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n° 18 Nov./Dic. 2004

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CON GLI OCCHI DI IERI

Una lettera all'"Index Expuratorium" del 1776.


 
INDEX LIBRORUM PROHIBITORUM

a cura di Enrico Baccarini
 

Ricoperto da una patina giallastra e dall’incedere del tempo, angoli smussati e molte volte tagliati, un testo o un documento antico si presenta spesso ai nostri occhi come la testimonianza di un antico sapere, di un remoto incontro tra la conoscenza di un uomo e la cultura del suo tempo. In questa occasione presentiamo ai lettori di Archeomisteri un documento alquanto eccezionale, rara testimonianza di come un passato sfuggente quanto enigmatico possa riservare sorprese inaspettate.
La lettera che abbiamo voluto pubblicare in questo numero venne redatta da un giovane prelato, tale Don Clemente Cocchi di Riccò, studioso in diritto canonico e Bibliotecario della Sapienza di Pisa. In tale epistola il prelato chiede la "licenza di ritenere e leggere" alcuni testi messi al bando nell’"Index Expurgatorium"  (1), e definiti nella lettera "Libri Proibiti".
La compilazione nel XVI secolo di un indice di libri messi al bando costituì solo la formalizzazione di una "forma mentis" che nei secoli precedenti era stata adottata in maniera alquanto indiscriminata, lasciando semplicemente alla soggettività umana, quella ecclesiastica, il giudizio se bandire un testo oppure pubblicarlo. La riforma protestante aveva condotto allo stesso tempo la Chiesa cattolica apostolico romana a dare inizio a quella controriforma (2) che, anche insieme all’invenzione della stampa attraverso cui tali idee potevano diffondersi, portò verso un nuovo mutamento del mondo e della cultura del tempo.
Questo è sommariamente l’antefatto storico da cui prende inizio la storia dell’Indice dei Libri Proibiti di cui il nostro prelato farà richiesta al proprio superiore per poterne visionare i contenuti. Tale richiesta viene accettata e sua Eminenza Johannis Schiara, dell’ordine gesuita, aggiunge di suo pugno alla lettera un discorso in latino cui attenersi per "salvaguardare l’anima e lo spirito". È interessante notare come la risposta sia stata inserita nel corpo stesso della lettera lasciando così ai posteri un documento di eccezionale valore. La traduzione del testo latino recita:

Feria secundis Die 23 decembris 1776 La Sacra Congregazione dell’Indice concede attraverso decreto la licenza per due anni a detenere e leggere i libri proibiti di autori di teologica di scuola dogmatica e di infedeli e di autori di scuole ecclesiasiche dannati.
Soggetti giuridici, politici, naturalistico-filosofici, di grammatica poetica e di storia profana con eccezione per gli indici astrologici. La Congregazione ed i suoi giudici accettano le opere di Guimenii, Nic. Machiavelli, C. Mobinei, P. Bayle, Lanney, Majmbourg, l’Historia di P. Giannone e la Storia della Chiesa Gallica di un anonimo italiano del mantovano, del libro iscritto con Istruzioni intorno alla Santa Sede tradotto dal francese.
D. Marini con un poema su la Pulzella di Orleans, le Opere dello Spirito e tutte quelle in cui sono professate e mosse oscenità contro la religione. E tutti quei libri anonimi incredibili in cui sono presenti filosofie avverse alla religione.
J. Schiara J. Jesu

