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n° 10 Lug./Ago. 2003

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CON GLI OCCHI DI IERI

Dall'antichità altri diretti riferimenti al di fuori del Timeo e del Crizia. Ulteriori autori a sostegno delle tradizioni sul continente perduto nell'Oceano Atlantico.
Continuando la nostra vetrina periodica sui vari testi antichi originali variamente ricollegabili all'antico continente sommerso sede di una avanzata civiltà primeva antidiluviana espressamente menzionato da Platone nei suoi, classici "Dialoghi" Timeo e Crizia, da noi proposta con lo scopo di documentare i lettori circa le diverse fonti tradizionali su Atlantide, in questo numero sviluppiamo la nostra carrellata in tal senso riportando nuovi brani di altri Autori greco-romani più o meno noti. Si va da storici famosi quali Diodoro Siculo e Tucidide a scrittori meno conosciuti quali Ateneo e lo stesso cristiano Arnobio Afro, fino a un Claudio Eliano, un intellettuale romano che scriveva peraltro in greco. Tutti, in un modo o nell'altro, si rifanno comunque alla memoria di un antico continente pre-diluviano scomparso nell'Atlantico a causa di un cataclisma. Così Diodoro Siculo, descrivendo una tutt'altro che identifìcabile isola atlantica (apparentemente non assimilabile agli arcipelaghi delle Canarie, di Madera e del Capo Verde) a suo dire colonizzata dai Fenici e collegata al persistente mistero di Gadeira (Cadice?) e di Tartesso; così Arnobio Afro ricordando espressamente l'invasione del Mediterraneo di 10.000 anni prima da parte degli Atlantidi; così Ateneo citando i dolciumi atlantidei specifìcamente menzionati nel Crizia; così Tucidide con riferimento ad un maremoto nella penisola ellenica; così Plutarco in rapporto alla favolosa Ogigia omerica e ad una fantomatica Isola di Crono in cui oltre all'America si può anche scorgere Atlantide; e così Claudio Eliano menzionando supposti animali originari del perduto continente-isola. In particolare, resta comunque sorprendente per originalità la descrizione del grande impero oceanico extramediterraneo (con la città di Anostes come capitale) della Meropide (ovvero della terra di Merope) fornita ai posteri (ma rifacendosi peraltro a Teopompo di Chio, un contemporaneo di Platone) sempre da Claudio Eliano, apparentemente diversa ma in realtà, a conti fatti, sostanzialmente assimilabile a quella platonica di Atlantide; e che potrebbe dunque, in ultima analisi, finire col coincidere in toto con le tradizioni menzionate dal grande filosofo greco, Un impero indubbiamente favoloso ma del quale, qualunque sia il nome con il quale lo indicano, tutti gli autori in questione non parlano certo come di un mito, bensì come parte di una tradizione importante, accettata e quasi indiscussa.



OLTRE PLATONE: ATLANTIDE O MEROPIDE?

a cura della Redazione
[Atlante che regge il mondo - 26K .jpg] [rappresentazione rinascimentale di Atlante - 51K .jpg]
 

