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n° 11 Set./Ott. 2003

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RECENSIONI
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Decine di strane sfere di pietra sono venute alla luce nell’area del Delta del Diquis, in Costa Rica. Sono enormi, levigate, perfette. E terribilmente scomode per gli studiosi, nella loro evidente dimostrazione di essere frutto di una tecnologia antichissima e sconosciuta. Un gruppo di ricercatori le ha studiate per due decenni, scoprendo che la loro disposizione non può in alcun modo essere considerata casuale. Le linee che da esse si dipartono raggiungono infatti luoghi strategici come l’Isola di Pasqua, Stonehenge, Malta, Giza e la Grande Piramide, segnando così le rotte di una grande civiltà marittima panterrestre estremamente avanzata che, più di 10 mila anni fa, venne distrutta da un cataclisma di portata globale. Atlantide? È quanto si chiedono Ivar Zapp, docente all’Università di Costa Rica, e l’antropologo Gorge Erikson nel loro volume LE STRADE DI ATLANTIDE (Piemme - Casale Monferrato, Euro 22,90). È in quell’idilliaca civiltà-madre, che sapeva estrarre e lavorare metalli preziosi, era esperta nella costruzione di imbarcazioni e canali e viveva in grandi città senza mura, che affonda le sue radici il racconto di Platone. Finalmente, le prove archeologiche ed astronomiche consentono di liberare così Atlantide dalla gabbia del mito, per collocarla agli albori della storia. Il suo centro era il Mesoamerica, e dalla diaspora seguita alla terribile distruzione sono sorte le culture che consideriamo a culla della civiltà… Il racconto di una tremenda catastrofe sopravvive nel retaggio culturale di popoli che hanno abitato le più disparate aree del globo, sumeri e assiri, hindu e maya, tolteci e greci, celti ed egizi. Si tratta di una memoria collettiva troppo forte, troppo radicata e troppo diffusa perché la si possa sbrigativamente liquidare come una favola.

Ma, sottolinea Ian Wilson nel suo I PILASTRI DI ATLANTIDE (Piemme - Casale Monferrato, Euro 18,90), solo le ultime sensazionali scoperte di biologi e geofisici hanno permesso di individuare la realtà che si cela dietro al mito di un cataclisma universale che ha lasciato traccia di sé nei racconti della creazione, nell’epopea di Gilgamesh, nel libro della Genesi. Migliaia di anni fa il Mar Nero era solo un lago, e solo nel 5600 a. C., in seguito ad un sensibile innalzamento del livello dei mari, il Mediterraneo si è riversato prepotentemente sulla terraferma, con un forza pari a 200 volte quella Cascate del Niagara. L’individuazione di reperti sul fondo del Mar Nero (resti di case e manufatti) autorizza a chiedersi se a tale catastrofe non debba collegarsi il mito di Atlantide…

Per molte civiltà del passato i moti del sole e della luna, dei pianeti e delle stelle costituivano l’elaborato linguaggio attraverso il quale si esprimevano le forze spirituali che governavano il mondo. Pur disponendo di limitati, se non addirittura inesistenti, mezzi tecnologici, quelle civiltà condussero osservazioni astronomiche dettagliate e precise, elaborando attorno ad esse complessi sistemi di credenze che denotano una profonda sintonia fra l’uomo e le forze della natura. In SCALE FINO ALLE STELLE (TEADUE su licenza Corbaccio - Milano, Euro 7,80) Anthony Aveni fa luce sui modi e gli obiettivi dell’astronomia antica (archeoastronomia) e, attraverso l’esame delle testimonianze presenti a Stonehenge, nell’area culturale Maya e in quella Incaica, ci conduce in un viaggio a dir poco affascinante.

Nella scia dei precedenti due volumi sulle reliquie cristiane editi in Italia dalle Edizioni San Paolo e da noi recensiti, Michael Hesemann ha ora pubblicato in Germania, con la Pattloch di Monaco di Baviera, la sua ultima fatica. Si tratta dell’atteso DIE ENTDECKUNG DES HEILIGEN GRALS, dedicato al Santo Graal. In quasi 400 pagine Hesemann passa in rassegna le testimonianze storiche e identifica infine il Graal nel "Santo Caliz" custodito a Valencia. Ci auguriamo che Le edizioni San Paolo pubblichino anche questo terzo volume del ricercatore tedesco. Sarebbe proprio il caso.

