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OBIETTIVO TERRA: UN’UMANITÀ STERMINATA 65 MILIONI DI ANNI FA
di Pier Giorgio Lepori per Edicolaweb
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ANOMALIE NELLE RAFFIGURAZIONI
La casistica inerente le raffigurazioni incise sulle pietre di Ica conduce ad un’unica considerazione: siamo di fronte alla più importante scoperta del nostro tempo che non incide solamente in campo archeologico ma antropologico in senso lato ed assoluto.
La storia, il pensiero e le dottrine che fino ad oggi hanno costituito il nostro bagaglio culturale potrebbero essere messe in seria discussione. L’intera concezione scientifica relativa all’arco evolutivo umano, ad oggi ritenuta caposaldo di pensiero, cadrebbe inesorabilmente.
La comprovata autenticità della gliptoteca peruviana, retrodata la presenza della razza umana sul nostro pianeta ad almeno 65 milioni di anni or sono.
Questo significa che l’origine della nostre stirpe si perde nella notte dei tempi.
Come siamo arrivati a determinare un’epoca così remota in cui collocare questa civiltà che il Dr. Cabrera chiama gliptolitica?
Semplicemente osservando i graffiti stessi e analizzandone alcune caratteristiche di importanza fondamentale. Non è tanto la presenza di animali preistorici quali il T-rex o lo stegosauro, bensì la chiara coesistenza tra queste specie e quella umana; vi sono scene di caccia in cui la quotidianità è intrisa di convivenza; addirittura uomini nell’atto di cavalcare uccelli di notevoli dimensioni e dall’incredibile somiglianza con gli pterodattili; ma una delle raffigurazioni meno facilmente discutibili risulta essere la rappresentazione del ciclo biologico di uno stegosaurus. È il caso di fermarci a riflettere.
La scienza ci ha insegnato che il metodo empirico, e dunque la sperimentazione ed osservazione diretta di un fenomeno, è metodologia vincente e probabilmente l’unica via per dimostrare l’assoluta oggettività di alcuni fatti.
Una delle scienze in cui questa via è non solo praticata ma necessaria è sicuramente la medicina in genere.
Le osservazioni direttamente compiute sul campo permettono di approfondire e fondare le conoscenze strutturali, ad esempio, del corpo umano, dei suoi componenti e dei processi base atti alla riproduzione, all’alimentazione, all’esistenza e al congetturare qualora in presenza di individui vivi. In altri casi è l’esplorazione dei cadaveri che ci svela le strutture del nostro corpo.
Questo aspetto è molto importante ritornando alle pietre di Ica. Innanzitutto perché non si può negare che l’artista avesse di fronte un "modello" o che comunque stesse riproducendo graficamente qualcosa suggerito da altri che, giocoforza, l’avrebbero osservato nella realtà. Ma avrebbe potuto trattarsi di un cadavere o dell’immaginazione dell’artista.
È difficile assemblare aspetti oggettivi di una realtà se non si ha nemmeno la percezione di questa; nel caso dello stegosaurus si è di fronte alla rappresentazione di un ciclo biologico e quindi in presenza "contemporanea" di un evento che si sta svolgendo nel medesimo tempo di computazione.
Quell’umanità ha visto il ciclo di trasformazione dello stegosaurus e pertanto si può concludere che fu contemporanea all’animale.
Le implicazioni le immaginiamo tutti; ma vi sono conseguenze ben più profane che possiamo subito analizzare.
Sappiamo, o presumiamo, che i dinosauri fossero ovipari; l’artista raffigura il ciclo biologico mettendo in risalto stadi di trasformazioni in successione dello stegosauro. Questa dinamica è alla base di una metamorfosi e non di una crescita. Si tratta di una caratteristica degli anfibi i quali, dopo la dischiusa delle uova, passano da uno stato larvale fino all’animale adulto e formato.
Altri cicli biologici sono rappresentati, tra cui: il tirannosauro, il lambeosauro, il brontosauro ed il triceratopo.
Una serie di 205 pietre illustra il ciclo vitale dell’Agnathus, un pesce preistorico che, al contrario dei precedenti sauri, visse sul pianeta 300 milioni di anni fa circa.
