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IL CATACLISMA PLEISTOCENICO

di Pier Giorgio Lepori
per Edicolaweb

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QUANDO IL CIELO CADDE
Uno degli scambi epistolari meno noti nella storia dell’Ortodossia è quello che avvenne tra Albert Einstein e il professor Charles Hutchins Hapgood, nato a New York nel 1904 e al tempo docente in un’università del New England. Il grande fisico era convinto che la tesi di Hapgood fosse esatta date le argomentazioni a sostegno ed il fatto che la crosta terrestre abbia dato origine a spostamenti significativi in un breve periodo di tempo e più volte. Sulle prime non sembra significare nulla tutto ciò, del resto la tettonica a placche già spiega lo scrollarsi delle spalle da parte della crosta terrestre. Bisognerà aspettare il 1955, vigilia della morte di Albert Einstein, quando incontrandosi i due il fisico gli confessò che le nozioni di gradualità care ai geologi erano solo delle convenzioni e che i fatti non necessariamente le giustificassero.
Le variazioni climatiche repentine avvenute sul pianeta in diversi periodi della sua storia e i dati empirici raccolti da altre discipline, non ultime l’archeologia e la paleontologia, possono essere spiegati, qualora si ammettesse che, di tanto in tanto, la crosta terrestre sostanzialmente rigida subisca vaste dislocazioni: così si esprimeva Einstein nella prefazione al testo di Hapgood "Earth’s Shifting Crust". (3)
La dislocazione della crosta terrestre ha delle conseguenze straordinarie e terribilmente drammatiche per un pianeta e in special modo abitato: in pratica l’intera litosfera scorre contemporaneamente e repentinamente, come se poggiasse su cuscinetti, al di sopra dell’astenosfera, ultimo baluardo prima del mantello, provocando in superficie eventi geologici e climatici di una violenza parossistica come terremoti, maremoti e inondazioni. La portata degli eventi è naturalmente "biblica" e il risultato più eclatante che ne deriva è che intere parti continentali possono ritrovarsi a latitudini completamente diverse da quelle originarie con disastrosi effetti climatici generali su tutto il continente interessato; il pianeta, inoltre, subisce una notevole inclinazione del proprio asse.
Uno dei fenomeni che si possono osservare mentre l’intero territorio scivola a valle, è l’effetto del cielo e del sole che cadono dalla parte opposta della dislocazione con effetti psicologici devastanti sui sopravvissuti.
Il brusco spostamento contemporaneo di tutte le placche facilita un travaso immane degli oceani dal proprio alveo; un vero e proprio diluvio universale: le onde degli tsunami possono arrivare anche a centinaia, migliaia di metri d’altezza. I corrugamenti terreni potrebbero generare montagne in brevi periodi e spianare allo stesso modo i rilievi esistenti.
Brennan si sofferma su scoperte archeologiche testimoni di un evento parossistico. Anche i Flem-Ath riporteranno prove di uno spaventoso cataclisma avvenuto 11.000 anni or sono sul nostro pianeta; saranno proprio queste l’oggetto di studio e considerazione su cui costruire l’intero paradigma della dislocazione, a partire dalle anomalie dei ghiacci groenlandesi e antartici fino ai mutamenti culturali subitanei della fine del Pleistocene, passando per le drammatiche ed enigmatiche estinzioni di massa dei mammiferi. Fino ad identificare il Continente Perduto in una precisa terra ancora presente sul pianeta e non scomparsa tra i flutti dell’Atlantico.

Note:
3. C.H. Hapgood - "La dislocazione della crosta terrestre", trad. it. Einaudi 1961.

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