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IL CATACLISMA PLEISTOCENICO
di Pier Giorgio Lepori per Edicolaweb
La teoria di Charles Hapgood sulla dislocazione della crosta terrestre alla base del cataclisma globale che colpì anche Atlantide.

INTRODUZIONE
Vi sono innumerevoli ipotesi sulla scomparsa del continente Atlantide e si dividono equamente tra cause endogene e cause esogene; nella recensione "Le Urla del Silenzio",
relativa al testo di Herbie Brennan, mi soffermai su una causa scatenante di origine cosmica, ovvero quella relativa all’incontro tra il nostro sistema planetario e alcuni frammenti della supernova Vela F esplosa tra i 14.000 e gli 11.000 anni a.C., e comunque non prima di 30.000 anni or sono, nelle più remote regioni del cielo (Nebulosa di Gum).
In realtà dobbiamo contraddire il testo di Brennan, da considerarsi comunque estremamente interessante per l’accurata analisi degli indizi probatori. Paolo Maffei (1), docente di astrofisica all’Università di Perugia e nel 1976 dirigente dell’Osservatorio Astrofisico di Catania, ci racconta una storia diversa in merito.
Gamma2 Vel era una nova esplosa circa 11.000 anni or sono con uno spettro simile alle supernovae di classe II; l’espansione conseguente alla deflagrazione, nei primi istanti e con spettro a calare dalla radiazione blu a quella rossa in tali oggetti, è pari a velocità approssimate intorno ai 15/20.000 km/s.
Parliamo dunque di potenze vicine ad 1/20 o 1/15 della velocità della luce (300.000 km/s circa).
La distanza di Gamma2 Vel non era di 45 anni luce, come afferma Brennan, bensì, grazie alle misurazioni della pulsar rimasta al posto dell’oggetto iniziale, di 1.500 anni luce circa: ciò significa che, qualora l’intruso avesse avuto ragione dei bastioni del sistema solare, ci avrebbe raggiunti, a velocità costante (e abbiamo visto che non è così), dopo 30.000 anni o - nel caso più repentino - 16.000 anni circa Ciò significa che dovrebbe ancora abbattersi su di noi.
Maffei afferma oltretutto che l’evento non ebbe luogo prima di 30.000 anni or sono riducendo di fatto del 50% le possibilità dell’ipotesi di Brennan.
Le cause esogene di origine spaziale rimangono sempre affascinanti e all’ordine del giorno in certuni ambienti; è interessante in merito a ciò il testo "L’enigma di Marte" (2) di G. Hancock, che sarà oggetto di prossimi approfondimenti: sia il pianeta rosso sia la nostra Terra furono in passato oggetto di impatti devastanti in grado di cancellare la vita in brevi istanti o rivoluzionare l’andamento della storia. Ne abbiamo parlato ampiamente nella recensione "Obiettivo Terra - Un’umanità sterminata 65 milioni di anni fa" a proposito della sospetta corrispondenza cronologica tra l’evento KT e la scomparsa della presunta civiltà gliptolitica di Ica.

In questo articolo, dunque, affronteremo un’ipotesi geologica sorprendente che, al solito, è passata in sordina poiché rivoluzionaria ma al contempo non scomoda nei riguardi, ad esempio, della tettonica a placche. Tale ipotesi, divenuta poi teoria, è in grado di spiegare le anomalie antropologiche, storiche, archeologiche, che incontra la ricerca sul proprio cammino. Queste, oggi veri e propri enigmi, potrebbero assurgere a pagine di pura scienza speculativa e in grado di gettare nuova luce sul passato dell’umanità e del pianeta.
In più, e non da ultimo, il testo riaccende la considerazione di Atlantide dimostrando la possibilità che, precedentemente agli eventi geologici oggetto della teoria, civiltà evolute oggi scomparse popolarono la superficie della Terra raggiungendo vette intellettuali e tecnologiche di notevolissima portata. Sono convinto che detta teoria possa essere annoverata tra le fila dell’Eterodossia.
Il testo analizzato è alquanto famoso: si tratta di "When the Sky Fell. In search of Atlantis" di Rand and Rose Flem-Ath (trad. "La Fine di Atlantide", ed. Piemme 1997).

Note:
1. Paolo Maffei - "I Mostri del Cielo!", Milano 1976 pag. 110 e seguenti.
2. Graham Hancock - "L’Enigma di Marte", Il Corbaccio 1997.
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