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IL CATACLISMA DI ATLANTIDE:
L'IPOTESI DEL KILLER STELLARE

di Pier Giorgio Lepori
per Edicolaweb


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IL CATACLISMA DI ATLANTIDE: L'IPOTESI DEL KILLER STELLARE »
PARADIGMA PROCESSO EVOLUTIVO LINEARE: PREISTORIA COME LA CONOSCIAMO? »
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CONTROVERSIE CRONOLOGICHE: CIVILTÀ FUORI DAL PROPRIO TEMPO »

SMANTELLARE IL PARADIGMA DELL'ERA GLACIALE
Il quadro offerto dalla scienza ufficiale sull'Era Glaciale è chiaro; iniziata circa 2,5 milioni di anni or sono, terminò intorno all'8.000 a.C.
Caratterizzata da climi rigidissimi, gran parte della superficie terrestre, nell'emisfero settentrionale e in quello meridionale, era ricoperta da uno spesso strato di permafrost che manteneva temperature medie intorno ai -6°C; la temperatura atmosferica era al di sotto delle medie odierne di 20°C ca.; gli oceani abbassarono i loro livelli di almeno 90 metri.
La popolazione allora esistente non conosceva il fuoco, l'intera esistenza era basata su una continua ricerca della sopravvivenza. L'uomo moriva di fame se non trovava cibo, peraltro scarseggiante date le condizioni climatiche. Gli esseri umani vivevano nelle caverne poiché era impensabile costruire abitazioni in legno. La caratteristica dei ghiacci avanzanti è quella di distruggere le foreste durante la loro marcia irresistibile.
Brennan sottolinea il fatto che evidentemente non fu così.
Indagini archeologiche dimostrano che i nostri antenati vivevano sotto tettoie di roccia o capanne o tende; dimoravano all'ingresso delle grotte ma non si sono mai addentrati in profondità. Due i motivi: o per paura di animali feroci, ma erano abbastanza abituati a combattere da preda o da predatori e del resto la caccia sembrava essere la loro attività primaria e quindi erano pronti a fronteggiare un animale; o per superstizione.
È vero che non abitavano le caverne ma sappiamo che furono visitate addentrandosi di molto all'interno. Quale il motivo? Semplice: per decorarle.
Esistono decorazioni rupestri in tutto il mondo. Non solo: tali decorazioni sono testimoni di una notevole grazia artistica troppo lontana dall'immagine troglodita tracciata dall'ortodossia; vi sono prove dell'uso di pigmenti addirittura risalenti al 125.000.
Come è possibile che popolazioni votate alla sopravvivenza in un clima rigido, governate dalla necessità di nutrizione continua in un ambiente ostile avessero il tempo per l'arte e qualsiasi altra attività di svago?
Anche qui esiste un problema di fondo: scheletri ritrovati dimostrano l'assenza di denutrizione, lesioni e malattie; i popoli erano forti, facevano uso di vestiario e di un vestiario molto minimalista; raffigurazioni rupestri rappresentano uomini e donne nudi, intenti in attività di caccia, guerra, danza e sesso; l'arte figurativa, rappresentativa del Pleistocene non lascia spazio a interpretazioni late: gli uomini raffiguravano ciò che vedevano e ciò che vedevano erano altri esseri umani vestiti con gonnellini, perizomi e quant'altro o semplicemente nudi.
In una grotta a Fontanet in Francia sono state ritrovate impronte fossili di un fanciullo e di altri adulti; tutte avevano una caratteristica, testimoniavano l'essere scalzi.
Come si può in piena Era Glaciale andare in giro nudi, scalzi, ben nutriti e con uno spiccato senso artistico o in attività belliche e ludiche... Ma non è l'unico problema a farsi strada nel consenso e a provocare fratture; quando agli inizi del XIX secolo la geologia assurse a scienza ufficiale, si trovò subito a dover risolvere un'annosa questione: la terra aveva subito delle modifiche anche violente e profonde in passato e molte rocce osservate presentavano striature direzionate nord-ovest/sud-est, si trattava di ferite comuni sia nell'emisfero settentrionale che in quello meridionale; cosa le provocò?
E che cosa depositò nei posti più impensati massi dalla composizione geochimica del tutto diversa rispetto al contesto in cui furono portati? A milioni, peraltro...
Per non parlare dei depositi di ghiaia trovati in tutto il mondo e stratificati nelle grotte più profonde.
Dopo una prima tornata di pensiero caratterizzata dal catastrofismo del Diluvio Universale, John Playfair (1802) concluse che solamente i ghiacci avrebbero avuto ragione dei massi erratici dei sedimenti ghiaiosi e delle striature orientate sulle rocce di tutto il globo.
In un primo momento fu accantonata come idea, ma di fatto era appena nata la teoria dell'Era Glaciale. Le successive trasformazioni della teoria videro vette notevoli grazie all'apporto di scienziati umanisti come Agassiz; giungiamo fino ai nostri giorni con la formulazione delle otto ipotesi di conformazione di un'era glaciale ad opera di D.S. Allan e J.B. Delair:

  • influenza astronomica
  • cambiamenti atmosferici
  • cambiamenti assiali/orbitali
  • cambiamenti geofisici
  • cambiamenti glaciologici
  • cambiamenti acquatico/terrestri
  • cambiamenti meteorologici
  • cambiamenti nei comportamenti solari
Secondo Brennan, le teorie fin qui esposte partono da un presupposto errato fondamentale: perché si verifichi un'era glaciale vi è bisogno di freddo ma in realtà non è così; al paradosso le battute iniziali di una glaciazione sono causate da un repentino innalzamento della temperatura e non da un abbassamento.
Perché vi sia ghiaccio ed in quantità abbondante, è necessario che vi sia acqua; e l'acqua è data da pioggia e vapore, entrambi prodotti in quantità industriale dall'evaporazione di laghi, mari ed oceani. Se nel Pleistocene si fosse verificato davvero un incremento notevole di ghiaccio, allora gli oceani in alcuni punti si sarebbero abbassati anche di 3 metri; vi è il fatto che questo fenomeno sia antecedente alla formazione del ghiaccio e non posteriore.
Quindi sarebbe un repentino e violento innalzamento della temperatura ed un abbassamento della stessa intensità che avrebbe prodotto le lastre di ghiaccio. Ma c'è di più.
Non vi sarebbero infatti, secondo Brennan, tracce di glaciazione in alcune zone della Terra in cui, al contrario, esistono quantità considerevoli di massi erratici: deserto del Sahara, pianure della Mongolia, Uruguay, Labrador.
Inoltre esiste un problema fisico che va ben oltre le speculazioni o le illazioni che si possono fare pour parler: la fisica del ghiaccio sottende ad un comportamento fisico dell'elemento in pieno rispetto delle leggi di gravità e della caduta dei gravi; in questo senso ipotizzare il flusso di ghiaccio su una montagna o su di una collina sarebbe come affermare che l'acqua possa risalire la propria fonte. In pratica, secondo i glaciazionisti, il movimento del ghiaccio, nell'Era in discussione, contraddirebbe le leggi della fisica.
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