
TRE ANNI...
EDITORIA D'ASSALTO: I TANTI, I TROPPI, I GIUSTI
Archeomisteri n° 20 Marzo/Aprile 2005

Editoriale di Roberto Pinotti Segretario del CIRPET
Facendo seguito in un certo qual modo al nostro Editoriale dello scorso numero, abbiamo ricevuto numerose comunicazioni di lettori alquanto interdetti e financo contrariati per il fatto, nell’odierno clima di "crisi economica strisciante" e di conseguente generale difficoltà dell’intero settore dell’editoria, di trovarsi di fronte ad una apparentemente illogica "escalation" delle pubblicazioni periodiche più o meno riferibili ai nostri argomenti. Il nostro "genere", dunque "va forte" a tal punto da giustificare la nascita di nuove iniziative editoriali?
Bella domanda. È indubbio che in effetti la gente si sia con ritmo crescente appassionata alle tematiche controcorrente ed esotericheggianti di una nuova visione storico-archeologica "misteriosa", "eretica" o "spaziale" che sia (da un Gardner ad un Bauval ad un Sitchin), nella legittima necessità interiore di trovare risposte diverse e alternative a schemi culturali sempre più desueti e insostenibili, e ciò è testimoniato nel tempo dai buoni livelli di vendita dei numerosissimi titoli del settore pubblicati in Italia da vari editori, grandi o piccoli che siano, ora indirettamente stimolati anche dal successo mondiale di un romanzo quale "Il Codice da Vinci". Ma i libri sono una cosa, e le riviste un’altra.
Un libro, infatti, si può scoprire che è uscito a tre o quattro mesi di distanza dalla sua pubblicazione, e lo si può acquistare dopo altri due o tre mesi, finanze permettendo, facendosi magari un regalo. Una pubblicazione periodica (mensile, bimestrale o trimestrale che sia) è una cosa diversa, invece. Per chi è interessato essa costituisce infatti un qualcosa da seguire ed un potenziale appuntamento fisso in edicola da non mancare, una volta che la si è scoperta. Pertanto, di fronte ad una proliferazione crescente di pubblicazioni dai contenuti simili e in una situazione economica di fondo non particolarmente rosea come quella attuale, ad un maggior numero di testate corrisponde la necessità di una ineluttabile scelta fra di esse, se è vero come è vero che tutti non possono certo comprare tutto. Si dirà che però c’è posto per tutti. E fino a ieri lo abbiamo detto anche noi. Solo che quello che era ieri può anche cambiare da un mese all’altro in presenza di nuovi fatti e non andare più bene oggi.
E oggi temiamo proprio che ci sia sempre meno posto per tutti. E quando si è in troppi, è una legge di mercato, vincono sempre i migliori. E chi è "migliore"? Questo è il punto, ma la risposta può darla solo il pubblico.
Già, il pubblico. Un pubblico di appassionati che in Italia è ormai prossimo al livello di saturazione, e che proprio perché non è una mucca da mungere si pone una serie di legittimi interrogativi. Perché questa dissennata e anomala situazione, con ben otto riviste sul mercato?
Oggi è sempre più difficile fare della corretta informazione e divulgazione senza venire meno a quei criteri di serietà e correttezza che continuiamo a ritenere irrinunciabili. Noi lo sappiamo. Ma lo sa anche il pubblico. O almeno quel "nostro" pubblico ormai acculturato, consapevole e non più sprovveduto, informato sempre più puntualmente, che non guarda "Il Grande Fratello" o "L’Isola dei Famosi" e a cui non si può certo proporre chiavi di lettura fumose o superficiali oppure materiali improvvisati o riciclati. Che sa capire, soppesare e valutare più di quanto non si pensi, fra i tanti, chi sono i troppi e chi sono i giusti, "scaricando" ad esempio come ha fatto a livello di consensi la nuova e narcisisticamente agnostica versione di "Stargate" su LA7 condotta da Valerio Massimo Manfredi ed evitando per ora affrettati giudizi negativi sulla opportunità del discutibile coinvolgimento di un Cicap a Voyager. Ci vogliono esperienza. cultura, pubblicazioni e titoli, immagine, un curriculum (senza qualifiche di fantasia strombazzate su Internet) all’altezza della situazione e credere davvero in quello si fa: che va fatto non tanto per se stessi o per un mero ritorno economico, ma soprattutto per gli altri.
Venendo ai contenuti di questo ventesimo numero, si va dalla conclusione della originale interpretazione sugli eventi dell’Esodo biblico a cura di Michele Manher ad un suggestivo studio sul "Sator" di Massimo Barbetta; da un accattivante excursus storico sull’eresia dei Catari di Tommaso Peruzzi alla prima parte di una analisi di Enrico Baccarini sul Nazismo occulto; da un approfondimento di Michele Manher sul tema dei nanomateriali "alieni" introdotto nel numero scorso da Cristina Aldea ai misteri dell’uomo di Similaun di Anna Giacomini; da un affascinante approccio alla civiltà marinara di Atlantide ad un doveroso "Amarcord" su Peter Kolosimo per "Con gli occhi di ieri".
Quindi tante news e le consuete rubriche...
Buona lettura!

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