
CON GLI OCCHI DI IERI

1936: L’inquietante ombra di Atlantide su una misteriosa scoperta archeologica in Messico e poi, come sempre, tutto scivolò nell’oblio...


I GIGANTI NELLA PROTOSTORIA MESOAMERICANA
a cura di Vladimiro Bibolotti
Quelli erano, per la rampante Italia Littoria del tempo, i ruggenti "anni dell’Aquila". In pieno 1936, anno XIV dell’Era Fascista, e nel bel mezzo delle peraltro conseguenti "inique sanzioni" economiche (nella realtà, oltre la propaganda del Regime, più formali e di principio che sostanziali) doverosamente erogate a livello internazionale dalla Società delle Nazioni contro l’Italia di Mussolini quale stato aggressore nel conflitto coloniale italo-etiopico che portò successivamente alla sconfitta del Negus Neghesti Hailè Selassiè, alla proclamazione dell’Impero eritreo-etiopico-somalo dell’Africa Orientale Italiana (A.O.I.) e anche al massimo consenso popolare al Duce del Fascismo indicato come "Uomo della Provvidenza" e "Fondatore dell’Impero" restaurato sui "colli fatali di Roma"), la rivista scientifica "L’Universo", autorevole organo ufficiale dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, riportava nel proprio "Notiziario" informativo (pagg. 300-301), sotto il titolo "Scoperte strane", la più che singolare notizia di una sconcertante scoperta archeologica casualmente effettuata da alcuni minatori nelle montagne dello Stato di Chihuahua in Messico: il fortuito ma non meno reale rinvenimento dei titanici resti scheletrici di alcuni uomini di possente quanto incredibile statura, variabile dai 3 metri ai 3 metri e 60 di altezza.
A pieno titolo gli esponenti di una stirpe di veri e propri giganti, dunque, significativamente tumulati nella particolare posizione seduta e piegata e con la testa sulle ginocchia, tipica di molte mummie delle culture precolombiane. Giganti appartenenti evidentemente ad una razza primeva ignota ed estinta dell’America protostorica, della cui rivoluzionaria scoperta di allora - poi, come in altri casi, silenziosamente scivolata con la generale indifferenza della scienza accademica nemica del nuovo e del diverso nell’oblio più ampio e totale - oggi si è a quanto pare del tutto smarrita ogni traccia. E su cui si proiettava comunque l’ombra di una dimenticata e perduta antichissima cultura antidiluviana. "Sono - si chiedeva significativamente il non meglio identificato estensore dell’articolo, a firma M.E.F. - gli avanzi di un popolo vittima di un cataclisma spaventoso e inabissatosi con una parte del continente che lo aveva ospitato?"...

Non c’è neanche bisogno di dire che il fin troppo diretto e chiaro riferimento allo specifico tema delle antiche tradizioni classiche riferite alla sommersione catastrofica dell’Atlantide di Platone è qui inequivocabile e immediato, oltre che necessariamente consequenziale. Tutto ciò a testimonianza diretta del tutt’altro che marginale peso attribuito culturalmente e scientificamente alla questione atlantidea fra le due Guerre Mondiali. Poi, e non solo in Italia, l’immane bagno di sangue scatenato con la Seconda Guerra Mondiale dalla follia di Adolf Hitler doveva azzerare la questione per qualche decennio, a tutto vantaggio dello scetticismo accademico. Fino a oggi...

"Scoperte strane.
L’America è il continente che, insieme all’Asia, ci può riservare ancora delle sorprese in fatto di antropologia. Tempo fa alcuni minatori messicani, rientrando a Città del Messico, raccontarono che, cercando oro nelle montagne dello Stato di Chihauahua, avevano scoperto una caverna con entro alcuni scheletri ben conservati, che apparivano essere gli avanzi di esemplari umani di gigantesca statura.
Erano seduti su un pavimento ligneo, corroso dal tempo, ed erano piegati, con la testa sulle ginocchia, come si osserva ancora nelle mummie del Messico e del Brasile. Misurati, vennero trovati lunghi da metri 3 a 3,60. Dinanzi ad ognuno erano resti di vasellami e di oggetti che rivelavano avere appartenuto a razze dotate di un certo grado di civiltà. Sembrava avessero tutti un atteggiamento pensoso e grave, incutevano rispetto e timore.
Una commissione di studiosi del dipartimento governativo di antropologia, venne inviata sul posto e sembra abbia ritenuto che la caverna sia stata il cimitero ove erano deposti i cadaveri dei primati di una razza estinta, della quale mancano assolutamente le più vaghe notizie.
Nessun’arma è stata rinvenuta né presso gli scheletri, né lungo le pareti o sotto il pavimento dello strano cimitero, sicché venne formulata l’ipotesi che si trattasse dei cadaveri di sacerdoti o di saggi.
A quale epoca far risalire la loro vita? Non lo si è potuto stabilire con precisione. O si entra nel mito ed allora bisogna ascoltare le leggende dei primitivi, che affermano essere stata, la zona, popolata da una strana razza di giganti, dotati di civiltà avanzata e di guide sapienti e potenti, o si procede per ipotesi ed allora mancano seri fondamenti per potere assegnare gli scheletri scoperti ad un qualsiasi aggruppamento umano. Non sarebbe poi tanto contraddittoria l’affermazione di taluno che vorrebbe che, a somiglianza delle forme animali gigantesche della preistoria, anche talune razze primitive siano state di colossale statura, abbiano vissuto una strana vita, fra le innumerevoli razze animali che popolavano il globo, scegliendo per loro nutrimento carne di selvaggina e pesci dei grandi fiumi. Avrebbero conosciuto il fuoco ed il suo uso, facendolo scaturire dall’urto di due pietre, anziché dalla confricazione di due pezzi di legno. Nelle pietre avrebbero trovato le loro armi, lavorandole e scheggiandole a foggia di lancia, di freccia, di giavellotto; avrebbero conosciuto l’uso dell’argilla e ne avrebbero ricavato vasi e stoviglie. Loro abitazioni sarebbero state le caverne sia naturali, sia scavate artificialmente e chiuse con le pelli dei grandi animali uccisi. Il loro corpo sarebbe stato velloso, lunghi e folti i capelli, l’aspetto selvaggio; avrebbero abitato fra i monti, protetti dai grandi ammassamentí delle rocce, poi si sarebbero assuefatti alla vita delle foreste, riunendosi in tribù. Come sarebbero scomparsi? A cagione di qualche grande cataclisma o per opera di altre tribù più forti o più selvagge? E gli altri ove sarebbero finiti, dove se ne sarebbero perdute le tracce, se soltanto una dozzina di scheletri è riassommata dall’oblio dei secoli senza scoprirci nulla di probabile sull’intero aggruppamento? O sono soltanto gli avanzi di un popolo vittima di un cataclisma spaventoso e inabissatosi con una parte del continente che lo aveva ospitato?

M.E.F."
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