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Tutti gli articoli di CON GLI OCCHI DI IERI CON GLI OCCHI DI IERI

Circa Atlantide, non sono visionari, né fanno speculazioni astratte i credenti nel racconto di Platone. Però Platone passò e passa ancora per visionario, eppure lui che viaggiò molto in Egitto e fu iniziato ai misteri di quei tempi, doveva sapere ciò che i profani ignoravano e per doveri di casta, dunque, si servì dell’autorevole nome di Solone per raccontare un fatto storico alla posterità.
Erodoto conferma le inibizioni ingiunte agli iniziati, quando dice che "dei giuramenti solenni suggellano le sue labbra, e che egli trema di dirne una parola". Ma non solo il filosofo greco ci ha parlato di Atlantide. Altri autori dell’antichità ne hanno infatti fatta più o meno diretta menzione, e di seguito ne ricordiamo alcuni.



 
NON SOLO PLATONE

a cura della Redazione
 

LA REALTÀ DI ATLANTIDE secondo altri autori dell’antichità:

OMERO, Odissea
I. 44-54: E la dea, Atena dagli occhi azzurri, rispose: "Padre nostro, figlio di Crono, sovrano dei potenti... il mio cuore si addolora per l’ardito Odisseo, infelice!, che separato dai suoi soffre su di una isola cinta dalle acque, nell’ombelico del mare. Su quell’isola boscosa dimora una dea, figlia del tremendo Atlante, che conosce gli abissi di ogni mare, e custodisce le alte colonne separanti la terra e il cielo."

AMMIANO MARCELLINO, Storia romana
XVII, vii, 13: Ora i terremoti avvengono in quattro modi: essi sono "brasmatidae", che sollevano il suolo in modo terribile, e scagliano immense masse alla superficie, come in Asia sorse Delo, e Iera... Oppure "sono climatiae" che, con colpi obliqui, spianano città, edifici e montagne.
Oppure "chasmatiae" che improvvisamente con un moto violento, aprono grandi voragini, e così inghiottono parti della terra, come nel Mare Atlantico, sulla costa dell’Europa, fu inghiottita una grande isola...

STRABONE, Geografia
II, iii, 6: D’altra parte, Posidonio giustamente ricorda nella sua opera il fatto che talora la terra s’innalza e si assesta, e subisce cambiamenti causati da terremoti ed altri simili fenomeni, che ho del pari enumerato più sopra. E a questo proposito egli giustamente cita l’affermazione di Platone, che è possibile che la storia dell’isola di Atlantide non sia un’invenzione.
A proposito dell’Atlantide Platone narra che Solone, dopo aver interrogato i sacerdoti egizi, riferì che l’Atlantide un tempo esisteva, ma scomparve... un’isola non più piccola di un continente; e Posidonio ritiene che è meglio vedere le cose in tal modo che dire dell’Atlantide: "Il suo inventore l’ha fatta scomparire, come il Poeta fece con il muro degli achei".
E Posidonio congettura ancora che la migrazione dei cimbri e delle popolazioni loro affini dal loro paese natale avvenne in conseguenza di un’inondazione dal mare, verificatasi all’improvviso.

GAIO PLINIO SECONDO, Storia Naturale
II, xcii: Casi di terra interamente spazzata via dal mare, sono, innanzi tutto (se accettiamo la storia di Platone) l’immensa area coperta dall’Atlantico e poi, anche nel mare interno, le aree coperte nel presente, l’Acarnasia coperta dal golfo di Ambracia...

TERTULLIANO, Del mantello degli asceti
ii: Ancora oggi la forma della terra subisce mutamenti locali, quando qualche luogo è danneggiato; quando fra le sue isole Delo non esiste più, Samo è un mucchio di sabbia, e la Sibilla perciò non ha mentito; quando nell’Atlantide l’isola eguale per grandezza alla Libia o all’Asia viene cercata invano; quando il fianco d’Italia, spezzato al centro dall’urto del mare Adriatico e del Tirreno, lascia come reliquia la Sicilia...

FILONE GIUDEO, Dell’incorruttibilità del mondo
xxi: Pensate quanti distretti sulla terraferma, non solo quelli che erano presso la costa, ma anche quelli che erano nell’entroterra, sono stati inghiottiti dalle acque; e considerate quale grande proporzione di terra è divenuta mare, e su di essa ora navigano innumerevoli navi.
Chi ignora il sacro stretto della Sicilia, che anticamente univa l’isola al continente dell’Italia?
e là dove vasti mari, ai due lati, agitati da violente tempeste si incontrarono, mossi da direzioni opposte, la terra in mezzo venne travolta e si squarciò... e di conseguenza la Sicilia, che prima formava parte del continente, divenne un‘isola.
E si dice che anche molte altre città sono scomparse, inghiottite dal mare che le ha travolte; poiché parlano di tre nel Peloponneso...

Egira e le mura della bella Bura,
E i palazzi maestosi di Elica,
e molte città un tempo famose
Da relitti ed alghe sono ricoperte,

perché, essendo anticamente prospere, ora sono state travolte dal violento afflusso del mare. E l’isola di Atlante, che era più grande del l’Africa e dell’Asia, come disse Platone nel Timeo, in un giorno e una notte s’inabissò sotto il mare, in conseguenza di uno straordinario terremoto e dell’inondazione e all’improvviso scomparve, diventando mare non navigabile, ma pieno di abissi e di secche.

