parti precedenti:

LE URLA DEL SILENZIO »
DAL PRINCIPIO: LE MAPPE MISTERIOSE »
LA PRIMA CARTOGRAFIA: NAZCA »
I VIRACOCHAS: GLI STRANIERI ILLUMINATI
Il pantheon degli déi sud amerindi, molto vasto, si arricchisce di una figura in particolare che esula dalla morfologia delle razze pre-colombiane e anche l’alone che circonda questa divinità spicca sui canoni classici di divinizzazione.
Grazie all’opera di alcuni viaggiatori spagnoli, chierici e non, i quali si adoperarono per salvaguardare la cultura, o parte di questa - degli autoctoni contro i trent’anni orribili che seguirono l’arrivo dei conquistadores - siamo venuti a conoscenza di un fatto particolare, raccontato dagli indios stessi. Si narra di una grande civiltà, vissuta migliaia di anni prima degli Incas, fondata dai viracochas, esseri straordinari e misteriosi cui furono attribuite le linee di Nazca. Allora, come oggi, nessuno sembrò farci caso.
La capitale del regno inca era Cuzco e la sua origine leggendaria la voleva fondata da due figli del dio Sole (Inti); accanto ad Inti una divinità, sancta sanctis, era adorata: Viracocha, in inca "spuma di mare".
L’antichità di questo culto è impossibile da stabilire ad oggi, ma analisi effettuate su alcune documentazioni rivelano che il sommo dio Viracocha, preesistente alla cosmogonia incas, fu adorato da tutte le civiltà susseguitesi sul territorio nel corso della lunga storia peruviana.
Una delle peculiarità di Viracocha sta proprio, come abbiamo detto, nei suoi tratti somatici, un europoide a detta di Hancock. Un testo dell’epoca ("Relacion anonima de los costumbres antiquos de los naturales del Piru") lo descrive con fattezze similari a San Bartolomeo. La fisionomia della divinità è stata ricostruita grazie alle testimonianze raccolte sull’osservazione della statua del dio collocata nel Coricancha, l’antico tempio di Cuzco dedicato a Viracocha. Abbigliamento in tunica bianca, sandali, carnagione chiara, lunghi capelli sulle spalle...
Sul piano militare, sembra che l’approdo dei Conquistadores abbia avuto successo grazie ad un primo impatto favorevolissimo da parte dei nativi che riconobbero, nei soldati della maestà ispanica, i tratti somatici del loro antico signore.
Viracocha fu un illuminato che approdò nelle terre amerinde dopo un terribile periodo di caos; egli apparve dal mare (viracocha="spuma di mare") con portamento autoritario e grande carisma. I racconti mitologici del luogo narrano di una dottrina condita di scienza e morale "dando istruzioni agli uomini su come dovevano vivere, parlando con amore e gentilezza... amarsi a vicenda e mostrarsi caritatevoli con tutti..." (Josè de Acosta, South American Mithology).
I nomi con cui fu appellato erano molti: Huaracocha, Con Ticci, Kon Tiki, Tupaca, Taapac, Ticci Viracocha, Illa; insegnante, scultore e guaritore. De Acosta riporta un brano dei racconti precolombiani: "...dovunque passasse guariva tutti i malati e ridava la vista ai ciechi..."
Secondo un’altra leggenda, Viracocha era accompagnato dai messaggeri o "soldati fedeli", "gli illuminati" o "gli Splendenti" (hayhuaypanti); essi avevano il compito di portare il messaggio del loro signore in tutto il mondo.
La fortezza di Sacsahuamàn, imponente costruzione megalitica attribuita agli incas, fu probabilmente utilizzata dagli Incas.
Grcilaso de la Vega narra di come un re inca tentò di emulare la tecnica di realizzazione dei monoliti megalitici incastrati alla perfezione a realizzare le mura poligonali delle fortezze come Sacsahuamàn. L’esperimento consisté nel trasportare un solo monolite per diversi chilometri. L’esito fu il distacco di questo dal trasporto e la rovina sulla massa degli operai che morirono schiacciati a migliaia.
È l’identico problema che attraversa l’Egitto e i realizzatori delle piramidi in rovina, databili al V sec. a.C., mentre El Giza è ancora nel suo splendore: possibile che tempi relativamente brevi abbiano trasformato radicalmente - e non con lo sviluppo tecnologico e d’informazione odierna - le ingegnerie del tempo?
Secondo i nativi furono i viracochas, gli Splendenti, a realizzare la fortezza e la loro venuta è associata al placarsi di un terribile diluvio.
Una delle testimonianze più forti nel perorare la causa di una o più superciviltà preesistenti al diluvio, è proprio l’idea di diluvio presente in tutte le civiltà del pianeta e in tempi diversi. Peculiari poi le simmetrie fra i vari testi sacri o tra le tradizioni orali tramandate di generazione in generazione.
La presenza di una razza umana degenerata e distrutta dal Creatore, tramite l’acqua che purifica e la rinascita a nuova vita mediante rigenerazione dell’uomo (il rito del Battesimo, simbolo dell’uomo nuovo, rinnovato) post-diluviana, è un altro "indizio probatorio" di ciò che affermavano in precedenza. Tutte le civiltà susseguitesi nella storia raccontano quest’episodio con nomi di protagonisti diversi, con alcune caratteristiche che funzionano da differenziali, ma nella sostanza il copione è il medesimo. Il tratto comune tra la Bibbia ebraica, ad es., e le leggende cosmogoniche sud amerinde sta nel passo del Genesi 6,4 (citato in precedenza) dove si parla dei Giganti. Gli inca parlavano del Creatore che plasmò i giganti dalla pietra per poi animarli; ma quando essi degenerarono Viracocha decise di riportarli allo stato di rocce. Altri di sterminarli con un diluvio.
Un’altra variante narra del sopravvivere di una coppia che, al termine dell’inondazione, a bordo di una "cassa" approdò a Tiahuanaco e lì il Creatore iniziò a far risorgere le popolazioni e la nazioni che oggi vivono in quella regione. La specifica di questo racconto narra di un uomo che, ritiratesi le acque del diluvio, apparve a Tiahuanaco: quell’uomo era Viracocha. Egli inviò i suoi seguaci fedeli nelle diverse regioni del Sud America per ammaestrare le genti e, quando la sua missione finì, richiamò a sé i viracochas, si separò da loro e, camminando sulle onde, sparì ad oriente da dove era venuto. Alcuni raccontano, al contrario, che andò via con gli Splendenti al seguito.