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COMPENDIO SULL'INUTILITÀ:
RIFLESSIONI SUL TEST DI ROBERT CHARROUX

di Pier Giorgio Lepori
per Edicolaweb


Peregrinando di testo in testo alla ricerca di un trait-d’union tra ipotesi, teorie e descrizioni di antichissime civiltà cancellate dalla storia ad opera di eventi drammatici, posso affermare che qualsiasi bibliografia in tal senso riporta due scritti citatissimi dall’archeologia e dalla storia alternative: esattamente "Miti e Misteri del Passato" e "Civiltà Perdute e Misteriose", entrambi scritti da Robert Charroux.

Essendo ormai palese la mia tendenza in tal senso, ho subito reperito il secondo libro in questione (R. Charroux, "Civiltà Perdute e Misteriose" - Mediterranee 1973) aspettandomi un vero e proprio compendio sui regni misteriosi di cui si ha sentore o descrizione, ma che né l’archeologia né la storia ortodosse possono raccontarci o schematizzare per ovvi motivi: o si tratta di fiabe, tradizioni popolari oppure eventi parossistici li strapparono per sempre alla catalogazione scientifica.
Mi sono dovuto ricredere immediatamente.
La critica, in quanto tale, non ha mai incontrato il mio favore, al contrario: ho sempre pensato che i critici fossero influenzati dal proprio credo e giocoforza si ponessero male di fronte alle opere, letterarie, artistiche, poetiche, mancando di compenetrazione, agendo in superficie e contrapponendosi, invece di amalgamarsi in un’opera. Non vivendola, il loro giudizio avrebbe sempre posto accenti sui difetti e mai sui pregi di un’espressione che in fondo rappresenta una vicenda umana profonda tradotta in qualcosa di tangibile, mostrabile. Un’opera è il miracolo della materializzazione dei pensieri, è creazione allo stato puro, proiezione nella realtà dell’intimo di un essere umano che si mette a nudo di fronte all’universo.
Leggendo il testo di Charroux, ho capito lo stato d’animo dei critici quando si trovano di fronte ad un qualcosa di forzato, o forzoso; il voler a tutti i costi imporre un "quid" che sembra, davvero, non avere né capo né coda.
Giulio Arthos, nell’introduzione al testo, descrive l’opera di Charroux come un qualcosa che si inscrive perfettamente nella corrente del Realismo Fantastico introdotto da Pauwels e Bergier nel loro favoloso "Il Mattino dei Maghi"; specifica che, in ultima analisi, le tesi di Charroux sono più "ambigue" ovvero:

"...pencolano tra lo psichismo e il materialismo. Esse si avvicinano più a quelle di un Kolosimo, (...) Von Daeniken, di un Drake, con la loro spasmodica ricerca ad ogni costo di tracce di ‘dèi extraterrestri’ nel nostro passato archeologico e mitico, che non a quelle di Pauwels e Bergier che privilegiano l’aspetto eccentrico e strano dell’universo (...) cercando di dare una visione unificante di storia, leggenda, narrativa fantastica." (1)
Sacrosanta verità, altro che Realismo Fantastico...
Ho letto "Il Mattino dei Maghi": è un testo inquietante, che fa riflettere profondamente; il Realismo Fantastico azzardo ad annoverarlo tra i concetti di una visione parallela del mondo svelata al fine di smuovere coscienze addormentate.
"Civiltà Perdute e Misteriose" è, al contrario, un testo squinternato: con la scusa di porre sullo stesso piano ipotesi e tesi ortodosse ed eterodosse, si lancia in argomentazioni che definire assurde è un eufemismo. Salvo esclusivamente la parte che descrive i miti e i regni del passato poiché, essendo oggettivi, non si possono fare troppi danni nel dare spiegazioni quantomeno azzardate giacché, il più delle volte, non sono supportate da strutture di pensiero che facciano capo ad argomentazioni corroborate da prove, indizi, studi positivi.
Perché Hancock, o Bauval, o Hesemann, o Brennan risultano affascinanti?
Perché è difficilissimo contrastarli; essi non deragliano mai dal metodo empirico e attaccano l’ortodossia sul suo campo, mediante gli stessi strumenti, ma producendo risultati e studi completamente antitetici.
Charroux manca di credibilità, di fondamento; le sue affermazioni sono completamente arbitrarie.
Un esempio: a Ceylon esiste una strana opera che consiste in un continuo saliscendi di gradini scolpiti nella roccia di dimensioni non superiori a 15x20 cm, addirittura 10x15 cm, che sembrano portare a nulla; a volte si fermano di fronte a porte incise nelle pareti di pietra, altre volte scompaiono nel terreno, altre volte ancora finiscono in zone impervie dove la razionalità non riesce minimamente a considerarne la logica di fondo.
Charroux parte in quarta e sconfessa subito qualsiasi possibilità di razionalizzazione e afferma:

