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CON GLI OCCHI DI IERI

Fulton Oursler presenta il nuovo sensazionale libro di Immanuel Velikovsky, "Worlds in collision".


PERCHÉ IL SOLE SI FERMÒ
di Fulton Oursler (Seconda Parte)
da "Selezione dal Reader's Digest" del Maggio 1950

Seguì allora un fenomeno da ricordarsi per sempre.
Un’immane ne scintilla scoccò nel momento del massimo accostarsi della cometa, quando le acque della Terra vennero sollevate alla massima altezza, e prima che ricadessero.
Molte genti ricordano quella scintilla come una saetta folgorante scagliata da un dio sopra un mondo in preda al diluvio e all’incendio. L’Esodo riferisce: "E l’Angelo di Dio che precedeva le schiere d’Israele si spostò e si mise dietro a loro; e la colonna di nubi si partì dinanzi a loro e si fermò dietro a loro... e quella nube era oscura da una parte, e dall’altra illuminava la notte."
Un vento di eccezionale violenza e dei lampi squarciarono la nuvola.
Al mattino le acque si sollevarono come a formare un muro e si divisero... "Ed i figli d’Israele entrarono in mezzo all’asciutto mare formando l’acqua come un muro a destra e a sinistra di loro. E gli Egiziani li inseguirono... Già s’era alla veglia del mattino e si rivolse il Signore, dalla colonna di nubi e di fuoco, verso le schiere degli Egiziani... Le acque ritornarono, e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l‘esercito di Faraone che per inseguire gli Ebrei erano entrati nel mare; neppur uno se ne salvò."
In realtà, tutta la Terra stava attraversando gli stessi eventi.
In Cina, l’epoca di Yahou era la stessa di Mosè in Palestina; nelle cronologie cinesi troverete le seguenti notizie: "Il Sole non tramontò per vari giorni; le foreste s’incendiarono; un’ondata altissima, 'levatasi al cielo', scrosciò sulla Terra. Dopo aver sostato nella sua rotazione, la Terra prese di nuovo a ruotare."
E qui ci troviamo di fronte ad un mistero affascinante.
Il nostro pianeta ruota ora da occidente ad oriente: ma ha sempre fatto cosi?
Le antiche carte geografiche sembrano suggerire il contrario.
Ci sono delle mappe dipinte sul soffitto di una tomba egiziana che mostrano i cieli del Medio Oriente come erano prima e dopo tali cataclismi; c’è un’inversione completa da non potersi sbagliare.
Platone scrisse nel Politico del "cambiamento nel levarsi e nel calare del Sole e degli altri corpi celesti, e come a quei tempi calassero nel quadrante del cielo dove oggi essi sorgono."
E poco dopo aggiunge: "In certe epoche l’universo ha il moto circolare presente, ed in altre epoche gira nella direzione inversa. Di tutti i mutamenti che avvengono nei cieli, questa inversione è la più grande e la più completa."
Velikovsky ricorre alle scienze naturali per trovare una spiegazione. Mette in evidenza il fatto che questo nostro globo è un immenso magnete. Allorché una folgore percuote una calamita, essa ne inverte la polarità; ciò che prima era il polo nord diventa il polo sud, e viceversa.
Su scala immensa, un corto circuito fra la Terra ed un altro corpo celeste, come una cometa, potrebbe dar luogo all’inversione istantanea dei poli magnetici terrestri. Testimonianze geologiche indicano che qualcosa del genere deve essere avvenuta.
Velikovsky cita dal geofisico Alvin Greene McNish: "L’esame della magnetizzazione di alcune rocce eruttive indica che, in epoche geologiche, la polarità della Terra si è completamente invertita".
Cosa ebbe a che fare Venere con queste catastrofiche portarono il mondo sull’orlo della distruzione?
"Ecco una domanda - dice Velikovsky - che ci porterà davvero molto lontano."
Secondo il suo pensiero, dopo Giosuè seguirono sette secoli in cui le genti, già decimate dalle gigantesche catastrofi, non perdettero mai la paura di nuovi disastri, paura suffragata dai loro intelletti migliori; altre calamità, dicevano i profeti, dovevano ancora venire.
