vavilov dimostrò che le prime coltivazioni si trovavano ad altezze medie di 1.500 metri, riaccendendo involontariamente l’ipotesi degli scampati ai diluvi oceanici che si rifugiarono sulle alture del mondo al fine di difendersi da disastri di quel tempo.
Il racconto di Platone, che parla di un evento accaduto 9.000 anni prima del racconto di Solone, corrisponde all’età sospetta: 9.600 a.C..
Dobbiamo tener presente che i capovolgimenti climatici della fine del Pleistocene furono dettagliati solo dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Quando gli Atlantidi giunsero sulle terre abitate da popolazioni più retrograde furono, per il loro portamento e preparazione culturale e scientifica, scambiati per divinità; essi ressero le sorti di un mondo devastato.
La leggenda dei Viracochas inizia ad avere un senso storico.
Caratteristica della teoria dislocativa è proprio quella di dare spiegazione a qualsiasi enigma che non si sposa con le concezioni ortodosse. Gli scampati cercarono zone dove erano assicurate stabilità climatica, apporto di luce finalizzato alle coltivazioni e protezione dal mare grazie alle altitudini.
Esistevano tre regioni che rispondevano a tali caratteristiche e si ponevano tra l’attuale equatore e la sua precedente posizione; tutte si trovano a 1.500 metri d’altezza ed è stato dimostrato che l’agricoltura è nata proprio qui: Lago Titicaca, Spirit Cave in Thailandia e Sorgenti del Nilo Blu.
I Flem-Ath sottolineano il fatto che, contemporaneamente, agli antipodi del globo, l’umanità sviluppa il senso agricolo.
La teoria spiega questo fatto: America meridionale e Asia sud-orientale erano in zone agli antipodi e sostanzialmente subirono danni irrilevanti e mutamenti minimi conservando una notevole stabilità morfologica e climatica; la loro posizione era infatti su di un piano orizzontale della dislocazione, dove i cambiamenti sono ridotti a zero. Il grande dramma lo subirono i territori posti sul piano verticale del fenomeno. La posizione degli Atlantidi scampati alle sorgenti del Nilo li spinse a risalire le correnti del fiume fino a giungere presso la civiltà egizia, allora non ancora sviluppata del tutto, dove essi trasmisero le loro conoscenze aiutando gli egizi ad evolvere nella grande civiltà che conosciamo.

Note:
4. Si tratta della famosa Mappa di Piri Reis; cfr.
5. Al fine di scoprire l’origine geografica di una specie coltivabile basta capire dove sorge spontaneamente senza interventi umani.
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