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OBIETTIVO TERRA:
UN’UMANITÀ STERMINATA 65 MILIONI DI ANNI FA

di Pier Giorgio Lepori
per Edicolaweb


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IL PROLOGO »
UN’ANOMALIA NELLA STIRPE »
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OBIETTIVO TERRA:
UN EVENTO DI LIVELLO "ESTINZIONE" NEL CRETACEO

Ma "dopo che cosa"? Dopo quale evento o fenomeno?
Vi sono due visioni della storia nel panorama dotto, cui ho accennato in "Le Urla del Silenzio": quella evoluzionista e quella catastrofista. Ad oggi il paradigma dell’evoluzione lineare è quello vincente, nel senso cui abbiamo accennato all’inizio dell’articolo. Eppure, prove sempre più schiaccianti a favore di una interpretazione violenta dei cambiamenti globali stanno minando il terreno del cammino storico graduale.
L’ipotesi della supernova killer, causa di distruzione del continente atlantideo, riportata da Brennan, dovrebbe riguardare uno dei molteplici impatti cosmici che torturarono il pianeta nelle ere passate; quest’ultimo addirittura in epoca storica.
Gli impatti asteroidali, meteoritici o cometari sono rari ma non unici come si potrebbe presumere: lo scudo atmosferico e quello elettromagnetico delle fasce di Van Allen, non sempre si sono trovati all’altezza della situazione e proiettili vaganti di una certa consistenza colpirono con una violenza inaudita la superficie di Gaia.
In questo paragrafo affronteremo un discorso di solito accennato e lo esploreremo a fondo.
Negli anni ’90, dopo circa quindici anni di studio, un gruppo di scienziati capeggiati da Walter Alvarez e Frank Asaro, rispettivamente geologo dell’Università di Berkeley in California l’uno, chimico nucleare al Lawrence Berkeley Laboratory l’altro, affermarono di aver risolto il mistero dell’eccidio dei sauri: 65 milioni di anni fa un asteroide di 10 km di diametro impattò il pianeta alla fantastica velocità di 10 km/s (36.000 km/h ca.).
L’energia liberata dall’esplosione fu pari allo scatenarsi dell’intero arsenale nucleare terrestre ma moltiplicato per 10.000: l’Apocalisse!
Le conseguenze furono infernali: dalle piogge acide alle tempeste, dai terremoti ai maremoti, freddo e buio cui fecero seguito riscaldamento per effetto serra ed incendi ovunque.
Quali furono gli indizi che portarono all’ipotesi e dunque alla tesi?
Anzitutto un’estinzione in massa, reputata repentina dagli specialisti; poi anomalie chimiche, minerali ed isotopiche; quindi la presenza globale di queste tracce.
Inoltre, fattore molto importante, la discontinuità tra le rocce sedimentarie fossilifere originatasi 65 milioni di anni fa: animali fino ad allora presenti negli strati sedimentari, scompaiono improvvisamente.
La discontinuità definisce il limite tra Cretaceo e Terziario ed è nota come "limite KT" (Kreide = Cretaceo in tedesco).
Quali furono i tempi dell’estinzione?
Alvarez individuò sedimenti di argilla simili a quelli scoperti nella Gola del Bottaccione (Umbria, Italia) da cui partì l’indagine, in strati calcarei da 6 metri. Il tempo medio in cui si depositarono i calcari, durante un periodo di polarità invertita (sigla 29R) di 500.000 anni, fanno presupporre che gli strati d’argilla e l’estinzione possano essersi sviluppati in un migliaio d’anni.
Jan Smit, dell'Università di Amsterdam, ha condotto uno studio simile sui sedimenti di Caravaca, Spagna del sud, dove la stratigrafia è molto più precisa: i tempi di estinzione si sarebbero svolti in 50 anni; un lasso di tempo, di fronte alla cronologia geologica normale, spaventosamente rapido.
Alvarez e Asaro si concentrarono su un metodo maggiormente efficace per rilevare la datazione del fenomeno e lo individuarono nella misurazione dell’iridio. L’iridio è un metallo raro sulla terra e la sua presenza è dovuta massimamente ad apporti esterni come la continua pioggia di polveri che proviene dallo spazio o il precipitare di meteoriti nel corso delle ere.
Le dimensioni della presenza di iridio nella crosta terrestre sono pari ad una costante di 0,03 parti per miliardo rispetto alle 500 parti per miliardo presenti nelle meteoriti litoidi.
La caduta costante di iridio potrebbe dare l’idea dell’antichità di un sedimento: ad es., più iridio si rileva, maggiore è il tempo di deposizione trascorso.
L’ipotesi sullo strato di Gubbio era così strutturata:

  • ipotesi di sedimentazione del limite KT in 10.000 anni;
  • in assenza di organismi a guscio calcareo e quindi senza carbonato di calcio prodotto dalla fossilizzazione di questi;
  • presenza del 95% di carbonato di calcio e 5% di argilla negli strati superiori;
  • 50% di argilla nel limite KT.
Quindi: qualora l’ipotesi fosse vera, il rapporto iridio/argilla, sia negli strati superiori ed inferiori sia nel KT, dovrebbe essere simile.
Nel 1978, dopo accurate analisi chimiche dello strato KT, si scoprì che la presenza di iridio era assimilabile alle quantità depositatesi negli strati superiori (29R) in 500.000 anni.
L’ipotesi dell’asteroide era più che sensata per poter giustificare una presenza massiccia di iridio come non si era mai vista prima; inoltre, sulla scorta della scoperta, 100 scienziati circa in 21 laboratori di 13 paesi impegnati nella "Gubbio Connection", trovarono negli strati corrispondenti al KT in 95 paesi al mondo, valori anormali di iridio.
Ma c’è di più...
Sempre Jan Smit, nel 1981, scoprì delle sferule di basalto nel KT di Carvaca; ne fu confermata la presenza anche nel KT di Gubbio.
L’origine è quella di goccioline di basalto fuse dall’impatto e raffreddatesi repentinamente durante la traiettoria balistica fuori atmosfera; si trasformarono poi in argilla per alterazione chimica. Equivalgono alle tectiti vetrose, più ricche di silicati e determinate da impatti più modesti.
La composizione chimica del basalto KT fa pensare che sia originario di crosta oceanica, pertanto l’impatto deve aver interessato una zona marina.
Bruce Bohor, dell'"US Geological Survey", di Denver e Triplehorn dell'Università dell’Alaska, scoprirono anche granuli di quarzo con struttra atomica da impatto. I granuli, infatti, presentano delle lamelle planari che si intersecano generando bande di deformazione e sono indicative di shock da velocità.
Granuli di quarzo si trovano, a riprova, nei siti sperimentali nucleari o nei crateri da impatto come il Meteor Crater, dell'Arizona.
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