
ALLARME DELL'UNESCO
Archeomisteri n° 15 Maggio/Giugno 2004

Editoriale di Roberto Pinotti Segretario del CIRPET
Fra l’1 e il 4 Aprile abbiamo partecipato all’Università di Bergamo al Colloquium Internazionale sulla Quantavolution curato dal Prof. Alfred De Grazia con il Prof. Emilio Spedicato. Con interventi dagli USA e dall’Europa, si è trattato un convegno scientifico ad alto livello il cui filo conduttore è partito dal catastrofismo di Immanuel Velikovsky per evolvere nel concetto di quantavolution, e che doverosamente approfondiremo nel prossimo numero.
In questa sede, anche di fronte alla escalation del terrorismo internazionale e al precipitare della situazione militare in Iraq, vorremmo sottolineare l’allarme lanciato dagli alti funzionari dell’UNESCO. Infatti risulta che più del 30 per cento del patrimonio protetto da questo Ente dell’ONU in Medio Oriente sia stato irrimediabilmente danneggiato dagli eventi bellici, da atti di fanatismo religioso o di estremismo politico, da degrado e incapacità di restauro e da catastrofi naturali. In tali zone, purtroppo, i beni culturali sono e restano a rischio, alla mercé degli uomini e degli eventi.
Infatti, oltre alle operazioni militari, il problema è aggravato dalla situazione di persistente instabilità che ha innescato una corsa al reperto prezioso inteso come "bene rifugio", razziato dalla popolazione economicamente provata e alla ricerca di qualsiasi cosa per sopravvivere...
La situazione più esplosiva è evidentemente in Iraq, le cui aree archeologiche sumere, assire e babilonesi sono state spesso sfigurate dalla guerra. È da segnalare in particolare un toro alato, statua preziosissima che campeggiava a Ninive, che ha avuto il corpo mozzato in seguito alle schegge delle bombe.
Tralasciamo i saccheggi del Museo di Bagdad ad opera di sciacalli locali con la triste complicità dei soldati USA che per pochi dollari hanno consentito la razzia.
Al di là di ogni valutazione politica sulla opportunità dell’intervento della Coalizione contro Saddam Hussein, è proprio con tali episodi e per alcuni colpevoli che purtroppo un esercito di liberazione diventa inviso alla popolazione e finisce poi col venire assimilato a una banda di lanzichenecchi.
Ricordiamo che fra i reperti spariti c’era perfino la maschera d’oro di re Sargon del valore di milioni di Euro, che è stata successivamente recuperata solo in quanto irrimediabilmente fuori mercato. E ancora nulla si sa tuttora di pezzi "minori" come le "Pile di Bagdad"...
Peggiore ancora, se mai possibile, lo scenario in Afghanistan, dominato dalla emblematica distruzione effettuata a Bamyan, sulle grandi statue di Budda, dalla esaltata furia iconoclasta dei Talebani. Ma in realtà dal 1980, con l’aggressione sovietica e l’occupazione del paese da parte del corpo di invasione dell’Armata Rossa seguite dalla conseguente guerriglia antirussa, che la situazione è degenerata, con restauri interrotti, beni trafugati, siti lesi irrimediabilmente e musei semidistrutti. E non è tutto. Quando non ci si mette di mezzo la folle furia distruttrice dell’uomo, è infatti la natura che fa il resto.
E fa sul serio. A parte l’avanzata inesorabile del deserto e il conseguente degrado ambientale di siti archeologici abbandonati a loro stessi, si pensi al tragico terremoto che, facendo migliaia di morti, nell’Iran degli Ayatollah ha distrutto - praticamente cancellandola - la fortezza do Bam, spettacolare testimonianza dell’arte safavide medioevale lungo la Via della Seta. In questa cittadella rossa di fango, al centro del deserto di Dasht-e-Kavir fondata 15 secoli fa dai Sassanidi, descritta da Marco Polo e ricostruita nel Seicento, Valerio Zurlini aveva ambientato il suo indimenticabile "Il deserto dei Tartari". E ora è perduta per sempre, o almeno è più che probabile che lo sia (anche se si vocifera che il Governo musulmano dell’Iran, trattandosi di un luogo sacro, parrebbe intenzionato ad affidare all’Italia la difficile ricostruzione).
Ma non è finita. Più di recente - anche se i media hanno pressoché ignorato la notizia - in Etiopia (altro paese a rischio e al collasso dopo la guerra civile e quella con l’Eritrea) un terremoto non meno disastroso ha fatto crollare buona parte della chiesa copta di Mewa Tsadkan a Lalibela, a circa 300 km. a nord di Addis Abeba. Quest’edificio religioso, interamente scavato nella roccia vulcanica durante il XIII secolo, è una sorta di Petra cristiana.
Solo che non siamo ad Assisi, dove il recupero della Basilica di San Francesco ferita dal sisma è stato sanato. L’Etiopia è allo stremo e non ha mezzi per intervenire...
Poi, dulcis in fundo, a tutto ciò si aggiunge talvolta l’imperizia dei tanti mestieranti dell’archeologia impegnati in siti di scavo affidati da vari paesi in via di sviluppo in seguito ad accordi culturali a questa o quella università europea o americana: sovente vengono impiegati come manovalanza studenti animati da entusiasmo ma anche caratterizzati da scarsa professionalità. E il risultato è talvolta tutt’altro che positivo.
Ricordo che nel 1973, a Efeso, rimasi sorpreso dal fatto che, dopo avere scoperto un bellissimo mosaico di epoca romana, le autorità turche stavano procedendo al suo riseppellimento in tutta fretta. Chiesi il perché, e mi fu risposto che al momento non avevano bravi archeologi da impiegare e meno che mai soldi da utilizzare per un adeguato recupero del tutto. Pertanto, per non farlo deteriorare, era meglio che stesse com’era stato per 2000 anni. E in effetti tanti reperti andrebbero portati alla luce solo nelle condizioni più idonee e favorevoli...
Venendo ai contenuti specifici di questo numero, si va da un excursus sui Grimori di Enrico Baccarini ad un primo approfondimento di Michele Manher sulla Sfinge quale monumento antidiluviano; da una presentazione delle Cave di Salone di Alessandro Marcon ad una indagine a Rennes-le-Chateau di Massimo Barbetta; dalla prima parte di uno studio sull’evoluzione umana di Franco Brancatelli ad una analisi su una presunta "cultura atlantica" delle origini (indicata da T. Heyerdahl) di Christine Pellech; da una affascinante trattazione sul volo umano nell’antichità di Flavio Russo ad un esame della questione relativa ai Magi ed il "sacro Nemeton" di Andrea Romanazzi. Quindi una disamina sul caso del "miracolo eucaristico" di Lanciano di Patrizio Caini, l’immancabile "Con gli occhi di ieri" su Atlantide, una pioggia di News e le consuete rubriche. Non ci resta che rimandarVi al prossimo numero e... buona lettura!

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