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OBIETTIVO TERRA:
UN’UMANITÀ STERMINATA 65 MILIONI DI ANNI FA

di Pier Giorgio Lepori
per Edicolaweb


L’asteroide precipitato tra il cretaceo ed il terziario oltre ai dinosauri uccise anche una superciviltà.

La teoria dell’evoluzione lineare sta alla base degli assunti archeologici e storici della nostra cultura; anzi a dire la verità li condiziona addirittura: quando qualche scoperta "avulsa" viene alla luce, immediatamente la si annovera tra il falso o l’impossibile poiché stride con detta teoria.
Alcuni ritrovamenti archeologici vengono messi al bando oppure lasciati appositamente sotto traccia poiché sarebbero in grado, qualora approfonditi, di ribaltare l’intero equilibrio cognitivo cui siamo abituati dall’inizio della nostra storia culturale.
Il diagramma dell’evoluzione lineare è molto semplice: alla fine del Pleistocene, gruppi umani usciti dalla glaciazione iniziano percorsi di vita fatti non solo di caccia e sopravvivenza, bensì anche di pastorizia e primi approcci agricoli, passando di fatto da una condizione di nomadismo ad una di sedentarietà. La prima conseguenza è la creazione di villaggi e centri protourbani con veli di organizzazione sociale e standardizzazione dei rapporti tra individui.
Sono gli albori di una politica, del riconoscersi "cittadinanza"; probabilmente nascono le prime regole non scritte, quel codice comportamentale che permette la convivenza; si radicano le credenze religiose che danno il via ai "controller" psico-sociali. L’ultima fase è la nascita di un codice univoco finalizzato alla comprensione nelle tribù ossia la scrittura. Le leggi e le regole iniziano ad essere codificati, i simboli assumono carattere interlocutorio.
Da questo istante in poi si entra nella Storia e nell’accezione convenzionale di Civiltà.
Questa teoria si inscrive in un arco di circa 8.000 anni dalla fine dell’ultima glaciazione - Pleistocene, appunto - fino al nostro periodo, l’epoca moderna, ultima parte del Quaternario.
L’assunto di base da cui principia la lineare, risiede nell’assoluta preistoricità dei periodi precedenti, nei quali è pressoché impossibile trovare sia le condizioni naturali generali (climatiche, geologiche e geografiche) favorevoli, sia le capacità/abilità umane in grado di smentire il diagramma. L’umanità preistorica è assolutamente involuta, le vette intellettuali, salvo cuspidi in antichità, si concentrano tutte negli ultimi 2.000 anni.
La storia dell’uomo, intesa come presenza fisica sul pianeta, secondo le convenzioni ortodosse, ha un milione di anni. Le ossa dei nostri antenati testimoniano una morfologia, soprattutto cranica, più simile agli ominidi che alla nostra configurazione attuale, partendo dagli 800 cm3 del Neanderthal fino al nostro range di 1300-1700 cm3.
Si tratta di una capacità cranica posizionata, in media, al doppio delle precedenti in media. In alcuni casi si arriva fino a 4/5 volte rispetto ai crani dei nostri avi.
Un tempo, a partire da 300 milioni di anni fa circa, tra il Paleozoico ed il Mesozoico, a cavallo tra Permiano e Triassico, i dominatori del pianeta erano i Sauri, unità biologiche non complesse, perlopiù mastodontiche e colonizzanti ogni angolo più remoto di terre, cieli, continenti, mari e laghi. La loro origine, autoctona, vanta la nostra stessa provenienza, gli esseri unicellulari e i protozoi residenti negli antichi oceani.
L’aspetto terrestre era di gran lunga diverso da quello attuale; i supercontinenti Gondwana e Laurasia occupavano due terzi della superficie ed un immenso oceano primordiale ne faceva da corona.
Circa 50 milioni di anni più tardi il collasso tra zolle tettoniche avrebbe generato l’ipercontinente Pangea e l’intero globo terracqueo avrebbe goduto di una nettissima distinzione. L’uomo non era nemmeno nei pensieri di Dio.
Tra il Cretaceo ed il Terziario, limite noto con la sigla di KT, il pianeta avrebbe conosciuto una tra le più grandi ferite catastrofiche della propria esistenza: 65 milioni di anni fa un immenso asteroide pose per sempre fine alla stirpe dei sauri impattando la terra a velocità parossistica, scagliandosi nella zona compresa tra Atlantico e Centro America.
Le successive stagioni sarebbero state invivibili e costellate da una prima glaciazione dovuta alla immensa nube di detriti scagliati in atmosfera dal proiettile cosmico. Iniziava l’era del Terziario sotto una luce sinistra, la luce schermata del sole e l’avvio della stirpe dei mammiferi, animali più complessi e resistenti dei Sauri.
Eppure vi sono delle anomalie nel processo degne di nota e di attenzione.

In questo articolo prendo spunto dal testo di Cornelia Petratu e Bernard Roidinger "Le pietre di ICA", Edizioni Mediterranee, Roma 1996, Biblioteca dei Misteri.
Contrariamente alle precedenti recensioni mi addentrerò in riflessioni al di là del racconto mero del testo poiché considero questo scritto, e soprattutto le implicazioni contenute e conseguenti, un’enorme possibilità di virata culturale del pensiero e degli standard di visione della preistoria.
Farò riferimento oltretutto al n. 68 dei "Quaderni" de "Le Scienze", ottobre 1992, per quanto riguarda le scoperte relative all’asteroide killer.
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