Frattanto, quegli anni videro la gestazione di un nuovo pianeta, quando dal grembo della cometa nacque un astro, e Venere prese il suo bel posto in basso nel nostro cielo.
Vi sono prove storiche di questo? Sì, dice l’Autore.
Affermando che il pianeta Venere nacque in quei tempi, egli deve dimostrare che prima di allora erano visibili soltanto quattro pianeti del sistema solare, e che nei planisferi astronomici del tempo Venere non c’era.
L’Autore offre tale prova: nella tavola Indù dei pianeti, disegnata intorno al 3100 a.C., soltanto Venere manca tra i pianeti, benché i Bramani di un periodo posteriore conoscessero cinque pianeti.
Lo stesso avviene nell’astronomia egizia. I Babilonesi chiamarono Venere "il grande astro che si aggiunge agli altri grandi astri".
Ed in ogni terra del mondo antico vi sono vividi miti sulla nascita del pianeta Venere. Venere finì di stabilizzarsi nella sua orbita presente dopo un incontro con il pianeta Marte: amorazzo di cui si parla spesso nella mitologia.
Questo incontro spostò Marte dalla sua orbita; ad intervalli di 15 anni anche Marte venne a passare vicino alla Terra. Nel 747 e nel 687 a.C. Marte si avvicinò tanto che ci fu una ripetizione delle catastrofi precedenti.
Della seconda serie di cataclismi, le testimonianze sono molto meglio conservate, perché era l’epoca dei profeti ebraici. Quegli antichi ispirati furono astronomi di prim’ordine nonché poeti e veggenti; seppero predire con precisione due sconvolgimenti del loro tempo.
Amos venne messo a morte per le sue tristi predizioni, ma la catastrofe avvenne puntualmente; il Re Ozia era all’altare quando si aprì un grande squarcio nel Tempio di Salomone per il tremar della terra.
Quella calamità fu soltanto un preludio.
"Il giorno fitto di notte" preannunciato da Isaia scese sul paese; "la terra", come dice la Bibbia, fu "interamente rotta". Ed allora il lungo dramma biblico raggiunse il suo culmine nella distruzione dell’esercito di Sennacherib, nemico d’Israele.
È descritta nel modo più laconico nel Libro dei Re: "E accadde che quella notte venisse l’Angelo del Signore, che colpì negli accampamenti degli Assiri centocinquantamila uomini; e quando il Re Sennacherib si levò di buon mattino, ecco che non c’erano che corpi di morti."
L’identico racconto, è ripetuto nel Libro delle i Cronache, nel Talmud ed in altre fonti antiche.
Evidentemente la morte simultanea di diecine di migliaia di guerrieri non poté essere dovuta ad un’epidemia; questo massacro spettrale avvenne in una nottata.
a Bibbia dice: "Una raffica scese dal cielo, sull’accampamento di Sennacherib".
La causa della morte delle schiere nemiche è spiegata nel Talmud con la penetrazione di masse gassose nell’atmosfera, che in certe zone asfissiavano ogni respiro.
Ancora una volta un fenomeno del genere non poteva essere locale, e non lo fu: il fuoco nel cielo ed i gas caduti sulla Terra sono riferiti anche dai Libri di Bambù della Cina, nelle iscrizioni Maya ed in testimonianze di altre parti del mondo.
La sera che precedette la distruzione dell’esercito, secondo la Bibbia, l’ombra del Sole tornò indietro di dieci gradi. Un eguale fenomeno è riferito in Cina ed altrove; e tutti concordano sulla data del 23 marzo del 687 a.C.
Quali variazioni del moto terrestre risultarono da tali collisioni appena mancate e dai successivi riassettamenti, che si estero per un periodo di 200 anni e anche più?
Molti popoli antichi avevano calendari precisi.
Prima del 747 a.C. gli Israeliti, gli Egizi, i Maya, i Cinesi ed altri usavano calendari basati su 12 mesi di 30 giorni ciascuno con l’anno di 360 giorni.
È improbabile che un errore di cinque giorni passasse inosservato, perché dopo pochi anni vi sarebbe stato un netto cambiamento dell’epoca de raccolti.