"Nella mitologia celtica si ritrova questo meraviglioso psichico e intellettuale nei castelli pericolosi, le pareti che si aprono e si richiudono per lasciar passare gli eroi in un universo dominato da dimensioni ignote, dove lo spazio-tempo non ha alcuna comune misura con quello della nostra scienza.
Per questo motivo noi pensiamo che le gradinate di Ceylon furono scavate per servire a personaggi o ad entità di un mondo situato altrove, per dei fantasmi, degli dèi o altri esseri strani e stranieri capaci (...) di attraversare le porte di roccia, (...) riconoscere il varco che mette in comunicazione con gli altri universi." (2)

Mi domando: ma se fosse stata un’opera futurista o di "free art" abbozzata già da una civiltà antica ma non per questo manchevole di creatività, probabilmente con significati psicologici profondi o più semplicemente iniziatici come la raffigurazione del tortuoso percorso della vita umana?
Un vero e proprio centro di meditazione in cui i neofiti, accompagnati dai sacerdoti, dovevano sperimentare la possibilità delle molte vie esistenziali che a volte conducono ad una porta, dove l’aldilà è misterioso ma vale la pena di varcare, oppure in un crepaccio, dove il varcare la soglia significherebbe morte con tutta la casistica allegorica del caso.
È una spiegazione profana, molto povera di fascino ma indubbiamente con un senso.
Bisognerebbe spiegare a Robert Charroux che non sempre ci si trova di fronte all’imponderabile e qualora ci si trovi non è detto che necessiti di una spiegazione a tutti i costi.
Sembra che per Charroux questo sia fondamentale. Infatti, sulle orme di Pauwels e Bergier, introduce un concetto che a prima vista, suonando bene alle orecchie, regala un profumo di eterodossia; ad una più attenta analisi, di tipo linguistico e grammaticale, non significa assolutamente nulla. Se a questo aggiungiamo che detto concetto è la chiave di lettura dell’imponderabile, abbiamo un bel problema da risolvere...

"Civiltà Perdute e Misteriose" si compone di due parti. Il primo capitolo si chiama "Protostoria" ed è propriamente quello legato al titolo; il secondo è appunto "Ignoto Misterioso", sorta di manuale dell’imponderabile in cui si riportano fatti inspiegabili. Nella prima parte del secondo capitolo si accenna a Cristoforo Colombo, a sue presunte connivenze con circoli satanici, ed è una propaggine del primo capitolo. Improvvisamente si passa a:

    autostoppisti fantasma (nota leggenda urbana);
    casi di autocombustione umana;
    alchimia (il Libro Magico di Alberto Magno);
    materializzazioni di volti su pietra (il caso Belmez de la Moraleda);
    guaritori (Agpaoa);
    Giovanna d’Arco.