Questo il testo della lettera cui siamo venuti in possesso grazie ad un amico antiquario. È stato molto interessante ottenere e studiare questo documento anche ai fini di una nostra recente pubblicazione.
Nel nostro recente libro, "Italia Esoterica", scritto assieme a Roberto Pinotti, abbiamo cercato di gettare maggiore luce, fra le varie tematiche, sul misterioso mondo dei codici magici ed esoterici dell’antichità. Nella lettera di Cocchi di Riccò, primariamente nella risposta di Monsignor Schiara, si fa chiaro riferimento, oltre che ad autori specifici, a tutta una serie di libri "in cui sono presenti filosofie avverse alla religione", e come dunque non pensare anche a testi esoterici? Ovviamente si tratta di pure speculazioni ma chi non sarebbe stato incuriosito, avendo ottenuto il "placet" e la protezione dei propri superiori, a consultare testi di questo genere? Non lo sapremo mai, resta il fatto però che nella sua risposta esplicativa Monsignor Schiara rende chiari anche alcuni autori che oggi non ci sogneremo mai di bandire dalla pubblicazione. Un esempio chiarificatore può essere il nome di Machiavelli che con il suo "Il principe", gettò le basi per una gestione del potere e della politica senza precedenti, con elementi che avrebbero potuto condurre alla destabilizzazione di un potere o una potenza costituita, situazione questa che la Chiesa era ben lungi da voler vedere realizzarsi e che condussero tale testo all’interno dell’"Index".
La lettera in nostro possesso venne indirizzata alla "Sacra Congregazione dell’Indice" (3), istituita in virtù delle "Dieci regole" allegate agli "Atti" e "Decreti" del Concilio di Trento, che si pose come l’unico organismo deputato a vagliare e censurare i testi prima della loro pubblicazione ovvero per evitare che opere dai contenuti eretici potessero fruire liberamente. Cocchi di Riccò ottenne la sua agognata licenza ma non conosciamo, né viene specificata chiaramente, la motivazione per tale istanza. Il prelato afferma semplicemente che tale documentazione sarebbe servita per "compiere tutti i suoi studi" non specificando la natura degli stessi. Questo documento costituisce la punta dell’iceberg, una semplice goccia, in quel "mare magnum" di testi e documenti "eretici" che sono arrivati fino ai nostri giorni e che, in molti casi, sono stati riposti e accuratamente conservati all’interno di biblioteche o conventi. Non dobbiamo allo stesso tempo scordarci di quali e quanti libri "blasfemi" siano oggi custoditi, ad esempio, negli Archivi Segreti Vaticani. Testi di cui, in alcuni casi, si è persa memoria e che saltuariamente vengono ritrovati da studiosi operosi o durante ricatalogazioni estensive. Basti ricordare il caso della bolla papale di Clemente V ritrovata recentemente dalla studiosa Barbara Frale che assolveva l’Ordine del Tempio da ogni accusa di eresia imputatagli.
Di tale documento si possedeva una memoria storica ma mai nessuno era riuscito a ritrovarlo e ad impugnarlo, dando così credito alla possibilità che potesse costituire una sorta invenzione posteriore per assolvere gli stessi Templari. In questo caso, probabilmente, motivazioni di tipo politico e non tanto religioso dettate dal Re Filippo il Bello, portarono il manoscritto al silenzio plurisecolare di oltre seicento anni, fino a quando cioè la Frale è riuscita a scovarlo all’interno degli Archivi Vaticani.

NOTE:
1. Nel 1599 Papa Paolo IV istituì il primo "Index Expurgatorius" ufficiale, un elenco di libri espressamente proibiti dalla Chiesa Cattolica romana, conosciuto anche con il nome di "Index librorum prohibitorum", "Indice dei Libri Proibiti". Paolo IV aveva, nel clima della Controriforma, cercato di creare un ulteriore strumento limitante per quelle nuove idee religiose-rivoluzionarie che si stavano diffondendo in tutta Europa. Nel 1571 Pio V istituì la Congregazione dell’Indice, ma nel 1917, sotto Benedetto XV, essa rientrò sotto il Santo Uffizio e nel 1965 Paolo VI l’abolì definitivamente.
2. L’insieme, vasto e articolato, di movimenti, istituzioni e iniziative posti in atto dalla Chiesa Cattolica apostolica romana dalla metà del XVI secolo per arginare la diffusione della Riforma protestante, ricuperare i territori europei sottratti al suo controllo, consolidare l’egemonia sulle aree rimaste cattoliche.
3. Conosciuta anche come "Congregazione dell’indice dei libri proibiti". Confermata da Pio V dopo il Concilio di Trento, fu soppressa con motu proprio di Benedetto XV nel 1917, affidando il compito della Censura dei libri ad una speciale Sezione della Suprema Sacra Congregazione del Santo Offizio (che è costituita e regolata dal canone 247 del "Codex Iuris Canonici").

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