Nel 747 a.C. venne introdotto nel Medio Oriente un nuovo calendario di 365 giorni, e durante il settimo secolo a.C. tutti quei popoli aggiunsero cinque giorni ai loro calendari.
Ciò significa, scrive Velikovsky, che l’orbita della Terra mutò in quel tempo, causando una maggiore durata del viaggio annuale intorno al Sole.
Avvennero anche grandi cambiamenti geologici. Il periodo glaciale sembra essere finito con catastrofica subitaneità; regioni di clima temperato si trovarono improvvisamente comprese nel circolo polare; le coltri di ghiaccio in America e in Europa cominciarono a scongelarsi.
Non occorre essere uno scienziato per dare uno sguardo ad una carta e vedere da sé il quadro.
Un circolo tracciato col centro in prossimità delle coste orientali della Groenlandia e che comprenda le regioni coperte dalla coltre gelata nell’ultima epoca glaciale escluderà la Siberia nord-orientale, ma comprenderà la vallata del Missouri fino al 39° di latitudine nord.
Negli ultimi 100 anni gli scienziati sono rimasti perplessi di fronte allo sterminio del mammut, animale molto meglio sviluppato dell’elefante, che invece sopravvisse. Hanno congetturato che forse lievi mutamenti della superficie terrestre costrinsero i grandi animali sopra brulle montagne, dove morirono a poco a poco d’inedia.
Sappiamo invece, ora, che i mammut non morirono per deficienza di nutrimento. Sono stati scoperti i loro corpi conservati nel ghiaccio nordico e gli intestini erano ancora pieni di erbe non digerite. Tali erbe crescono oggi non nella regione in cui morirono i mammut ma ad una distanza di oltre 1.500 chilometri.
Soltanto catastrofi naturali improvvise di rovinosa violenza potrebbero spiegare questo ed altri enigmi cosmici. È dunque inevitabile chiedersi: non fu forse il Polo Nord, in un’era passata, lontano venti o più gradi dal punto che esso oggi occupa, e più vicino all’America?
In tal modo anche il Polo Sud sarebbe più vicino all’Australia.
Il subitaneo mutamento spiega perché i mammut siano stati sterminati tutti in una volta, come per asfissia o per folgorazione, entrambe possibili.
Essi vivevano in un clima temperato: accadde la catastrofe, ed i mammut morirono. In poche ore l’America nord-orientale mutò da zona glaciale del Circolo Polare a zona temperata, mentre la Siberia nord-orientale subì il cambiamento opposto, da zona temperata a zona del Circolo Polare.
È naturale che, concludendo il suo libro, l’Autore sia portato a meditare su ciò che potrà accadere al mondo in avvenire.
Il sistema solare non è immutabile; se catastrofi sono avvenute, possono ripetersi con esito forse differente e perfino fatale.
C’è la possibilità che accada un giorno una collisione tra due pianeti.
I guai possono venire dalle Lune di Giove, le cui orbite si intersecano; o dagli asteroidi che incrociano le orbite di Marte e della Terra; o dal pianeta Plutone, che attraversa sotto un certo angolo l’orbita di Nettuno.
Inoltre delle comete - come Venere prima che divenisse un astro - possono di nuovo avvicinarsi alla Terra od anche urtarla; una grande cometa potrebbe imbattersi in uno dei pianeti e spostarlo dalla sua orbita; il caos allora ricomincerebbe.
Così la fine del mondo quale lo conosciamo è tutt’altro che impossibile.
Questa è in sostanza la teoria di Velikovsky, sommariamente riferita.
Così un solo dotto ha tentato una sintesi del sapere e del ragionamento nei campi della scienza, della leggenda e della religione.
Ne è risultata una teoria della storia della Terra, intesa come pianeta, affascinante come un racconto di Giulio Verne, eppure documentata con un rigore scientifico degno di Darwin o di Jeans.
"Mondi in collisione" apre alla scienza un nuovo vasto campo di discussione; per milioni di sinceri credenti nell’Antico Testamento l’opera sarà un’involontaria e rassicurante risposta alle critiche dei razionalisti degli ultimi 75 anni.
Come sembrerebbe strato tutto ciò a Clarence Darrow, e ugualmente a William Jennings Bryan, se potessero saperlo!

fine Seconda Parte
vedi: Prima Parte
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