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CON GLI OCCHI DI IERI

Uno scoop storico: l'autore del Timeo e del Crizia aveva attinto al filosofo pitagorico. Lo conferma espressamente Aulo Gellio nel suo "Le Notti Attiche".


ATLANTIDE? LA FONTE PRIMARIA DI PLATONE FU FILOLAO
di Roberto Pinotti
Nel 1968 (negli ormai storici volumetti grigi della Biblioteca Universale Rizzoli) uscì a Milano per la prima volta in traduzione italiana una delle più curiose opere dell’antichità latina, assai cara al Petrarca e agli umanisti: una preziosa e fitta raccolta di aneddoti storici, di discussioni filologiche, di dissertazioni filosofiche, di usi e costumi della Roma imperiale, di citazioni di opere allora note ma a noi purtroppo mai pervenute:
"Le notti Attiche" di Aulo Gellio, un’opera che oggi vediamo come gli atti di una sorta di salotto culturale dell’Impero Romano risorti da un oblìo secolare.
Tale opera - osserva nella presentazione ai due tomi dell’opera il traduttore Luigi Rusca - va necessariamente inquadrata nel periodo storico in cui l’Autore visse, il II secolo d.C.: dal regno di Adriano a quello di Antonino Pio e Marco Aurelio. È un’epoca in cui i ricordi delle grandi gesta della Repubblica Romana (l’epoca degli Scipioni, di Metello, etc.), delle gloriose imprese di Giulio Cesare e della successiva età d’oro di Augusto vengono raffrontati, dalle persone colte, con la situazione assai diversa della vita pubblica e letteraria dei tempi di Aulo Gellio. Non più fortunate ed esaltanti guerre di conquista, ma necessarie azioni di polizia ai confini di un Impero ormai esteso a quasi tutto il mondo conosciuto contro popolazioni barbare mal soggiogate o altre che varcavano i confini attratte dalle ricchezze che i Romani avevano messo in valore nei propri domini.
Qualcosa di simile, in effetti, a quanto sta vivendo oggi la civiltà "atlantica" dell’opulento "Occidente" tecnologico facente capo a USA, Canada, Europa e Russia (con i loro terminali "fuori scacchiere" in Giappone, Israele, Australia e Nuova Zelanda) rispetto alla sottosviluppata realtà terzomondista esclusa dall’"Impero" (America Latina, Paesi Islamici, Africa, India, Asia orientale) la quale si pone nei suoi confronti o conflittualmente, fino a manifestare o il terrorismo internazionale, o con un "effetto calamita" implicante un’emigrazione selvaggia e incontrollabile...
Curiosamente (ma poi non troppo, per chi conosce la Storia e soprattutto sa vedere e capire i suoi corsi e ricorsi), fra la "Pax Romana" di 2000 anni fa e la "Pax Americana" (o "Nuovo Ordine Mondiale" che dir si voglia) che stiamo vivendo oggi i punti di contatto si moltiplicano a vista d’occhio.
Oggi l’Impero USA, vincitore assoluto del momento ma anche scosso all’interno dai segni di un malessere diffuso destinato solo a crescere e che come quello di Roma imperiale (avendo esso già in sé i germi della propria autodistruzione) lo farà fatalmente implodere presto o tardi (come è poi già successo a quello dell’URSS seppur per cause ben diverse) a meno che non sappia rapidamente e totalmente autorigenerarsi, vede - come l’Impero Romano - pensatori e intellettuali sempre più scomodi manifestare una nuova e diversa visione del mondo. Una "weltanschauung" quanto mai destabilizzante per l’establishment e lo status quo, tutta proiettata verso il Terzo Millennio ormai iniziatosi.
Noi oggi vediamo così il successo editoriale ma anche il conseguente potere dirompente nella coscienza del pubblico di tutto il mondo di libri di autori come Hancock , Bauval e molti altri ancora, che ci propongono una chiave di lettura profondamente temuta e avversata dal sistema vigente, in quanto radicalmente rivoluzionaria e sconvolgente per quanto tradizionalmente noto e acquisito sul nostro passato e le nostre origini: la reale esistenza della cultura-madre planetaria di Atlantide, la distruzione cataclismatica di una protociviltà antidiluviana avanzata adombrata nei testi platonici, uno sconvolgente "ritorno alle origini" dell’umanità di allora annientata da una catastrofe globale; e con ciò tante altre cose decisamente scomode, "controcorrente" e fra loro interconnesse che legano lo ieri all’oggi e al domani...
Orbene, a questo punto verrebbe proprio da chiedersi se, magari sulla base di altre e maggiori informazioni forse a noi non pervenute nel corso della storia, anche in passato qualcuno non possa essersi posto lo stesso problema in termini analoghi e se dunque, magari proprio al culmine storico della civiltà-madre sintesi di quelle antiche e alla cui cultura sincretistica dobbiamo la nostra, e cioè quella di Roma imperiale, non possa essersi verificato, mutatis mutandis, qualcosa di simile.