PLUTARCO, Vite parallele
Solone, xxxi: Il primo viaggio di Solone fu in Egitto, e là visse, come dice egli stesso, "presso la foce del Nilo, sulla bella spiaggia di Canopo", e trascorse qualche tempo studiando con Psenophis di Eliopoli, e Sonchis il Saita, il più dotto di tutti i sacerdoti, dal quale, come dice Platone, acquisita conoscenza della storia dell’Atlantide, la volse in un poema, riproponendosi di farlo conoscere ai greci... Ora Solone, avendo iniziato la grande opera, la storia o favola dell’Isola Atlantica, che aveva appreso dai saggi di Sais e aveva giudicato giusto far conoscere agli ateniesi, l’abbandonò; non già come dice Platone, per mancanza di tempo, ma a causa dell’età e scoraggiato dalla grandezza del compito... Platone, desiderando migliorare la storia dell’Isola Atlantica, come se fosse una bella tenuta di cui era erede e spettasse di buon diritto a lui, veramente formò atri maestosi, nobili sale, larghi cortili, quali mai erano stati introdotti in una storia; ma incominciandola tardi, termina la vita prima dell’opera; e il rammarico del lettore per la parte incompiuta è tanto più grande, perché la soddisfazione che trae da quanto è completo è straordinaria. Perché, come la città di Atene lasciò incompiuto solo il tempio di Zeus Olimpio, così Platone, tra tutte le sue opere eccellenti, lasciò incompiuto solo questo scritto sull’Isola Atlantica.

Ma forse il più significativo di tutti resta Lisio Proclo, che rimanda allo storico etiopico Marcello.
I passaggi conservati di Ethiopica sono stati pubblicati nell’edizione Didot Muller dei Fragmenta Historicum Graecorum (Vol. IV. p. 413).

LISIO PROCLO, Commenti sul Timeo di Platone
I: Per riprendere il discorso sulla politica, e la narrazione relativa all’Isola Atlantica, essa rivela attraverso immagini la teoria del mondo...
Là perciò, il conciso racconto di una politica anteriore alla fisiologia, ironicamente ci colloca nella fabbricazione dell’universo; ma la storia degli atlantidi fa questo simbolicamente... Riguardo l’intera narrazione sugli atlantidi, alcuni dicono che è storia vera, com’era opinione di Crantore, il primo interprete di Platone, il quale dice che Platone venne deriso da quella del suo tempo per non essere l’inventore della "Repubblica", per aver solo trascritto ciò che gli egizi avevano scritto sull’argomento; e che tanto considera quanto dicevano i derisori da riferire agli egizi questa storia sugli ateniesi e gli atlantidi, e da credere che gli ateniesi vivessero secondo questa politica. Crantore aggiunge che questo è attestato dai profeti degli egizi, i quali affermano che i particolari narrati da Platone sono scritti su colonne ancora conservate. Altri dicono che la narrazione è una favola, un racconto fittizio di ciò che non è mai esistito... E di questo, alcuni si richiamano all’analisi delle stelle fisse e dei pianeti, ritenendo gli ateniesi analoghi alle stelle fisse, ma gli atlantidi ai pianeti...
Di questa opinione è perciò l’illu stre Amelio, che con veemenza afferma che così deve essere perché è chiaramente detto nel Crizia che l’isola atlantica era divisa in sette cerchi...
Altri ancora, come Origene, riferiscono l’analisi all’opposizione di certi demoni alcuni dei quali sono più eccellenti ed altri meno... Ma altri lo riferiscono alla discordia delle anime... e questa è l’interpretazione di Numenio. Tuttavia, prima che le anime discendano nel corpi, questi teologi e Platone descrivono la guerra di alcuni contro demoni materiali che sono adatti all’occidente, poiché l’occidente, come dicono gli egizi, è il luogo dei demoni malvagi. Di questa opinione è il filosofo Porfirio...
Tuttavia, secondo me questi vengono corretti in modo eccellente dal divino Giamblico. Secondo lui, perciò, ed anche secondo il nostro precettore Siriano, questa contrarietà ed opposizione non sono introdotte con lo scopo di rifiutare la narrazione perché al contrario si riconosce che tale è il resoconto di fatti realmente accaduti. Longino dubita che fosse l’intenzione di Platone nell’inserire questa narrazione. Perché egli non l’introduce allo scopo di dare tregua agli ascoltatori, né di averne.
Ed egli scioglie il dubbio, così pensa, dicendo che viene assunto da Platone prima della fisiologia, onde allettare il lettore, e addolcire la severità di quel tipo di scritto. Ma Origene dice che la narrazione è in realtà un’invenzione, e fin qui egli concorda con Numanzio ed i suoi seguaci, ma non concorda con Longino che fosse ideata per dare piacere. Che un’isola così grande un tempo esistesse, è evidente da quanto è detto da certi storici a proposito del mare esterno.
Perché secondo loro, vi erano sette isole in quel mare, ai loro tempi, sacre a Persefone, e anche altre tre d’immensa grandezza, una delle quali era sacra a Plutone, un’altra ad Ammone, e quella di mezzo (o seconda) a Poseidone, e la sua grandezza era di mille stadi. Essi aggiungono che i suoi abitanti conservarono il ricordo dei loro antenati, o dell’isola Atlantica che là esisteva, e che era in verità prodigiosamente grande; che per molti periodi ebbe il dominio su tutte le isole del Mare Atlantico, e anch’essa era sacra a Poseidone.
Queste cose, perciò, Marcello scrisse nella sua "Storia etiopica". Se tuttavia sia così, e se tale isola esisteva un tempo, è possibile accettare ciò che di essa è detto come storia, ed anche come un’immagine di una certa natura...
E cosi, riguardo a molto di ciò che è detto della grandezza del l’Isola Atlantica, per mostrare che non è giusto non credere a ciò che fu detto da Platone, e che deve essere accettata come storia vera.

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