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L'ATLANTIDE

di Pier Giorgio Lepori
per Edicolaweb

 

Con questo libro di Demetrio Merezkovski (I Dioscuri - Genova, 1987) continuiamo il discorso sul mistero atlantideo, intrapreso già con l'articolo "Continente perduto, pensiero smarrito" e poniamoci una domanda: perché l'umanità, noi tutti consideriamo l'Atlantide come una scintilla mistica nel profondo della nostra anima?


In fondo altro non si tratterebbe se non di riscoprire un'antica civiltà che ebbe sorte più avversa di altre, spaventosamente scomparsa a causa di un cataclisma eso o endoterreno ma che poteva, o avrebbe potuto, colpire qualsiasi altra parte del globo e qualsiasi altra civiltà allora esistente.
Per quale motivo, dunque, non sentiamo alla medesima maniera la tragedia dell'estinzione dei dinosauri o la presunta catastrofe originante la meiosi lunare? Del resto le componenti organiche degli uni e dell'altra sono alla base del corredo delle nostre ossa, della nostra carne, del sangue...
L'intero cosmo, probabilmente, racchiude in ogni suo sperduto angolo gli stessi elementi di base che costituiscono il nostro universo.
La spiegazione, direi il senso ultimo di quest'esperienza, deve risiedere in un altro contesto, nascondere una valenza più profonda per aver scolpito l'inconscio collettivo così nell'intimo da penetrare a fondo il pregresso mentale di tutto il pianeta.
Ad Atlantide è stato conferito un valore iniziatico; alla sua dipartita dalla terra un senso di punizione divina.
Qui entriamo nel mondo del mito, dove il mito, di cui Platone è il grande portavoce, assume la validità di insegnamento, linguaggio esoterico in grado di narrare ad ogni udito; ma solamente l'udito sopraffino degli iniziati comprende il messaggio recondito nascosto tra le righe del racconto. "Uno, due e tre, ma il quarto dov'è...?", inizia il dialogo platonico; come non riconoscere il quaternario pitagorico?
Il racconto di Platone, si dipana in descrizioni talmente dettagliate del continente che, sempre stando a Merezkovski "se ne potrebbe tracciare la mappa"; in questo caso si transita attraverso la storia, dove il mito lascia lo spazio alla descrizione oggettiva di un qualcosa che è esistito davvero, che fino al giorno triste dell'ira degli dei occupò un posto chiave nell'economia storica e spirituale dell'intero pianeta.
Nell'Atlantide, mito e storia si fondono in un insieme indissolubile; le radici spirituali dell'uomo affondano in quella terra che non è più; è l'età dell'oro, l'Eden primordiale in cui la razza umana si avvicinava a Dio guardandolo negli occhi; è la "polis" per eccellenza, dove l'organizzazione del buon governo è radicale, fondante.
L'Atlantide è vista come il fulcro e l'origine dell'intera vicenda umana; non si può prescindere dal continente perduto se si vuole arrivare a comprendere il mistero della vita; Merezkovski la identifica come il fuoco primordiale pagano. Rispetto alla cristianità, al regno che deve ancora venire, per i pagani è già venuto; il paradiso è aldilà delle porte della morte, per gli antichi è già stato e non tornerà più.
La nostalgia atlantidea si fonde con la rassegnazione che tutto è compiuto.
Le parole del Cristo sulla croce aprono i cancelli del Cielo; per gli antichi il Cielo è già caduto sulle loro speranze.
L'intero testo "L'Atlantide" è una continua riflessione filosofica sul perché ultimo, escatologico, del continente perduto; esso è Eden e Apocalisse insieme: entrambi sono una rivelazione, di ciò che fu e di ciò che sarà.
Atlantide è il seme dell'umanità, la diaspora che ha dato il via all'evoluzione, Torre di Babele in cui un'unica lingua proferiva un unico scopo: raggiungere, possedere il Cielo; e il Cielo si è abbattuto sulla Torre per difendere la propria inviolabilità, senza distruzione bensì basandosi sul concetto di differenziazione.
Gli atlantidei avevano raggiunto un grado di civilizzazione che oggi, probabilmente, sogniamo solamente; era alla base il controllo della natura attraverso la teurgìa, magia divina creatrice e dominatrice.
Non era la natura a governare gli atlantidi ma il contrario.
L'unico linguaggio possibile per narrare di loro è quello esoterico, fors'anche matematico di Platone, per esprimere le vette di quella civiltà, ma anche per mantenerne nascosto e custodito gelosamente il terribile segreto.
Per poter capire a fondo il significato di Atlantide, dobbiamo scrollarci di dosso le convinzioni che fino ad oggi hanno modellato il nostro pensiero e sclerotizzato la capacità analitica.
Il testo di Merezkovski è scritto in un linguaggio poetico, da vero iniziato ed anche la semantica ha un sapore antico; del resto l'originale risale al 1936.
Nel continente sono racchiusi i fondamenti delle religioni rivelate.
In particolare si fa riferimento al Libro di Enoch, che ritorna troppo spesso durante i periodi storici, alter ego letterario del libro messianico di Daniele, dove lo storico ecclesiastico Eusebio di Cesarea parla di Enoch come l'Atlante dei greci. Merezkovski accomuna Enoch ad Atlante e pertanto il Libro di Enoch, tra le righe, parla di Atlantide. Il testo andò distrutto probabilmente per il motivo in cui il Figlio dell'Uomo, "bar enasch", era troppo simile al Cristo...
Diluvio e Apocalisse, due eventi incentrati sul perno del Continente visto come la Terra dei Beati e contemporaneamente la Terra dei Morti.
L'Atlantide come principio e fine, come significato e patria della teurgìa, come fulcro iniziatico per accedere al mistero dell'universo.
Un testo da non perdere, una profonda, romantica e commossa riflessione su ciò che fu, per comprendere senza veli ciò che sarà.


									

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