Come anticipato nello scorso numero, pubblicata da Fabio Ausenda (Milano, Euro 13,95) è finalmente uscita ARCHAEOVOLUNTEERS, guida mondiale al volontariato archeologico e per la conservazione del patrimonio storico. Un testo prezioso per chi vuole essere coinvolto nel mondo del volontariato archeologico internazionale e uno strumento prezioso per tutti, giovani e meno giovani…

In un misto di ebraico antico, aramaico e greco, il "Rotolo di Rame" trovato con altri fra i "Rotoli del Mar Morto", riporta, inciso nel metallo, un elenco di incredibili tesori. Per anni i ricercatori, convinti di aver decifrato qualche frase, hanno scavato in posti diversi e senza trovare nulla. Adesso il libro di Robert Feather al riguardo, L’ULTIMO MISTERO DI QUMRAN (Piemme Pocket - Casale Monferrato, Euro 9,50) propone una lettura diversa, e non pochi archeologi che gli danno ragione. I suoi risultati sono sconvolgenti: non solo il tesoro del Rotolo sarebbe in realtà quello di un tempio egizio, in parte trasferito in Palestina dal principe egiziano che oggi conosciamo con il nome di Mosè, ma gli eremiti di Qumran sarebbero gli eredi della religione monoteista fondata dal "faraone eretico" Amenofis IV (Akhenaton), una religione che fu la vera ed originaria fonte del Giudaismo, del Cristianesimo e dell’Islamismo.

Circa tre anni fa Maurice Cotterel, il ben noto autore di "Le profezie dei Maya e i superdei", ha scritto LE PROFEZIE DI TUTANKHAMON (Corbaccio - Milano, Euro 18,59), che getta nuova luce sui misteri dell’antico Egitto grazie ad una presunta "chiave" scoperta dall’autore nelle piramidi del Messico e che gli ha permesso di codificare i tesori della tomba del faraone bambino Tutankhamon svelando il senso profondo dei sacri segreti sepolti sulle rive del Nilo più di tremila anni fa. Akhenaton, il "faraone eretico", era il padre di Tutankhamon? La tomba di quest’ultimo è stata depredata? Esiste un rapporto fra il monarca maya Pacal di Palenque e Tutankhamon? In ogni caso Cotterel ha scoperto una antica sapienza occulta che rivive ancor oggi, celata nella "geometria sacra" custodita come un tesoro dalla Chiesa, dalla Massoneria e da altre società segrete.
Una conoscenza iniziatica che interessa il futuro di ciascuno di noi e grava su di esso. Ed è prendendo spunto da questo suo libro che Cotterel ha ora realizzato LA TOMBA PERDUTA (Corbaccio - Milano, Euro 16,50). Le storie degli Inca narrano di due divinità, Viracocha Pachacamac e Viracocha, "Signore del Mondo" e "Schiuma del Mare", che attraversarono la Bolivia ed il Perù compiendo miracoli ed insegnando agli uomini la suprema scienza del Sole. Per secoli gli studiosi hanno cercato di interpretare le leggende relative a queste misteriose figure dotate di poteri soprannaturali e appartenenti ad una razza sconosciuta in America e ad una cultura pre-incaica, ma le hanno relegate nell’ambito della mitologia. Adesso Cotterel, decrittando dei codici inca, sostiene che la storia dei due dei bianchi non è un mito. Le due grandi divinità solari vissero davvero nel Perù di oltre 1500 anni fa. I loro resto sarebbero conservati nelle tombe dei Signori di Copan nell’America Centrale la cui scoperta, avvenuta nel 1987, rappresenta un evento di eccezionale importanza archeologica. E tale da confermare (attraverso le affinità riscontrate con la tomba di Tutankhamon in Egitto e quella di Pacal a Palenque) l’ipotesi dell’esistenza di una razza perduta di "Superdei" venuti da altrove a diffondere fra l’umanità un sapere superiore che l’uomo moderno comincia solo ora a comprendere.

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