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LE URLA DEL SILENZIO

di Pier Giorgio Lepori
per Edicolaweb


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LA PRIMA CARTOGRAFIA: NAZCA
Cartografare il pianeta sembrò essere dunque l’attività preferita dagli uomini del 13.000 a.C.; ma la loro origine quale fu? Da dove venivano o quali continenti occupavano i misteriosi progenitori in possesso di cognizioni note a noi solo a partire dai secoli XVI - XVIII?
Hancock ci riporta sulle Ande, a Nazca esattamente, per riflettere su quest’argomento.
L’occasione si presenta ghiotta al fine di sfatare un mito.
Le tracce di Nazca, concepite da un misterioso popolo all’alba di un’era assolutamente non databile (1), non sono né piste di atterraggio per aeromobili preistorici (sul modello "I Flinestones") né tanto meno per astronavi aliene con predilezione dell’altopiano andino in questione. Le linee non sono nemmeno solchi scavati da una qualche energia in grado di scalfire il granito o che sappiamo noi (vedi odierni paralleli ipotetici tra le linee e i pittogrammi nel grano): la configurazione sabbiosa e ghiaiosa del territorio di Nazca, permise a provetti ingegneri di tracciare i pittogrammi semplicemente spostando le pietre in superficie e scavando una manciata di polvere vulcanica di 2-3 centimetri al massimo. Maria Reiche, matematica tedesca che dedicò 50 anni allo studio di Nazca, liquidò lapidaria le suggestioni extraterrestri: "temo che i cosmonauti si sarebbero insabbiati...".
Ma allora che cosa sono, e soprattutto: quale la loro funzione ultima?
È necessaria una precisazione. Gli artisti che personalizzarono l’altopiano, non fanno parte della stessa epoca o della stessa cultura; anzi sembrerebbe che esclusivamente il Condor sia una raffigurazione perfettamente integrata con l’ambiente circostante; la scimmia, il ragno, la balena, il colibrì non rappresentano la fauna e la cultura di questi luoghi. Anche una figura umana con il braccio destro alzato in segno di saluto, gli occhi enormi fissi nel vuoto e due curiosi calzari a stivale non ricordano né conducono ad alcuna cultura nota.
Molto semplicemente non sappiamo che cosa mai fossero o a cosa mai servissero; il lato interessante sta esclusivamente nella loro osservazione. A cavallo degli antichi pittogrammi ve ne sono di recenti (espressione relativa, naturalmente) con forme geometriche trapezoidali, triangolari e a linee rette. Si tratta di immensi tracciati che attraversano l’intero altopiano e non si fermano di fronte ad ostacolo alcuno. Alcune di queste tracce superano dossi, colline, letti asciutti di antichi fiumi.
Le due modalità di rappresentazione, l’una zoomorfa e umanoide l’altra geometrica, ci fanno presupporre le diverse civiltà impegnate nell’opera. Una di queste potrebbe essere quella che cartografò l’intero pianeta. Le cognizioni astronomiche che permisero a detto popolo di tracciare latitudini e longitudini terrestri, presupponendo la conoscenza della sfericità del pianeta (ad es.), permetterebbero la realizzazione delle tracce e di una figura in particolare: quella del ragno.
È raffigurato un ragno di proporzioni gigantesche a Nazca e non è un ragno comune.
Il prolungamento della zampa posteriore destra lo accomuna ad una varietà aracnoide meglio conosciuta come Ricinulei; questa specie è caratterizzata dall’apparato riproduttore presente proprio in quella posizione ed è un insetto particolarmente minuscolo; le conseguenze sono ovvie. I dettagli anatomici sono rilevabili esclusivamente al microscopio e non solo: esso è uno degli aracnidi più rari al mondo e vive in zone inaccessibili e remote come la Foresta Pluviale Amazzonica. Cosa avrebbe mai spinto i nativi di Nazca a raffigurare il Ricinulei sull’altopiano andandolo a scovare nelle zone più remote e inaccessibili della terra?
Ma c’è di più.
La dottoressa Phillis Pitluga, astronoma del Planetario Adler di Chicago, effettuò uno studio computerizzato degli allineamenti astrali di Nazca; giunse alla conclusione che il Ragno altro non era se non un diagramma terrestre della costellazione di Orione e le linee rette delle zampe anteriori e posteriori servirono a rilevare il declinare delle tre stelle di Cintura nelle diverse epoche del pianeta.
Forse coloro che tracciarono le mappe disegnarono anche l’altopiano di Nazca; ed erano conosciuti come i Viracochas.

Note:
1. Questa teoria è particolarmente complessa; parte dal presupposto, dimostrato, che il pianeta Terra rolla come un’imbarcazione durante il movimento rotatorio e il periodo di rivoluzione intorno al Sole; la Terra ha il suo asse leggermente inclinato rispetto alla verticale; ne consegue che il prolungamento immaginario dell’equatore terrestre (l’eclittica) deve trovarsi ad un certo angolo rispetto al piano orbitale; quello è "l’obliquità dell’eclittica". Ciclicamente, ogni 41.000 anni ca., l’obliquità varia con estrema precisione a causa di quel rollio di cui parlavamo; tramite equazioni è possibile verificare, graficamente, le variazioni avvenute nel corso dei millenni e quindi stabilire delle date "pilota" per identificare e datare periodi ben precisi.

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