Un vero e proprio miscuglio di eventi misteriosi slegati dal contesto; il tutto sotteso dal concetto di "Ignoto Misterioso".
E qui torniamo alle considerazioni di cui sopra. La mia formazione classica, rinforzata da una breve ed intensa avventura filosofica universitaria, mi ha insegnato a riflettere sull’importanza delle parole e delle espressioni.
Il termine "ignoto" significa esattamente "non conosciuto"; pertanto è davvero molto difficile poter considerare un qualcosa che neanche si conosce. Inoltre, non si capisce come si possa attribuire un aggettivo quale "misterioso" o che so io.
Le conclusioni sono che l’espressione "Ignoto Misterioso" è un assurdo logico privo di fondamento cognitivo; molto semplicemente non significa alcunché. L’espressione corretta sarebbe "Fenomenologia Misteriosa", poiché i fatti sono conosciuti ma inspiegabili, dunque misteriosi.
La lettura di un testo come quello di Charroux può essere addirittura deviante: la scienza eterodossa non è un gossip farcito di racconti del mistero o del terrore; al contrario è una disciplina seria e che si sta dando una propria dignità, che sta costruendo una struttura di pensiero dotata dei suoi fondamenti primi (ad esempio la concezione catastrofista dell’evoluzione) e annovera tra gli aderenti studiosi di grande spessore (Sir John Anthony West, tanto per fare un nome; oppure Asaro ed Alvarez); personaggi nati e cresciuti all’interno dei parametri scientifici ortodossi ma dotati di enorme capacità analitica e forte senso critico. Personaggi che hanno iniziato a dare spazio al dissenso su alcune teorie basilari dell’ortodossia ponendosi alcune domande: glaciazione, bombardamento cosmico, origine dell’uomo e darwinismo, concezioni antiche e perdute, continenti scomparsi, tradizioni religiose, e via discorrendo. E lo hanno fatto con cognizione di causa, esplorando terra e cosmo, cercando esperienze di laboratorio o più semplicemente osservando, sotto un’altra ottica, eventi e fenomeni da sempre interpretati in una certa maniera.

Altro esempio (3) tratto dal testo: Straton di Nimes, giornalista e scrittore del Dauphinè Liberè, racconta un fatto occorso ad un giovane napoletano di nome Luigi Bianchi. Rincasando con il suo scooter dà un passaggio ad una ragazza e le porge il soprabito per ripararla. Giunti all’abitazione di lei, la saluta giovialmente e si dimentica il soprabito. Il giorno seguente torna in loco e incontra i genitori i quali, manco a dirlo, lo informano che la figlia è morta da oltre due anni. Luigi va al cimitero, trova la tomba della giovane e, naturalmente, il suo soprabito attorcigliato ad una inferriata.
Mi viene da piangere... a prescindere dal nome del ragazzo (Luigi Bianchi = Mario Rossi...), dalla vastità del cimitero di Napoli (può darsi che i genitori gli abbiano indicato il luogo della sepoltura) , la rete è piena di "urban legend" di questo tipo e quella degli autostoppisti fantasma è una delle più gettonate (www.urbanlegend.com, un sito favoloso contro i mistificatori); esistono almeno 15 versioni diverse di questi racconti da focolare invernale per tenere svegli gli ospiti. Una volta si tratta di vecchie, altre volte sono angeli, ragazze e ragazzi come se piovesse... Pare che sulle strade d’Italia o degli Stati Uniti (altra nazione distrutta psicologicamente dalle leggende urbane) il problema del traffico abbracci anche sfere metafisiche...
E ancora (4) un certo signor de Moissac, Tarn-et-Garonne, è un giocatore di cavalli. Nel novembre (mese mitico per storie di ordinaria spettralità o quant’altro) del ’71 giocò il cavallo numero 16 convinto di giocare il 18; e vinse il numero 16, guarda un po’... Il giorno dopo giocò un altro numero a caso (non specificato dall’Autore) e uscì il terzo cavallo piazzato. Integralmente dal testo (5) cito: "...si deve pensare che il caso abbia delle opzioni privilegiate o piuttosto che una misteriosa entità si diverta a prendersi gioco delle leggi della ragione?".
Non ho parole... Decenni di logica matematica, calcolo delle probabilità e statistica gettati via!
Ho girato quasi tutte le librerie della mia città per trovare questo testo; l’ho trovato alla stazione ferroviaria di Roma Termini. Avrei davvero voluto, con il senno del poi, che qualche misteriosa entità mi avesse impedito di porgere alla cassiera i 12,75 Euro per l’acquisto...

Note:
1. Op. cit. pag. 12.
2. Op. cit. pag. 25.
3. Op. cit. pag. 123.
4. Op. cit. pagg. 129-130.
5. Op. cit. pag. 120.


									

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