parti precedenti:

IL CATACLISMA DI ATLANTIDE: L'IPOTESI DEL KILLER STELLARE »
PARADIGMA PROCESSO EVOLUTIVO LINEARE: PREISTORIA COME LA CONOSCIAMO? »
FALLE NEL PROCESSO: LE SCOPERTE CONTRADDITTORIE »
CONTROVERSIE CRONOLOGICHE: CIVILTÀ FUORI DAL PROPRIO TEMPO »
SMANTELLARE IL PARADIGMA DELL'ERA GLACIALE »
IPOTESI DIVERSE: IL CATACLISMA GLOBALE »
SULLE TRACCE DEL KILLER »
L'ASSE TERRESTRE E LO SLITTAMENTO DEL POLO CELESTE
Cambiamenti climatici nella storia del pianeta ne sono avvenuti e non pochi; non solo, collegato a questo fatto vi è sicuramente l'orientamento dell'asse terrestre alla base dei cambi stagionali.
Se la Terra avesse avuto un asse assolutamente perpendicolare a se stessa e non inclinato di 23,5°, il clima sarebbe stato mite e costante su tutto il globo persino alle latitudini polari. Se leghiamo una palla ad un cavo, assicurando quest'ultimo ad un punto fisso, osserviamo che imprimendo forza alla palla questa inizia a girare intorno al punto fisso, descrivendo un'orbita circolare e non ellittica. Nel caso del nostro sistema solare, al contrario, le orbite sono tutte ellittiche quindi irregolari, ma in un universo meccanico le forze di gravitazione tenderebbero alla circolarità. Allora l'idea di una Terra "dritta" non è così irragionevole.
Brennan inizia a descrivere un ipotetico pianeta perpendicolare al proprio asse.
L'idea è quella di una terra edenica, dove la temperatura è costante a tutte le latitudini, i mari sono più alti e il tasso d'umidità diffuso: la conseguenza prima è la presenza di una lussureggiante vegetazione e grandi quantità, nonché varietà, di animali selvaggi. Anche le civiltà preistoriche, con un clima simile, avrebbero avuto enormi possibilità di maggior sopravvivenza e soprattutto sviluppo date le condizioni atmosferiche miti. Aree desertiche pressoché inesistenti e serbatoi di ghiaccio limitati alle due calotte, alle estremità artica ed antartica, potevano permettere l'abitabilità di terre estreme artiche e, specialmente, di terre libere dal permafrost antartico; alcune isole come la Groenlandia sarebbero risultate completamente abitabili.
I miti della Genesi rispecchiano una condizione idilliaca simile alla pagana Età dell'Oro; anche in Occidente i miti di Esiodo narrano di una Età dove tutti i popoli erano in pace grazie alla presenza di cibo e acqua in abbondanza; e poi Dilmun per i Sumeri o Aalu per gli Egizi; in Oriente regna l'indiano Krita Yuga; in Platone, l'Atlantide...
E se questi miti, come ipotizza Brennan, fossero stati caratterizzati da ricordi distorti di una ancestrale condizione climatica estremamente diversa dall'attuale? O addirittura ricordi della perduta Atlantide?
E qui le immancabili prove:
- Arcipelago di Spitsbergen, Oceano Artico, 78°56' di latitudine nord: barriere coralline sommerse, enormi giacimenti di carbone (testimonianza di foreste lussureggianti). Heer, botanico olandese, ha scoperto 136 varietà di piante fossili in Spitsbergen tra cui olmi, pioppi, piante tropicali e palme.
- Alaska, Stati Uniti, circolo polare Artico: barriere coralline, carbone e legno fossile.
- Isola di Disko, Groenlandia: fossili di ghiande, pigne, noci, faggi, magnolie, querce, felci tropicali.
- Islanda: resti di abete rosso, sequoie, aceri e querce, normalmente associate con la California e i paesi mediterranei.
- Coste artiche della Siberia, Stretto di Bering: sequoie, pioppi, ontani, sicomori.
Qui vi è solo una spiegazione: un tempo le terre circostanti il circolo polare artico e quello antartico erano più calde; quando e perché?
La prima risposta è quella del Miocene, epoca geologica compresa tra 25 milioni e 5 milioni di anni fa; il problema però sussiste nei processi evolutivi: specie vegetali, o animali, adattatesi nel tempo alle trasformazioni climatiche presentano forti cambiamenti morfologici; eppure le specie fossili attribuite al Miocene nei circoli polari non presentano alcun cambiamento rispetto alle odierne. Milioni di anni evolutivi non avrebbero apportato trasformazione alcuna tra le specie.
Diverse piante fossili del circolo polare Artico sono state ritrovate con i frutti attaccati; ci vuole molta luce nel processo di fruttificazione nonché molto calore. Gli inverni polari durano più di sei mesi e per la metà dell'anno le temperature arrivano anche a -40°; per non contare la notte polare di 180 giorni. Solo uno slittamento dell'asse terrestre potrebbe giustificare una simile condizione. Infatti, in presenza di un asse "dritto", non vi sarebbero gli inverni anomali subiti dai poli.