DIODORO SICULO, Biblioteca Storica
Ma dacché abbiamo menzionato gli Atlantidi, crediamo sia giusto riferire qui ciò che i loro miti dicono della genesi degli Dei...[...]...
Dopo la morte di lperione, narra il mito, il regno fu diviso fra i figli di Urano, i più famosi dei quali erano Atlante e Crono. Di costoro, Atlante, ricevette come sua parte le regioni sulla costa (africana) dell'Oceano, e non solo diede il nome di Atlanti(di) ai suoi popoli, ma chiamò anche Atlante la montagna più grande di quella terra. Dicono inoltre che egli perfezionò la scienza dell'astrologia e fu il primo a fare conoscere all'umanità la dottrina della sfera; e fu per questa ragione che si credette che tutto il cielo venisse sorretto sulle spalle da Atlante...[...]...
Atlante, racconta poi il mito, ebbe anche sette figlie, che vengono chiamate insieme Atlantidi dal nome del padre ma i cui nomi erano Maia, Elettra, Taigete, Sterope, Merope, Alcione e l'ultima Celeno [in altre tradizioni si parla di Atlantide come di un arcipelago composto da "sette grandi isole nel Mare di Occidente". Concettualmente, a ciascuna delle sette figlie di Atlante avrebbe dovuto corrispondere una di queste sette isole, n.d.r.]. Queste figlie giacquero con gli eroi e gli Dei più famosi, e divennero così antenate della maggior parte della razza umana...[...]... Queste figlie erano inoltre famose per la loro castità, e dopo la morte ebbero onori immortali tra gli uomini, che le collocarono nei cieli e le chiamarono Pleiadi. Le Atlantidi vennero anche chiamate Ninfe, perché gli abitanti di quella terra chiamavano le loro donne con il nome comune di "ninfe"...[...]... Ma ora che abbiamo discusso ciò che riguarda le isole situate entro le Colonne d'Ercole, parleremo di quelle che stanno nell'Oceano. Perché lontano, oltre la Libia, sta un'isola di considerevole grandezza, e situata com'era nell'Oceano, dista dalla Libia diversi giorni di viaggio verso occidente. La sua terra è feconda, molto montuosa, ma vi è una grande pianura di grande bellezza. Vi scorrono fiumi navigabili che sono usati per l'irrigazione, e l'isola ha molti giardini ricchi di alberi d'ogni varietà, ed orti numerosi, attraversati da corsi d'acqua dolce; e vi sono ville private lussuose, e nei giardini sono state costruite in mezzo ai fiori case per banchetti, e lì gli abitanti trascorrono il tempo durante l'estate. La parte montagnosa dell'isola è coperta da densi boschi di grande estensione, con alberi da frutta di ogni varietà in modo tale da invitare gli uomini alla vita fra le montagne, fra gradevoli vallette e numerose fonti d'acqua. In una parola quest'isola è così ben fornita di corsi d'acqua dolce che non solo ne rende l'uso godibile da parte di coloro che passano qui la loro vita, ma contribuiscono anche alla salute, al vigore fisico. C'è anche una cacciagione eccellente, con ogni tipo di bestia o animale selvaggio; gli abitanti, essendo ben forniti per questo gioco durante le loro feste, non sono carenti in nessuna cosa di ciò che consente il lusso e la stravaganza; infatti il mare che bagna la costa dell'isola è ricco di pesce, perché la zona dell'Oceano è tale che abbonda per tutta la sua estensione di pesce di ogni varietà. Parlando in generale, il clima di quest'isola è così mite che rende possibile una produzione abbondante di frutti d'albero e di altre frutta stagionali per gran parte dell'anno, cosicché sembra che l'isola, per la sua eccezionale fertilità, sia luogo di residenza degli Dei e non degli uomini...[...]...
In antico quest'isola rimase sconosciuta per la lunga distanza, ...[...]... ma fu scoperta più tardi per la ragione seguente. I Fenici, che dall'antichità compivano viaggi a scopo commerciale, fondarono molte colonie in Libia (Africa), e non poche nelle parti occidentali dell'Europa. Poiché le loro spedizioni si dimostrarono all'altezza delle loro aspettative, ammassarono grandi ricchezze e tentarono di viaggiare oltre le Colonne d'Ercole, nel mare che gli uomini chiamano Oceano. All'inizio, sullo stretto stesso presso le Colonne, fondarono una città sulla costa europea, e poiché il territorio formava una penisola, chiamarono la città Gadeira; nella città costruirono molte opere adattandole alla natura della regione, e fra queste un costoso tempio a Ercole...[...]... I Fenici poi, mentre esploravano, per le ragioni sopra accennate, la costa al di fuori delle Colonne, navigando lungo la costa della Libia (Africa) furono condotti da forti venti a grande distanza nell'Oceano. Dopo essere stati provati dalla tempesta per molti giorni, furono portati sull'isola che abbiamo sopra menzionato, e una volta constatata la sua fertilità e natura, ne rivelarono la presenza all'umanità Di conseguenza i Tirreni, al tempo in cui erano padroni del mare, pensarono di inviarvi una colonia, ma i Cartaginesi li prevenirono...
(III, 56; III, 60; V, 19-20)

ARNOBIO AFRO, Sette Libri contro i Gentili
Siamo forse stati noi a far sì che 10.000 anni fa un immenso numero di uomini venisse da un'isola che è chiamata l'Atlantide di Nettuno, come dice Platone, e completamente rovinasse e annientasse innumerevoli tribù?
(I, 5)

ATENEO, I dipnosofisti
Platone nella sua descrizione dell'Atlantide chiama i dolciumi "metadorpia" con queste parole: [segue una citazione dal "Crizia"]...
(XVI, 640d)

TUCIDIDE, La Guerra del Peloponneso
Il mare, ritirandosi da quella che era stata fino ad allora la linea costiera e sollevandosi in una ondata gigantesca, sommerse gran parte della città di Orobia, nell'Eubea, e in parte si ritirò; in altra zona l'inondazione fu permanente, e dove prima era terra, oggi è mare. La gente che non riuscì a fuggire sui monti, perì. Proprio come ai tempi di Atlantide...