È peraltro evidente che se la intellighenzia dell’ultima cultura-madre che ci ha preceduto sulla scena della Storia si è mai posta, dibattendolo, il problema delle origini ignote della civiltà con gli interrogativi del caso, non può che averlo fatto in un momento di stabilità e di maturità. E quel momento Roma lo ha vissuto proprio al tempo di Aulo Gellio. E un intellettuale del suo livello che pur viveva il suo tempo non poteva certo non farlo.
Il nostro non è dunque un interrogativo fuori luogo. Perché forse è proprio andata così. Solo che il collasso dell’Impero Romano e la fine del mondo antico con la parziale distruzione della sua cultura e di tante fonti storiche e tradizionali non ci ha probabilmente permesso di saperlo.
Fino ad oggi. Platone, si dice da sempre, è e resta comunque la fonte primaria e indiscussa su Atlantide. Tutto il resto è venuto dopo. Già. Ma siamo poi davvero sicuri di ciò?
In effetti no, se consideriamo le informazioni da tutto il mondo emerse successivamente al TIMEO e al CRIZIA. E ora possiamo anche confermarlo con testi alla mano. Ma cerchiamo di essere più precisi.
Lo scorso Maggio ho avuto una conversazione telefonica con il prof. Emilio Spedicato, il brillante matematico dell’Università di Bergamo che presiede il CIRPET (Comitato Interdisciplinare Ricerche Protostoriche E Tradizionali) di cui Archeomisteri è organo ufficiale e che da tempo si interessa a tutto campo dei più diversi enigmi della protostoria.
- Roberto, - mi ha ad un certo punto apostrofato con aria un po’ sorniona ma tutt’altro che saccente - tu lo sapevi che Platone si è rifatto a qualcun altro per la sua descrizione di Atlantide?.
- Non vorrei essere ovvio... ma vuoi riferirti forse a Solone e ai suoi contatti con i sacerdoti egizi di Sais di cui parla Platone? - ho chiesto.
- No, no. Niente banalità. Intendo riferirmi ad altri, naturalmente - fu la risposta un po’ enigmatica, seguita da un breve silenzio. Rimasi comprensibilmente interdetto.
- Di chi parli, Emilio? - chiesi allora incuriosito.
- Non conosci mica per caso Aulo Gellio? - chiese a sua volta Spedicato quasi divertito - L’autore de "Le notti Attiche"?
- Sì, - risposi subito a colpo - e ho anche il suo libro in casa. In effetti oggi quei due piccoli tomi in edizione economica BUR degli anni Sessanta sono diventati una vera rarità...
- Bravo! - fu l’immediato commento profondamente compiaciuto - Non è da tutti...
- Allora - proseguì - a questo punto c’è poco da aggiungere. Vatti subito a leggere bene il XVII capitolo del Libro III. Anch’io non ne sapevo nulla prima di imbattermi in questo testo, beninteso.
- Credimi - aggiunse prima di chiudere la comunicazione - ne vale davvero la pena...
Intrigato, andai immediatamente a prendere il libro. Il presidente del CIRPET aveva ragione. In effetti ne valeva proprio la pena. E se per chi (come chi scrive) si occupa di Atlantide da oltre 40 anni la lettura del brano segnalato da Spedicato ha avuto l’effetto di uno shock, per chi ci legge non potrà essere certo da meno. Perché in un certo qual modo si tratta di uno scoop.
Infatti dal punto di vista letterale il testo in questione, come il lettore potrà verificare da solo, non lascia sicuramente adito a dubbi di sorta. Platone, scrive Aulo Gellio, ha attinto il materiale sulla base del quale redasse poi il TIMEO da tre libri scritti dal filosofo pitagorico Filolao e da lui acquistati per un prezzo a dir poco spropositato, pare anche con l’intervento dell’aiuto economico dell’amico Dione Siracusano. E non c’è neanche bisogno di dire che l’avere scelto di pagare per l’acquisto di tali testi un prezzo tanto alto e decisamente "fuori mercato" può giustificarsi solo con il carattere particolarmente importante attribuito evidentemente dal compratore alle informazioni in essi contenute.
Informazioni che peraltro non sembrano, considerato il testo del TIMEO, avere nulla a che fare con questioni filosofiche.
Se ne deve pertanto dedurre logicamente che le notizie relative ad Atlantide e ai contatti fra Solone e i sacerdoti egizi di Sais circa il continente perduto menzionati da Platone proverrebbero allora dagli ambienti pitagorici, che erano notoriamente caratterizzati da contatti privilegiati con la terra del Nilo.
Semplici illazioni? Affatto. Va ribadito che il TIMEO, che come l’incompleto CRIZIA disserta a lungo su Atlantide, non scopiazza minimamente le teorie pitagoriche, pur accennandovi. Pertanto non è certo sul fronte filosofico-speculativo che quanto acquisito nei testi di Filolao comprati da Platone è stato da quest’ultimo utilizzato per il contenuto del TIMEO.
E se al TIMEO togliamo la parte filosofica resta una sola cosa: proprio la storia di Atlantide. È poco ma sicuro. E in tal caso, i conti tornano. Eccome... Solo che la cosa è finora passata alquanto inosservata. E forse è venuto infine il momento di dire le cose veramente come stanno ad un pubblico distratto e anche un po’ pigro, ma nondimeno sufficientemente sensibile a notizie e informazioni atte a farlo pensare.
Ma certo non più in sordina.

