
LA SCOMPARSA DI THOR HEYERDAL LEGGENDARIO NAVIGATORE DEL KON-TIKI
Archeomisteri n° 4 Luglio/Agosto 2002

Editoriale di Roberto Pinotti Segretario del CIRPET
Quando una rivista, della diffusione che ha il mensile "Focus", da spazio ad un argomento fino ad ieri considerato "ai margini" della scienza ufficiale, ciò è indubbiamente da interpretarsi come il sintomo che anche in Italia qualcosa sta cambiando, sia all’interno della comunità scientifica che sul fronte della divulgazione. Il trovare pertanto sulla copertina di quello che forse è il caso di indicare oggi come il più diffuso e popolare organo di divulgazione scientifica italiano il tema del catastrofismo quale possibile e periodica "chiave di lettura" dell’ascesa umana, e non solo, è per noi motivo di profonda soddisfazione. No, "Focus" non ci sta "copiando": si sta solo adeguando al maggiore grado di attenzione che la scienza sta dimostrando alle tematiche da noi dibattute. Non è poco.
In questo numero presentiamo altresì il bilancio, estremamente positivo, del "3° Simposio Mondiale sulle Origini Perdute della Civiltà e gli Anacronismi Storico-Archeologici" da noi organizzato a San Marino sotto l’egida dell’antica Repubblica con rappresentanti di sei Paesi. Oltre agli insigni ospiti italiani, l’intervento di Robert Bauval, Graham Hancock, Robert Schoch, John Anthony West, Javier Sierra e Thomas Ritter ha calamitato l’interesse degli appassionati, che hanno riempito da tutta Italia la sede congressuale, il pur capiente Teatro Turismo.
Passando ad altro, dobbiamo constatare che, purtroppo, a livello mediatico è praticamente passata sotto silenzio la scomparsa del nostro amico Thor Heyerdal, il leggendario navigatore ed archeologo norvegese che ha legato il suo nome alla mitica impresa del Kon-Tiki, lo zatterone utilizzato da lui e i suoi ardimentosi compagni per attraversare l’Oceano Pacifico e dimostrare un possibile collegamento fra gli abitanti del Sud America e dell’Oceania. Com’è noto Heyerdal ha successivamente replicato l’impresa nell’Oceano Atlantico con il Ra e nell’Oceano Indiano con il Tigris, legando il suo nome a varie ricerche e prospezioni archeologiche a livello globale dal Sud America all’Asia, dall’Oceania all’Europa, dalle Maldive all’Africa.
Amico di monarchi e capi di stato, scrittore si successo insignito di varie lauree honoris causa per il suo impegno scientifico, pure il conservatorismo accademico ha sempre guardato a lui con "la puzza al naso".
Da ultimo - ed è lì che abbiamo avuto il piacere di conoscerlo - la sua attività si era concentrata a Tenerife, alle Isole Canarie, dove risiedeva con la terza moglie. Laggiù egli si era interamente dedicato al Parco Archeologico di Guimar, e alla salvaguardia delle sconcertanti piramidi a gradoni ivi venute alla luce, monumenti archeologici anacronistici in rapporto alla società primitiva dei Guanci. Ma di questo ci occuperemo a tempo e luogo. Thor, comunque, era molto legato all’Italia e in Italia è morto poco meno che novantenne e onorarne la memoria è dunque giusto e doveroso.
Venendo al numero che state per leggere, esso ospita diversi argomenti quanto mai appetibili.
Si va dalle enigmatiche Statue Stele della Lunigiana con Vladimiro Bibolotti alla conclusione del discorso sul Santo Graal che P. C. aveva iniziato nel numero scorso; da una reinterpretazione della geometria "perduta" degli antichi Egizi suggerita in rapporto al misterioso bastone "Uas" e alla piramide romboidale di Snofru rispettivamente da Diego Baratono e Vasile Droj; dalla prima parte di un affascinante "excursus" sulla "civiltà ipogea" a cura di Alessandro Marcon alle ultime novità sulle antichissime città indiane sommerse nel Golfo di Cambay presentate da Enrico Baccarini; dalla "bufala" (ultradatata) su Atlantide di Paul Schliemann al problema degli "Atlanti" di Tula in Messico; oltre, naturalmente, le consuete rubriche...
Buona lettura.

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