Se il metodo dell’osservazione è alla base della veridicità di un fenomeno e della sua possibile rappresentazione nel dettaglio e nel corso della sua evoluzione, c’è di che pensare…
Altra pesante prova a carico della vetustà di una razza umana sconosciuta alla storia ordinaria, sono le 48 andesiti che illustrano il ciclo biologico del megachiropterus, un pipistrello enorme vissuto circa 63 milioni di anni or sono; inoltre il graffito ne presenta la riproduzione come un uccello e non come un mammifero.
La gliptoteca di Cabrera è suddivisa in argomenti, così come una normalissima biblioteca; egli ha voluto interpretare in tal maniera lo sforzo immane compiuto dagli antichissimi cesellatori i quali probabilmente attuarono la "registrazione" degli eventi culturali più pregnanti per un motivo ben preciso: la consapevolezza, probabilmente, di non sopravvivere ad un evento straordinario e drammatico.
Alcune pietre raffigurano uomini intenti nell’osservare, tramite un vero e proprio cannocchiale/telescopio, una sorta di cometa o corpo incandescente nel cielo terrestre; in alcuni casi l’osservazione è portata a cavallo di misteriosi mezzi simili ad uccelli, ma dal chiaro aspetto meccanico dovuto alla rappresentazione schematica e metallica dei mezzi in questione.
Le pietre di Ica possono essere di fatto annoverate nel gruppo degli Ooparts.
Sempre a proposito delle raffigurazioni, una in particolare avvalora certe tesi inerenti la geologia del tempo.
Si tratta di due andesiti che riportano un "mappamondo" con configurazioni continentali completamente diverse da quella odierna, ove si contano 8 masse terrestri "galleggianti" su un oceano intervallato da "fiumi" marittimi che lambiscono le coste continentali. Ci troviamo di fronte ad uno stadio intermedio prima dell’attuale configurazione tettonica risalente ad un "range" temporale posizionato tra 100 e 45 milioni di anni fa.
Sulla scorta dei grandi numeri possiamo ipotizzare che la raffigurazione dia un’idea della conformazione planetaria del periodo cretacico-terziario, ovvero 70-60 milioni di anni fa; è esattamente il periodo in cui si presume siano state redatte le iscrizioni gliptolitiche.
L’implicazione, che oserei definire inquietante, svela una conoscenza dell’intero globo terracqueo da parte di questa civiltà che aveva cognizione della sfericità terrestre e di eventuali proiezioni ortogonali delle carte. Mi vengono in mente le origini cartografiche della mappa di Piri Reis o del mappamondo di Oronzio Fineo, di Mercator…
Gli uomini gliptolitici avevano sviluppato una notevole conoscenza tecnica nell’arte della medicina e più in specifico della chirurgia. Alcune raffigurazioni rappresentano delicati interventi cardiaci con il paziente sottoposto a esocircolazione sanguigna tramite un’apparecchiatura simile ad una pompa. Uno dei "medici" interviene con una incisione tramite, chiaramente illustrato, un bisturi. La caratteristica peculiare di queste incisioni è la figura del paziente visto in sezione, che rivela un’ampia cognizione anatomica dell’uomo.
La capacità di intervento chirurgico presuppone anche una conoscenza approfondita degli aspetti patologici e dell’anamnesi; conseguentemente dobbiamo ipotizzare la padronanza dell’uomo gliptolico nella diagnostica e nelle prognosi post-operatorie, che presuppongono, a loro volta, cognizioni farmaceutiche pre e post operazione come interventi anestetici e successivamente analgesici, antinfiammatori e curativi.
Cabrera ha in questo senso suddiviso le 11.000 andesiti in suo possesso a seconda dell’argomento ivi trattato, catalogandole per dottrina: medicina, geologia, astronomia, zoologia e via discorrendo.
L’intento di questa umanità appare chiaro: lasciare un messaggio, annales litici a testimonianza della presenza di una civiltà consapevole del fatto che, da lì a breve, non sarebbe più esistita. Essa volle lasciare una traccia per i posteri, un "memento" per chi avrebbe popolato il pianeta "dopo".
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