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FALLE NEL PROCESSO:
LE SCOPERTE CONTRADDITTORIE
Vi è una carrellata di scoperte antropologiche contraddittorie del processo lineare che la scienza ortodossa o ignora o tralascia volutamente.
Nel 1969, tra Woolongong e Gerringong (Australia) furono scoperte impronte umane fossili di 1.000.000 di anni.
1997, sito archeologico di Jinmium, Territori Settentrionali dell'Australia: manufatti compresi tra il 176.000 e il 116.000 a. P. (avanti Pleistocene, d'ora in avanti a. P. per comodità n.d.a.).
Nel 1928, a Ipswich, in Inghilterra, avviene il ritrovamento di uno scheletro umano intero datato 330.000 anni a.P.; nel 1973, Trimil, nell’Isola di Giava, femori umani risalenti a 830.000 anni a. P.; 1989, Gehe, in Cina, resti umani di 600.000 anni a.P., completamente ignorati dalla scienza ortodossa e liquidati come un falso di cattivo gusto.
Nel IX millennio a.C. fa la sua comparsa improvvisa il famoso "complesso munito di punta" ovvero una nuova modalità di freccia dapprima sconosciuta; grandi quantità vengono ritrovate in tutta l'Europa nord occidentale e nel Vicino Oriente. Le inumazioni rinvenute iniziano a presentare cause di morte legate al "complesso"; circa 90 tombe riportate alla luce mostrano cadaveri con frecce conficcate nel torace e nella schiena; un fenomeno che, precedentemente alla data del 9.000 a.C., si può giudicare inesistente.
L'umanità scopre i piaceri della guerra sistematica in un periodo coincidente con il racconto platonico della guerra tra Atlantide e Atene. Ma la descrizione atlantidea fatta da Platone è ancora lontana dalla realtà umana, storica di quei periodi; il filosofo ateniese racconta di una civiltà estremamente evoluta ed organizzata, troppo stridente con la concezione dell'Era Glaciale e della preistoria greca così come noi le conosciamo. Occorre iniziare a smantellare il paradigma della glaciazione se vogliamo aprire nuovi orizzonti cognitivi.