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OBIETTIVO TERRA:
UN’UMANITÀ STERMINATA 65 MILIONI DI ANNI FA

di Pier Giorgio Lepori
per Edicolaweb


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OBIETTIVO TERRA: COINCIDENZE INQUIETANTI TRA IL PROIETTILE E LE FIGURE DI ICA »
UN ASSASSINO CHIAMATO VENDETTA »
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LA MEMORIA DEI RETTILI
In ogni uomo risiede la memoria di una o più catastrofi che mutarono per sempre il corso della storia modellando gli eventi fino al punto in cui viviamo noi oggi.
Il Diluvio Universale, con tutte le implicazioni religiose che ivi sono contenute, ci rimanda ad una testimonianza, un vero e proprio vissuto più che ad un racconto terzo, ascoltato.
Chi tramandò il racconto del Diluvio deve averlo vissuto o udito da chi ancora ne serbava il terrificante ricordo non fosse altro perché questo fatto viene raccontato da ogni gruppo umano in ogni istante della storia.
È una delle prove a sostegno della tesi catastrofista, l’imprinting psicologico che ha determinato l’immagine del diluvio; questa stessa tesi viene riportata anche per la memoria che noi esseri umani serbiamo dei sauri.
Per dirla con le parole di Jung, alcuni simboli ricorrenti nello scorrere intellettuale umano nel corso dei millenni, trovano riscontro nel ricordo dei sauri.
Secondo Bylinsky, dell'Accademia delle Scienze di New York, il cervello dei sauri ha un’importanza fondamentale nell’evoluzione della neocorteccia che ha portato alla razionalità la stirpe dell’uomo: esso è "una sorta di anello di congiunzione tra noi e le nostre emozioni".
Vi sono delle correnti di pensiero naturaliste che sostengono il ritorno continuo in noi uomini delle pulsioni rettili; ogni volta che l’uomo disinserisce sentimento e razionalità lasciando correre le emozioni compulsive, si attiva il cervello originario, la parte più antica. Lo sguardo intelligente lascia spazio a pupille fredde, violente e, seppur utilizzando tecnologie di altissimo livello, l’uomo si scaglia contro l’altro uomo in una lotta tesa alla distruzione, né più né meno di come si comportavano i T-Rex o gli allosauri nel lontanissimo Mesozoico.
La nostra stirpe ricorda gli antichi dominatori poiché non solo può vantarne una appartenenza genetica ma addirittura una convivenza e oltretutto scomoda.
È noto come saghe e leggende o più semplicemente le religioni siano infarcite di draghi dalle lunghe corna, squame ed ali; serpenti e mostri che ricordano forme sauriche.
Quale l’origine, dunque, di questo parallelo nel momento in cui, scientificamente, non può esistere contemporaneità esperienziale tra i sauri e l’umanità?
Allora 16 milioni di anni non bastarono a cancellare il terrore dei dominatori mesozoici?
Questo testimonierebbe dunque una vera e propria convivenza; è il terrore misto a fascino, scatenati dai dinosauri, ad indurre la psicoanalisi a chiedersene il perché.
Perché solo scimmia e uomo manifestano terrore immediato senza esperienza di fronte ai rettili?
Che cosa sanno i primati rispetto alle altre specie?
Ma soprattutto: cosa hanno vissuto nella loro antichissima origine...?
Non sono queste delle risposte desunte da atteggiamenti singoli; si tratta invero di atteggiamenti subcoscienti comuni, allargati a tutta la famiglia umana e dei primati.
I test portati sui bambini ribadiscono la radice profonda delle paure suscitate dai sauri: il 40% rabbrividisce di fronte a serpenti e rettili; nei primati (scimmie), il 100%!
Tutti gli altri animali debbono esperire i rettili prima di averne paura. Noi e le scimmie, no.
Quindi il tutto deriverebbe da situazioni esperienziali avvenute nel Mesozoico.
I boscimani rappresentano sulle proprie case enormi serpenti e rettili alati e dotati di corna; in Africa una tribù parla della fuga dal Mindi, enorme serpente dall’odore infausto; gli aborigeni in Australia raccontano di Aman-Tjuni il grande serpente che uscì dal mare per dimorare sulla terra; i cinesi da sempre accompagnano le loro manifestazioni culturali e religiose con i serpenti e i draghi. E poi i Greci, gli Assiri, i Tolteci, gli Aztechi.
I sauri vivono nei nostri ricordi perché la razza umana li vide e vi convisse a lungo.


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