
GRAZIE AI LETTORI VECCHI E NUOVI...
Archeomisteri n° 2 Marzo/Aprile 2002

Editoriale di Roberto Pinotti Segretario del CIRPET
Se state leggendo questo Editoriale vuol dire che dovreste conoscere già la nostra rivista e che il suo primo numero, uscito ormai due mesi fa, dovrebbe averVi in qualche modo interessato o incuriosito abbastanza, al punto da convincerVi a "non mollarci", riacquistando così Archeomisteri.
Oggi l’editoria è - parlando in termini generali - in evidente crisi. Se già prima la gente, che nel Belpaese è da sempre fisiologicamente portata a leggere poco, si rivolgeva molto meno alla stampa e ai libri per via della crescente popolarità di Internet, dopo l’11 settembre 2001, drammaticamente, l’informazione e i commenti "in diretta" TV alla CNN ovvero in tempo reale "on line" hanno fatto il resto. Il colpo finale, poi, l’ha dato l’introduzione "obtorto collo" dell’Euro con i relativi e ineluttabili aumenti striscianti del costo della vita che la gente sta sperimentando. Va da sé che non deve dunque meravigliare se molti rinunciano almeno in parte alla carta stampata per far quadrare i conti guardando nel contempo ad informazioni più immediate e a buon mercato.
I più possono tranquillamente vivere anche senza scienza e cultura, in effetti.
Fanno però eccezione, in parte, le cosiddette pubblicazioni "di nicchia" quali anche la nostra, che si propongono al pubblico con notizie altamente specialistiche che la grande informazione generalmente non approfondisce più di tanto. Quando poi il lettore intravede dietro una pubblicazione del genere non tanto un’impresa commerciale con l’evidentemente prevalente intento di vendere (commercialmente non certo illegittimo) un prodotto editoriale quanto piuttosto un "gruppo di lavoro" scientificamente orientato e divulgativamente determinato ed impegnato come è il caso del CIRPET: il "Comitato Interdisciplinare per le Ricerche Protostoriche e Tradizionali", sorto sulla scorta dell’attività congressuale scaturita con il 2000 dall’annuale "Simposio Mondiale sulle Origini Ignote della Civiltà e gli Anacronismi Storico-Archeologici" di San Marino ormai giunto alla terza edizione.
Ecco che il pubblico è necessariamente portato a sviluppare un maggiore "grado di attenzione" verso una rivista del genere, pur nelle possibili difficoltà del momento. Grazie dunque ai lettori, vecchi e nuovi, per la loro fedeltà, pazienza e fiducia.
Il successo di pubblico e la vasta eco di un film rivolto ai giovani e non solo quale la pellicola di animazione "Atlantide l'Impero perduto" della Walt Disney sta indubbiamente a sottolineare un rilevante interesse di fondo per i temi da esso evocati.
L’opinione pubblica, sempre più attenta e consapevole dell’importanza di certe scoperte che mettono in discussione ed in crisi un quadro storico e scientifico tradizionale sempre più inadeguato a darne ragione, appare oggi concretamente sensibile a porsi interrogativi sempre più legittimi: chi siamo e da dove veniamo davvero, dunque?
Ora che i misteri legati alle nostre Origini sembrano sempre più ampliarsi, la gente è evidentemente portata a guardarsi indietro, ben oltre gli schemi tradizionali. E ciò è solo un bene.
Soltanto che non è necessariamente in grado di discriminare le varie informazioni veicolate dai mezzi di informazione, e non sempre sa dunque cosa dover pensare e credere in questo approccio critico e revisionista.
In tal senso il caso di Atlantide è emblematico. Da sempre indicata come la scomparsa e avanzata Civiltà-Madre antidiluviana della mitica Età dell’Oro, la sua collocazione geografica ha sempre costituito un problema, in effetti: e non vi è stata praticamente parte del nostro pianeta che, nel corso del tempo, si è sottratta al ruolo di possibile sede del continente perduto.
Così, dopo la dotta ed esaustiva disamina dell’Ammiraglio Flavio Barbiero nel numero scorso, abbiamo pertanto ritenuto di doverci occupare dell’argomento, esprimendo quella che è la nostra posizione di studio e ricerca.
Sul piano divulgativo, peraltro, sarebbe scorretto e fuorviante non consentire l’espressione di altre opinioni. Non ci si meravigli dunque se in questo numero ospitiamo, su richiesta dell’Autore, un’analisi quale quella di un Rosario Vieni già apparsa "on line" sul n. 5 di "Episteme", che pur non condividiamo che in parte. È d’altronde proprio così che si fa una corretta divulgazione scientifica.
Questo numero del nostra rivista bimestrale, in ogni caso, è caratterizzato da una serie di contributi originali e di notevole interesse. Si va dal problema delle mappe di Piri Reis, la cui analisi di Charles Hapgood è affrontata da Michele Loda, al mistero della Lancia e dei Vasi di Longino, presentato rispettivamente da P. C. ed Enrico Baccarini; dall’enigma della perduta "Arca dell’Alleanza", illustrato da Alfredo Lissoni, a quello sulla tradizione dell’egizio "libro di Toth" dibattuta da Vittorio Di Cesare; da un’analisi delle più recenti ricerche sulle perdute città della Pentapoli biblica del Mar Morto agli interrogativi sui monumenti della piana di Giza in Egitto posti da Diego Baratono; e dalla presentazione del reperto di Topakkale in Turchia a tutta una serie di recenti scoperte: dai Caraibi all’India, dal Perù al Sinai, dal Sud Africa all’Antartide.
Buona lettura.

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