Da: LE NOTTI ATTICHE, Libro III, Capitolo XVII

AULO GELLIO CONFERMA: PLATONE RIPRESE DA TESTI ANTERIORI I CONTENUTI DEL TIMEO
"...Da persone serissime si racconta che Platone acquistò tre libri del filosofo Filolao e Aristotele pochi libri del filosofo Speusippo per un prezzo incredibile..."

È stato tramandato che il filosofo Platone, pur avendo un patrimonio familiare assai modesto, acquistò tre libri del filosofo pitagorico Filolao del 10.000 denari (1). Secondo alcuni scrittori, tale somma gli fu offerta dal suo amico Dione Siracusano.
Si dice anche che Aristotele comperò alcuni libri del filosofo Speusippo, dopo la morte di questi, per tre talenti attici, la qual somma, in nostra moneta, corrisponde a 70.000 sesterzi.
Il velenoso (2) "Timon" (Timone) scrisse un libro pieno di maldicenze che si intitola Sillos (Satira). In essa apostrofa in modo ingiurioso Platone per aver comperato ad un prezzo esorbitante un trattato pitagorico ed avere con questo compilato il celebre dialogo Timeo (3).
I versi in cui afferma ciò sono i seguenti (4):
"Tu pur, Platone, istruir ti volesti: Con molti soldi un piacevol libro comprasti Con l’aiuto del quale il Timeo scrivesti..."

NOTE:
1. Era una somma enorme, giacché i libri di maggior pregio si comperavano da 5 a 10 sesterzi.
2. "Amarulentus" Aulo Gellio definisce il poeta Timone, usando un termine che si riferisce al sapore (amaro): come nota il Marache, il passaggio da bevanda amara a velenosa è facile.
3. Uno dei più alti, religiosi dialoghi di Platone; non è certo, come vuole Timone, una scopiazzatura di Pitagora, anche se le teorie di questi vi sono discusse.
4. Phoet. phil. frag., 54, Diels.
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