PLUTARCO, Del volto nel disco della luna
"Giace nel vasto mar l'Isola Ogigia" (come dice Omero), che dista dalla Britannia cinque giorni di navigazione verso occidente. Altre tre isole che distano altrettanto fra loro si trovano davanti a quest'isola, nella direzione del tramonto estivo del sole. In una di queste isole i barbari affermano che Crono sia stato confinato da Giove...[...]... Un grande spazio di terraferma, dal quale è circondato l'Oceano, è meno lontano dalle altre isole, ma dall'Isola di Ogigia dista circa 5000 stadi; il viaggio deve essere compiuto con navi a remi, perché il mare è lento da attraversare e fangoso a causa della moltitudine delle correnti che vi si riversano...[...]... Ora, quando, a intervalli di 30 anni, la stella di Crono...[...]... entra nel segno del Toro, dopo aver dedicato molto tempo a preparare il sacrificio e la spedizione, coloro che abitano la terraferma, dopo averle estratte a sorte, mandano delle persone attraverso il mare, con il largo numero di provviste necessarie a uomini che stanno per andare lontano per mare e devono vivere per così lungo tempo in una terra straniera. Quelli che si mettono per mare non hanno tutti la stessa sorte; ma coloro che sopravvivono al viaggio sbarcano alle isole di cui si parlava, e che sono abitate da Greci, e per trenta giorni vedono il sole sparire solo per un'ora, che chiamano notte...

CLAUDIO ELIANO, Della natura degli animali
Coloro che abitano in riva all'Oceano narrano che gli antichi re dell'Atlantide che si dicevano discendenti da Poseidone portavano intorno al capo bende fatte della pelle di "arieti marini", quali segni di autorità. Anche le regine portavano bende fatte della pelle delle di questi animali...[...]...
(15, 2)

CLAUDIO ELIANO, Storia variopinta
Teopompo racconta di un incontro fra Mida, re dei Frigi, e Sileno...[...]... Tra i molti argomenti su cui si intrattennero, vi fu questa narrazione che Sileno fece a Mida:
"L'Europa, l'Asia e l'Africa sono isole, circondate dall'Oceano. Vi è solo una terra che si possa chiamare continente, ed è la Meropide [il nome deriva evidentemente da Merope, una delle sette Atlantidi o figlie di Atlante, n.d.r.], che si trova al di fuori di questo nostro mondo (mediterraneo). La sua grandezza è enorme. Tutti gli animali vi sono di gran mole [secondo Platone anche in Atlantide vi erano elefanti n.d.r.], ed anche gli uomini sono il doppio, ed anche la durata della loro vita è doppia della nostra [dunque popoli di alta statura e molto longevi, attributi entrambi della possente stirpe semidivina di Atlantide, n.d.r.]. Vi sono grandi e numerose città, con costumi particolari, e con leggi profondamente diverse da quelle che vigono fra noi".
Sileno proseguiva dicendo che due città erano più grandi delle altre, e molto diverse l'una dall'altra: Machimos ed Eusebes:
"Gli abitanti di Eusebes vivono in pace e godono di grandi ricchezze e raccolgono i frutti della terra senza fare uso di aratro e di buoi: seminare e coltivare non costano loro fatica. Vivono sempre in buona salute, e passano il loro tempo in allegria e nei piaceri. La loro giustizia è superiore a ogni discussione: anche gli Dei perciò amano rendere loro visita [la descrizione coincide con le superiori connotazioni della avanzata civiltà atlantidea riferite nel "Timeo" e nel "Crizia", n.d.r.]. Gli abitanti di Machimos invece sono molto bellicosi, si trovano sempre in guerra e tendono a sottomettere le popolazioni confinanti, cosicché la loro città ha ora il dominio su molti popoli diversi [significativo il parallelo in Platone con l'espansione dell'imperialismo militarista verso il Mediterraneo caratteristico dell'ultima Atlantide alla vigilia della sua distruzione, n.d.r.]. Essi non sono meno di due milioni...[...]... Spesso muoiono in guerra, colpiti da pietre o da armi in legno: il ferro non vale a ferirli. Hanno oro ed argento in grande abbondanza, tanto che l'oro presso di essi ha scarso valore, cosi come da noi il ferro [il dato coincide con lo scenario platonico, dominato peraltro dalla presenza dell'oricalco, n.d.r.]. Una volta decisero di passare in queste nostre isole (Europa e Africa): attraversato l'Oceano, e con migliaia e migliaia di uomini giunsero presso gli Iperborei [una tale descrizione sottintende una spedizione finalizzata a vere e proprie operazioni militari con intenti di colonizzazione, ed è del tutto coerente con la versione platonica del contenuto tentativo di invasione del Mediterraneo ad opera degli Atlantidei e dei loro alleati locali, n.d.r.]. Ma, avendo saputo che questi erano ritenuti il popolo più felice tra noi, considerate le loro misere condizioni di vita, ritennero inutile procedere oltre...".

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